#quattrochiacchierecon / Michele Foschini, di libri, Fumetto e piacevoli errori…

Francesco Sinisi

La BAO Publishing è da tempo ormai garanzia di qualità e sinonimo di Buon Fumetto. La sua lista di ospiti illustri ad ogni edizione del Lucca Comics and Games, la più importante manifestazione nazionale sulla nona arte, fa strabuzzare gli occhi a qualunque appassionato. Alle presentazioni dei suoi libri, in particolar modo a quelle dell’autore italiano dei romanzi grafici più venduti del momento (parliamo di Zerocalcare che abbiamo potuto già intervistare), le file sono interminabili. A fare le carezze a Cliff, il bulldog francese simbolo della casa editrice milanese, ci sono oggi grandi autori, realtà storiche del fumetto italiano (basti pensare alla nuova rivista Preview con la Bonelli) e crescenti realtà emergenti (come Verticomics). Ebbene, tutto questo ha un volto e un nome: Michele Foschini, direttore editoriale e fondatore insieme a Caterina Marietti della Casa di Cliff e del Buon Fumetto, che ci ha concesso l’intervista che segue.

Ciao, e grazie per la tua disponibilità. Cominciamo da Michele: raccontaci di lui. Da dove è venuto Foschini editore? Chi era prima? 

Quanto prima? Abbiamo spazio? Scherzi a parte, ho fatto il liceo scientifico e poi Lingue straniere, ma non mi sono laureato. Ho avuto una strana esperienza di autoproduzione che si è espansa, per incoscienza, fino a prendere alcune licenze Image Comics per l’Italia. Nel contempo sceneggiavo per Disney e Mattel. Ho lavorato per un paio d’anni per Edizioni BD, periodo in cui è anche iniziata la mia carriera di traduttore letterario, e poi per ReNoir. Poi ho conosciuto Caterina Marietti e dopo un anno di fiere del fumetto in giro per il mondo ci siamo detti che forse potevamo fondare una nostra etichetta. Ma piccola, eh. Avremmo fatto cinque libri all’anno. È chiaro che abbiamo sbagliato qualcosa.

Se fossi un libro, quale saresti? Che genere? Quante pagine? Che colori? Quale rilegatura?

Sarei un’antologia di racconti edificanti e vagamente umoristici, della collana Medusa della Mondadori, più o meno degli anni Quaranta, con la cornice di un arancione squillante molto moderno per l’epoca. Avrei meno di quattrocento pagine, e sarei brossurato a filo refe. Insomma, magro, ma insospettabilmente resistente. 

Ora dicci del tuo lavoro: come è nata la BAO Publishing? Qual è stato il momento in cui tu e Caterina vi siete detti: “OK, ci siamo: siamo editori”?

Questo posso dire che è successo subito, quindi il 21 dicembre 2009. Siamo usciti dall’ufficio del notaio, in Corso Italia, e cominciava a nevicare su Milano. Sapevamo da subito che sarebbe stata una cosa seria, quindi dall’istante in cui ci siamo dati la forma di una Casa editrice, abbiamo saputo di essere editori “davvero”.

Quale pensi siano stati gli ingredienti principali di questo vostro enorme successo?

“Enorme” è una parola esagerata, anche perché lo abbiamo costruito poco alla volta, più lentamente di quanto possa sembrare da fuori. Credo che il Fumetto, come mezzo narrativo, abbia la virtù di trasmettere in modo cristallino l’onestà emotiva e intellettuale degli autori. Noi abbiamo cercato di fare lo stesso con la Casa editrice: trasmetterci in modo chiaro, onesto, e unendo grande entusiasmo e professionalità alle migliori intenzioni.

Ci sono stati errori nella tua carriera? Cose che non rifaresti, opere che non pubblicheresti, strategie che cambieresti?

A livello personale, ho commesso un numero di errori enorme. Nel lavoro, credo che sia parte della natura del mestiere dell’editore pubblicare cose che non funzionano come dovrebbero. È qualcosa che, se non compromette la salute dell’azienda, insegna molto. Quanto a BAO, quando i tempi sono stati maturi, il Fumetto si è affermato da solo, tra la gente comune che prima non lo leggeva. Noi abbiamo avuto la fortuna di essere lì al momento giusto, con gli autori giusti, e tutto ciò che abbiamo tentato prima di quel momento non è stato un errore, quanto la speranza che le cose sarebbero cambiate. 

Di quale opera tra le vostre pubblicazioni sei più orgoglioso? Dove credi di aver fatto il lavoro migliore?

Dopo sei anni, le storie di libri ben riusciti sono per fortuna molte. Parlo strettamente per me, non a nome dell’azienda, e posso dirti che sono particolarmente fiero di aver meritato la fiducia di Jeff Smith, di avere l’amicizia di Terry Moore e di aver dato la forma fisica al Porto proibito.

Ultimamente è molto “facile” essere un appassionato di fumetti, visto l’interesse diffuso. A cosa pensi sia dovuto questo successo della nona arte? Le scelte di marketing delle major statunitensi? La maturità dello strumento fumetto? La qualità delle proposte? O cosa?

Sinceramente, credo che le major statunitensi non contino quasi nulla dal punto di vista dell’aumento di attenzione per il Fumetto. Non è il fatto che si realizzino film basati sui loro personaggi a rendere i fumetti socialmente rilevanti. Anzi, mi pare che si affannino a cercare di tenersi i lettori che già hanno moltiplicando l’offerta di titoli per lo più molto simili tra loro, pur realizzando, spesso, prodotti anche pregevoli. È proprio il fatto che il Fumetto è un linguaggio e che da qualche decennio viene declinato per raccontare storie di ogni tipo a renderlo così vivo e rilevante. 

Il digitale (McCloud insegna) apre moltissime possibilità per il fumetto. Sappiamo che BAO e Verticomics sono molto amici. Molti artisti emergenti stanno nascendo e crescendo ‘vertiginosamente’ sulle piattaforme digitali. Quale futuro pensi ci sia in questo senso per la vostra casa editrice? E come vi si sta preparando la BAO?

Su questo tema c’è molta confusione. Gli esperimenti pionieristici di Scott sul web si basavano sul formato narrativo e dipendevano dalla fruizione a schermo. Ha dimostrato che un tipo di narrazione diverso è possibile, ma questo ha avuto influenza al massimo sullo stile dei webcomics. Il mercato della lettura su piattaforma digitale invece nell’ultimo anno ha subito una battuta d’arresto nella sua crescita, e questo è successo lungo tutto lo spettro dell’offerta, non solo per i fumetti. La gente vuole ancora avere in mano un oggetto stampato e rilegato. Sono convinto che la missione di un buon editore sia di rendere i propri prodotti disponibili sempre, ovunque e in ogni formato possibile, con la minore perdita di fruibilità da piattaforma a piattaforma. Non credo però che il fumetto digitale soppianterà quello stampato, per alcuni decenni ancora. Altra cosa sono gli esperimenti narrativi e i nuovi formati di offerta, e Verticomics è all’avanguardia su questo fronte. Stiamo lavorando, al momento, a un universo narrativo pensato simultaneamente per essere fruito gratuitamente su device e successivamente stampato, in una serie di volumi. Gli sceneggiatori selezionati per il progetto sono Roberto Recchioni, Luca Vanzella, Michele Monteleone e il sottoscritto, che non scrive una sceneggiatura da dieci anni esatti. Speriamo in bene. 

Da qualche tempo mi rincorre un pensiero su ciò che è successo a Parigi il 13 novembre e il ricordo della tragedia del Charlie Hebdo: avevate annunciato a Lucca la pubblicazione di tutto il report di Zerocalcare sulla sua esperienza nel Rojava di cui abbiamo avuto dei prelibati assaggi su Internazionale. Acquisterà ancora più senso pubblicato in Francia e alla luce di quelle tragedie? È cambiato qualcosa (o pensi che possa cambiare) rispetto alla diffusione di quell’opera oltralpe?

Credo che tutte le opere che portano consapevolezza su situazioni critiche di cui non si parla abbastanza siano importanti. In questi tempi bui ogni barlume di luce è utile e importante. Parlare del Rojava, della situazione in Siria e del ruolo della popolazione curda nella resistenza all’oppressione è un compito così delicato che sono contento che se ne sia incaricato un autore sensibile e intelligente come Zerocalcare. I diritti di quel libro per la Francia sono stati già venduti, quindi vedremo presto come sarà ricevuto dal pubblico d’oltralpe.

E infine la domanda che vogliamo fare a tutti i nostri ospiti, per diffondere sempre più la cultura del buon fumetto: quali sono per te le letture imprescindibili per potersi dire un lettore di fumetti, i must di cui nessuno deve fare a meno?

Non lo so. Posso dirti quali sono i fumetti che mi hanno dato e fatto conservare la voglia di fare questo lavoro, ma avrebbe senso solo per me (quanta gente, in fondo, ricorda Grimjack di John Ostrander e Tim Truman?). Quando abbiamo cominciato a fare BAO, una persona che di editoria ne sa tantissimo mi ha detto: fai solo i libri bellissimi. Credevo che fosse una valutazione personale ed empirica, invece mi ha spiegato che i libri bellissimi sono quelli che appena li finisci non puoi fare a meno di consigliare a qualcuno che ti è caro. Ecco, quelli sono i fondamentali, ma non per me. Per tutti. 

Insomma, ringraziandolo ancora, possiamo dire a Michele che siamo felici che lui e Caterina abbiano commesso quel fatidico errore? Noi siamo certi di sì! 

E allora, caro Michele, ad maiora et meliora!

P.S. Sul nostro sito potete trovare le recensioni di alcune opere edite dalla BAO Publishing di cui vi abbiamo voluto consigliare la lettura: Il porto proibito, La gigantesca barba malvagia, I kill giants, Il settimo splendore.

Tutte opere che ci hanno fatto battere il cuore!

Stay tuned.


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