#quattrochiacchierecon / Le locandine cinematografiche di SDV – Intervista

Mirko Tommasino

Simone Del Vecchio, in arte SDV, è un illustratore italiano. Con il suo stile, reinterpreta alcuni film realizzandone una locandina, partendo da specifici fotogrammi realizza illustrazioni estremamente riconoscibili, con un’impostazione grafica comune.

Buongiorno Simone, grazie mille per averci concesso questa intervista. Iniziamo subito con le domande. Chi è SDV?

SDV è Simone Del Vecchio (un acronimo formato dalle mie iniziali ma mi è capitato che alcuni osservatori romani ci trovassero un “Esse’ Divi” in riferimento appunto ai soggetti rappresentati). Di origini partenopee, ho vissuto a Napoli fino ai 16/17 anni, successivamente mi sono trasferito in Toscana (Grosseto) dove ho frequentato il liceo artistico.

Dopo il diploma e alcuni percorsi sbagliati, ho varcato l’ingresso dell’accademia di belle arti di Roma prima intraprendendo scenografia e ora arti multimediali.

Come mai il cinema (come soggetto) e come mai l’illustrazione (come mezzo)?

Qualche anno fa gestivo (e dovrei farlo ancora) una pagina sulla quale pubblicavo solamente fan-art d’autore relative al cinema, ai games, alle serie e ai fumetti. Dopo tempo fui tentato a provare a produrre qualcosa di simile: ho cominciato con la passione più radicata (il cinema) e ho scelto in primis i cult postmoderni, sia per farmi un nome che per il loro impatto visivo che rendeva più divertente rielaborarli.

Come si struttura il processo creativo di ogni locandina?

Il processo parte con la re-visione del film (se non l’ho visto abbastanza volte), da questa re-visione scelgo le scene nelle quali i soggetti sono ben caratterizzati ma evito (quando possibile)le scene troppo conosciute. Dal frame scelto riproduco, con stile personale, il personaggio utilizzando gli acquerelli. Spesso, però, utilizzo un mix di frames per produrre un’unica immagine inesistente.

Una volta completata la fase di colorazione e rifinitura a penna, passo alla fase grafica scannerizzando i lavori in alta definizione e lavorando sulla disposizione del soggetto nel riquadro ideato ad hoc per renderli riconoscibili al pubblico.”

Come mai hai scelto di partire da materiale fotografico esistente?

Purtroppo non sono riuscito a slegarmi da uno stile “realistico” e accademico, quindi ho la necessità di appoggiarmi a un’immagine per rendere più che posso il peso espressivo del personaggio. La cosa però volta a mio favore quando il pubblico ricorda quell’espressione di quel preciso momento del film e ne apprezza la riproduzione personale. Diciamo che è al 50% un limite e al 50% una caratteristica peculiare.

Come sei arrivato alla scelta di una soluzione dall’impostazione grafica (pulita ed essenziale) comune ad ogni tuo poster?

L’idea è nata nel momento in cui ho visto come apparivano i miei lavori una volta scannerizzati: Chiari, iconici e leggeri. Nacque subito un pensiero sui soggetti/icone e il modo in cui potessero acquistare più valore in una locandina semplicemente evocativa e di riferimento togliendo qualsiasi elemento che potesse ingombrare nella fruizione della composizione.”

Quali sono i tuoi punti di riferimento nel lavoro che consiglieresti ai nostri lettori?

Seguo e mi sento ispirato da molti artisti, famosi e meno famosi: Nel panorama italiano mi piace seguire i lavori di Beppe Stasi, soprattutto per l’uso che fa degli acquerelli e delle Ecoline, e di Riccardo Mannelli per l’incarnato è la tridimensionalità aggettante . Nella sfera invece straniera riferita alla produzione “fan-art” consiglierei di dare un occhiata a Tropical Toxic a.k.a. Tomer Hanuka (Con riferimento a: “La sottile linea rossa”, “2001 odissea nello spazio” e “full metal jacket”), Ghostco a.k.a. Matthew Woodson (Con particolare attenzione a “Her” e “Drive”), Hector Trunnec dall’impeccabile tecnica d’acquerello e Rich Pellegrino che nella sua carriera ha riprodotto tantissime icone con stile personale. Ce ne sarebbero tanti altri da citare ma non voglio dilungarmi troppo.

Oltre al cinema, hai in programma altri lavori con gli stessi presupposti ma su un tema diverso?
Sì, avevo iniziato un’altra idea collezionistica intitolata “Girlz 4 me”: Con un annuncio su facebook mi sono proposto di ritrarre qualsiasi ragazza volesse far parte di questo progetto ma che fosse disposta a seguire alcune richieste di immagine per le foto. Ho prodotto due lavori di prova ben riusciti e ho ricevuto alcuni materiali validi da riprodurre solo che ho preferito esercitarmi ancora un po’ sulla tecnica e le idee, ho quindi parcheggiato questo progetto. Avevo inoltre idea di iniziare progetti di moda (sia illustrati che con vere e proprie produzioni stilistiche con le mie illustrazioni usate come moduli o decorazioni), di animazione e di illustrazione con icone di altri ambienti (Musica, TV, Cultura POP).

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