#quattrochiacchierecon / Raffaele Caporaso: Bari, fumetto e passione

Francesco Sinisi

Quando, fino a poco tempo fa, si parlava di fumetto a Bari, ci si riferiva soprattutto ad un paio di nomi di fumetterie (oggi – evviva! – un po’ più di un paio). Poi, da cinque anni a questa parte non si può fare a meno di aggiungere a quei nomi quello del BGeek, la fiera di cui vi abbiamo spesso annunciato il programma e gli ospiti e raccontato la riuscita nelle scorse edizioni. Da quando mi occupo di fumetto in modo più “professionale”, ho scoperto che un nome a Bari raccoglie tutti gli altri, un’istituzione ormai del Mondofumetto nella terra del mare e del sole, del polpo, delle sgagliozze e di patate riso e cozze: sto parlando di Raffaele Caporaso. In seguito, ho avuto il piacere di associare al nome un volto, e soprattutto un cuore, perché Raffo (che ormai è un caro amico) è soprattutto un appassionato: un appassionato di fumetto, di cinema e di vita.
Ma voglio che sia lui a parlarvi di sé e a presentarvi ufficialmente il Bgeek 2016 in quanto membro dello staff organizzativo dell’evento.

 

Ciao Raffo. E grazie mille per aver accettato così volentieri questa nostra intervista a così poco tempo dal BGeek che state organizzando. Volevo cominciare parlando di te: chi sei, cosa fai per il fumetto? E che cosa fa il fumetto per te?

Ciao Francesco! E grazie a voi per questa che è la prima intervista per me, che di solito ne faccio tante! Sono emozionato e contento! Allora… Chi sono? Sono una persona normalissima, assolutamente normale; un ragazzo appassionato che vive da sempre dei suoi sogni, che sta riuscendo con il tempo e con pazienza e tante difficoltà (che fanno parte del percorso di ogni uomo) a trasformare le proprie passioni in un lavoro, tanto che ho lasciato gli studi universitari per concentrarmi unicamente sul mio percorso lavorativo. Che cosa fa il fumetto per me? Io ho cominciato come collaboratore di Comicus, che è un sito con una grandissima storia, sul quale ho iniziato a scrivere in maniera veramente amatoriale, per pura passione, ed ogni ritaglio di tempo che non era studio lo dedicavo a scrivere articoli che fossero di fumetto o di cinema. Poi ho iniziato con le recensioni: evidentemente so scrivere discretamente e questa cosa, poi, dopo un anno di questa collaborazione, mi è fruttata la chiamata dalla piattaforma Bad, in particolare da BadComics, che mi ha proposto di “diventare più grandi“, per citare gli Avengers di Hickman; mi hanno proposto questa collaborazione molto, molto appagante. A seguito di Lucca 2014, Davide Tessera e Andrea Francesco Berni di BadComics, mi hanno lanciato in un progetto che a distanza di ormai un anno e mezzo ha dato tutti i frutti e ha raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati come iniziali. Ovviamente ne abbiamo sempre di nuovi, non ci sentiamo arrivati! La piattaforma, il sito, cresce molto, ci da grandi soddisfazioni, abbiamo bei riscontri da parte dei nostri lettori, e siamo molto contenti di fare questo, nonostante sia un lavoro dove non ci sono moltissimi soldi, un lavoro che si fa per passione e per piacere! Quindi il sito è cresciuto grazie a me come grazie a tutti e continuiamo a crescere. Siamo contenti anche di vedere realtà nuove, come quella di Geek Area, crescere: rispetto molto questa vostra realtà, personalmente parlando, ma penso di poter dire a nome di tutti che crediamo che sia il modo giusto per parlare di fumetto e per parlare di cose belle e che vada seguito, portato avanti in questa maniera. Senza mai nessuna competizione becera. (Grazie, davvero, grazie! ndr) Che cosa ha fatto il fumetto per me? Il fumetto per me ha fatto tutto: ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando ho memoria, da quando ho iniziato a leggere Topolino; così come i libri di prosa: sono un grande fan del fantasy e dell’horror, ho cominciato un po’ come tutti con Piccoli Brividi, la collana di R. L. Stine (non so nemmeno se esista veramente questo scrittore! lol). Io ho sempre amato essere un po’ casalingo: amo stare in casa, che è la mia tana, quindi ho sempre letto tantissimo… ero un piccolo Leopardi, mi mancava solo la gobba! Poi è successo che nel ’96 o nel ’95, mia nonna, a cui sono molto debitore e molto legato (è scomparsa pochi mesi fa, e se sono quello che sono è molto merito suo) mi comprò un numero dell’Uomo Ragno dell’allora Marvel Italia: era appena cominciata la Saga del clone, quindi nemmeno un momento bellissimo dal punto di vista narrativo, però ovviamente, come tutti i bambini, fui catturato soprattutto dalle immagini… c’erano i disegni di John Romita Jr. fra gli altri, e mi innamorai. Cominciai a diventare un lettore famelico! Poi arrivarono i Thunderbolts, la Marvel crebbe molto… Sono partito dalla Marvel – per poi arrivare alla Dc: penso sia un cammino abbastanza comune, perché la Dc è un po’ più adulta – quindi ho cominciato a leggere tutte le proposte Marvel Italia, pure quelle qualitativamente più scarse, tanto che la mia edicola non le ordinava e doveva ordinarle apposta per me… non andavo in fumetteria, ero bambino, avevo otto anni. Da allora non mi sono più fermato. Ovviamente ora non mi accontento più del fumetto supereroistico, o supereroico che dir si voglia, che mi sta un po’ stretto, ma leggo di tutto: il fumetto fa parte della mia vita, non sarei la persona che sono senza i fumetti, come anche senza i libri, senza il cinema e ultimamente le serie tv che sono molto molto belle. Poi che altro? Sono anche editor Lion Comics, mi occupo di diverse testate, tra le quali Lanterna Verde, di cui sono molto fiero (Lanterna Verde è il mio supereroe preferito in assoluto!) e ho scritto anche per delle testate locali, per alcune delle quali scrivo tutt’ora; quella per cui scrivo attualmente si chiama BoarderLine24.com: mi occupo di cinema, sempre fumetti, serie Tv, un po’ di cultura e spettacolo in generale come si suol dire, e poi, ovviamente, organizzo BGeek e sono molto felice di far parte di questa bella famiglia.

Ed eccoci al Bari Geek Festival, che tu stai vedendo nascere in quanto parte dello staff organizzativo. Com’è nato il BGeek?

Il BGeek è nato grazie al coraggio e la capacità di guardare oltre di diversi ragazzi, fra i quali Francesco Monterisi, il presidente, l’amministratore che è Daniele Monterisi, ma di tanti altri ragazzi, alcuni dei quali magari hanno preso altre strade nel corso degli anni. Io per primo sono arrivato dopo. Il primo contatto è nato l’anno scorso quando, grazie alla presenza di Milo Manara, Zerocalcare, che è un amico, Leonardo Favia di Bao che è un amicissimo (anche lui barese, un orgoglio barese) mi ha attirato questo progetto e ho proposto subito una collaborazione con BadComics, e la cosa è andata molto bene: è stato un bellissimo evento, il primo, secondo me, grande evento fumettistico recente. Certo, Bari ha una storia passata abbastanza rilevante, però negli ultimi anni si era un pochino dissipata.

Anche il BGeek è nato molto piccolo..

Sì, il BGeek è nato come una modesta fiera, come un ritrovo diciamo, soprattutto per cosplayer ma anche per gli amanti del fumetto, per ragazzi che volevano passare una giornata o due giornate diverse; però, ovviamente, bisogna “diventare sempre più grandi” (mi piace molto citare questo mantra degli Avengers di Hickman, perché bisogna aspirare sempre a crescere molto). Io amo la mia città, sono nato e cresciuto qui, ho vissuto solo un anno lontano da qui, e mi è sembrato una vita. La città di Bari è un polo molto fertile dal punto di vista artistico, non solo nei fumetti, ma anche dal punto di vista musicale, dal punto di vista cinematografico; abbiamo menti davvero fertili che spesso non trovano i mezzi, gli strumenti e i fondi per vivere la loro arte e sono costretti o a fare lavori di ripiego per mangiare, oppure ad andarsene cercando fortuna altrove e mi sembra molto ingiusto. Ecco: il mio scopo è rendere Bari sempre più artistica col mio apporto che ovviamente è limitato alle cose che so fare, alle cose che mi piacciono. Ho la fortuna di conoscere tanta altra gente che come me, in diversi campi si sta adoperando: vedo questa città crescere, vedo questa città viva e questa città deve avere ciò che merita. E il BGeek è una delle cose che merita.

Cosa sta diventando e cosa vuole diventare il BGeek?

Vuole diventare, anzi, è già la fiera principale di Bari, che dir si voglia! Ce ne sono altre, ma non sono a livello di BGeek, e non lo saranno mai. Vuole diventare sicuramente una fiera dell’intrattenimento, non solo a fumetti, ma anche cinema, games, serie tv, più importante del nostro paese, fra le più importanti, e perché no, anche una delle più importanti fiere europee: è un sogno audace, ci vorrà tempo, ci vorranno anni, quest’anno per primi ci siamo dati un limite, vogliamo crescere progressivamente, non vogliamo fare passi più lunghi della gamba. Vogliamo che la gente ci segua e che cresca insieme a noi. Bari può diventare molto perché anche dal punto di vista logistico è situata in un posto abbastanza particolare, è bellissima, ha degli scenari unici, ed è pronta e sarà sempre più pronta ad ospitare grandi palcoscenici. Non dimentichiamoci che c’è anche il BFest che è una fiera importantissima, dalla quale prendiamo esempio.

Domanda secca: perché dobbiamo venire al BGeek?

Dovete venire al BGeek perché vi saranno proposti tre giorni di divertimento e di condivisione, di passioni reciproche, con una concentrazione, un’eccellenza e un’unicità tali che non si sono mai viste. Si può sempre fare di meglio e faremo sempre di meglio, però è importante che il pubblico ci segua, che il pubblico partecipi, che cresca insieme a noi, che condivida i nostri sogni, perché senza il supporto del pubblico, delle persone che ci sostengono (e non parlo solo di sostegno economico, anzi, quello, è inutile nasconderlo, ha la sua rilevanza, ma proprio di sostegno ideologico). Se volete che Bari diventi sempre più grande, sempre più importante, sempre più divertente, sempre più moderna e al passo coi tempi e anche sempre più internazionale, allora dovete venire al BGeek, perché ha intenzione, nei prossimi tempi, di ospitare anche ospiti di palcoscenici importanti internazionali: è vostro interesse venire, come il nostro; è reciproca la cosa: vedo uno scambio molto paritario, vedo un cuore pulsante che viene alimentato dalle arterie di ognuno dei partecipanti.

Parlaci di questa edizione: cosa non possiamo perderci?

Questa edizione ha saputo dare uno sguardo all’insieme, innanzitutto. Abbiamo cercato di non premere l’acceleratore troppo su un fronte per poi sacrificarne un altro; abbiamo cercato di dare a tutti il giusto; quindi, agli amanti dei fumetti portiamo ospiti di primo piano, come del resto l’anno scorso, quali Roberto Recchioni, curatore di Dylan Dog e co-creatore di Orfani (Emiliano Mammuccari è stato qui qualche settimana fa per un workshop con Grafite), e Lorenzo Ceccotti LRNZ, che oltre ad essere un artista davvero geniale, è un ragazzo splendido, è un mio amico e non vedo l’ora di riabbracciarlo. Questi solo per fare due nomi, ma abbiamo due case editrici molto importanti, fra le tante altre: la Bao Publishing, alla quale sono molto affezionato (ringrazio Michele Foschini, Leonardo Favia e Caterina Marietti per averci dato fiducia), e la RW Edizioni. Ma anche il cinema avrà il suo spazio, perché abbiamo la fortuna e l’onore di avere come ospite Gabriele Mainetti, il regista del film italiano più bello uscito quest’anno che è Lo chiamavano Jeeg Robot, un film geniale, bellissimo che ha avuto un grandissimo successo di critica e pubblico e non dimentichiamo che ha vinto sette David di Donatello ed è stato addirittura riproposto al cinema. Ho conosciuto Gabriele a Napoli, al Comicon: una persona fantastica, di una simpatia, di un essere alla mano incredibile; un ragazzo posato, un ragazzo educato, con una visione molto precisa di ciò che fa e di ciò che vuole fare, e questo è stato tradotto in un film molto preciso, molto chiaro, molto originale, molto bello. I games avranno il loro spazio, c’è il torneo di Pes, ci saranno case editrici di giochi da tavola come Asterion…

Questa Civil War per strada?

Questa Civil War è stata un’idea geniale e simpatica, perché, appunto, noi vogliamo che BGeek viva per le strade di Bari, non solo al Palaflorio e vogliamo che viva anche durante tutto l’anno! Questo te lo posso dire: il nostro intento è cercare di organizzare eventi di un giorno, due giorni, anche nel corso dell’anno, così che Bari viva di questo e BGeek viva con Bari di questo non solo nella tre giorni annuale.
Continuando, abbiamo un ottimo dipartimento cosplayer, dei ragazzi che si sono impegnati un sacco, e hanno portato nomi importanti, sia nazionali che internazionali.
Io non sono un cosplayer, capisco poco di questo mondo, ma ho grande rispetto, ed è giusto che anche loro abbiano il loro spazio e gli offriremo qualcosa di divertente con dei contest. Poi c’è il concerto di Immanuel Casto, che considero un pazzo genio: anche lui non è il mio genere musicale, perché ascolto soprattutto musica rock, però mi divertono un sacco le sue canzoni.

La portata del personaggio è un po’ rock…

Sì, è un po’ controverso, contro tendenza, politicamente scorretto. Lui è una persona molto garbata, diciamo che non vedo l’ora che suoni, perché voglio vedermi il suo concerto e voglio divertirmi anche io! Abbiamo cercato di dargli il giusto palcoscenico in tutti i sensi, ma anche le Stelle di Hokuto che sono un po’ dei partner di BGeek da diverso tempo, suoneranno anche loro. E poi i The Pills, e tanti altri. Ripeto: sicuramente, starò dimenticando qualcosa, anche perché non escludiamo che ci possano essere ulteriori annunci dell’ultima ora. Stiamo ancora lavorando, cercando di chiudere qualche cerchio, cercando di mettere i puntini sulle i. Ma quello che non riusciamo a chiudere quest’anno, vi sarà proposto l’anno prossimo.

Quest’anno, come hai appena detto, il BGeek ha tantissimi ospiti: puoi dirci sinceramente qual è quello a cui ti senti più legato?

Non mi piace essere politicamente corretto a tutti i costi, quindi posso dire con sincerità che sono molto felice di tutti gli ospiti che hanno scelto di dedicare il loro tempo venendo da noi, tutte persone che non hanno approfittato della loro posizione, non hanno fatto richieste assurde, ma un ospite a cui sicuramente sono molto legato è Lorenzo: siamo proprio amici, non vedo l’ora di ritrovarlo anche la sera; lui viene un giorno prima per andare a mangiare una cosa insieme, si è innamorato quando è stato qui l’ultima volta, nella città di Bari, abbiamo creato un rapporto molto bello. Ma soprattutto si è molto appassionato al nostro cibo e quindi l’unica garanzia che mi ha chiesto è che lo porti a mangiare le cose che gli piacciono! Sono contento che venga Leonardo Favia di Bao, sono contento che venga Mirko Oliveri di Verticomics, sono tutte persone belle. Ah, e Roberto Recchioni sicuramente! Ho promesso anche a lui che lo devo portare a mangiare le sgagliozze, se no si offende!! Roberto, te l’ho promesso e mangerai sgagliozze! Sono contento per Gabriele… Insomma, non vedo l’ora di averli qui, non vedo l’ora di parlare con loro, non vedo l’ora che il pubblico di Bari possa godere della loro presenza che è veramente bella.

Ora facciamo un po’ di socio-filosofia, ok? Anni fa la cultura geek o nerd, che dir si voglia, non era molto apprezzata, molti ragazzi venivano anche presi in giro se leggevano un fumetto o se vedevano un certo tipo di film; ora però le cose stanno cambiando, se non sono già cambiate: cosa ne pensi di questa svolta?

Hai detto bene: nerd is the new black! Senti, è strano… strano, perché io mi sono trovato a cavallo tra i due momenti: mi ricordo quando ero ragazzino, come dicevo, sono sempre stato un topo da biblioteca, andavo a mare con gli amici e molto spesso, mentre loro giocavano a pallone, io mi portavo almeno tre o quattro fumetti da leggere. Spesse volte sul mare, si sporcavano di sabbia e mi bruciavo la schiena perché ovviamente stavo piegato su me stesso per leggere e quindi prendevo anche il sole male, tutto rosso dietro e bianco avanti, una cosa orribile, e venivo sfottuto per questo e non avrei mai pensato che questo mondo assumesse tutta questa non so se dire “legittimità” (perché secondo me è sempre stata una cosa legittima), avesse avuto tutta la luce dei riflettori puntata sopra. Penso sia molto merito del cinema, perché comunque il fumetto sta prestando un sacco di idee al cinema, mai come oggi, e poi perché, comunque, forse la gente non si era mai resa conto, perché non ce l’aveva sotto gli occhi, di quanto queste passioni siano belle, piacevoli da condividere, quanto sia bello parlare di queste cose. Poi c’è un problema contrario, perché magari ci prendiamo troppo sul serio, e quindi bisogna sempre stare attenti a rimanere equilibrati – in generale questo vale nella vita – e capire che molto spesso si parla di tizi che volano con un martello gigante o che vengono da un pianeta distrutto che sono invincibili fino a che una scheggia di un materiale radioattivo verde non gli si va a conficcare nell’occhio: bisogna sempre stare attenti a rimanere connessi con la realtà e capire che comunque sono passioni, sono mondi di fantasia e devono far del bene, non devono diventare ragioni di vita o di morte.

Torniamo a parlare di Raffaele: di questa cultura ormai sei espertissimo, perché ovviamente è il tuo lavoro che è anche riconosciuto da più fronti. Sostanzialmente, parlando per te, è più un lavoro o una passione? Qual è il limite tra i due?

Espertissimo lo dici tu! Sinceramente, ho tanto tanto da imparare; certo, sono abbastanza giovane ancora, quindi ho questa fortuna di avere, teoricamente, a Dio piacendo come si suol dire, tempo per continuare ad imparare. Effettivamente, fra i miei coetanei non siamo in tanti… Per me sognare – Sandman è il mio fumetto preferito – è la vita! Questo poi si traduce col fatto che magari a volte vivo un pochino tra le nuvole, sono sempre stato molto sensibile, sono sempre stato molto sentimentale, ho sempre creduto in determinati ideali, nel concetto di giustizia e sono diventato molto rigido da questo punto di vista. Per me, la cosa che mi hanno insegnato i fumetti dei supereroi e i fumetti in generale è essere la persona migliore possibile, che non vuol dire non sbagliare mai, ma essere comunque in grado di imparare dagli errori e dalla sofferenza che magari si causa agli altri per non causarla a tua volta in altre persone. La passione è passione, ti ho detto prima, nessuno fa quello che facciamo se non ha la passione e diventa lavoro nel momento in cui qualcuno mi paga per farlo (e ringrazio chiunque mi sostenga economicamente); dentro di me non c’è differenza, cioè se io non ho passione non lavoro; se lavoro, lavoro male; se poi qualcuno, fortunatamente, mi paga per farlo, diventa lavoro, ma per me non c’è differenza.

Con tutta questa passione, è chiaro che magari ti emozionerai ancora nonostante le tante esperienze acquisite in questi anni: come vivi gli incontri con quegli autori che hanno segnato la tua formazione nel mondo del fumetto?

Io mi emoziono sempre, anche troppo. L’altro giorno ho rivisto il film dei Peanuts e mi sono emozionato, mi sono commosso, lo dico senza remore; mi piace commuovermi perché secondo me è il sintomo che sono ancora umano, in un mondo che va nella direzione contraria, verso la disumanizzazione del soggetto, verso la stereotipizzazione. Adesso, però, vivo gli incontri con gli autori, con chiunque mi relaziono, in maniera molto professionale. Ci sono stati tanti, tanti incontri i portanti: recentemente ho intervistato per la prima volta il mio primo mangaka che è Lynn Okamoto, perché io purtroppo non sono molto esperto di manga, soprattutto per mancanza di tempo più che per interesse; è stata un’intervista piuttosto suggestiva perché ho conosciuto una cultura della quale ero molto all’oscuro, ed è stato anche molto particolare: non parlava inglese, quindi c’era anche l’interprete. Lui è un uomo veramente incredibile, ha fatto cose magnifiche, quindi questo incontro recentemente me lo porto nel cuore; e poi, sempre andando a memoria recente, tutti hanno avuto la loro unicità, quindi sono stati tutti molto belli, non mi sono mai trovato male ad incontrare una persona. L’anno scorso, però, al BGeek ebbi la fortuna di conoscere e intervistare il maestro Milo Manara e devo ammettere che, per quanto ho sempre avuto grande freddezza, quando mi si è seduto vicino per l’intervista, ho notato che le mie mani tremavano… il peso di ciò che ha fatto, di ciò che ha dato all’arte, non al fumetto, all’arte italiana, l’ho sentito tutto in una botta! Poi ovviamente mi sono calmato, lui è stato di una cortesia incredibile, è stato un momento che mi porto nel cuore.

Cosa suggeriresti a chi vuole intraprendere questa strada, a chi si occupa di critica del fumetto, di critica del cinema?

Innanzitutto, ho molta difficoltà a ritenermi un critico, perché mi piace più definirmi un appassionato che parla delle sue emozioni, nella speranza di incontrare le emozioni di chi mi legge. Spesso ci riesco. Sì, ho studiato, ma sempre a livello amatoriale, cinema, ho studiato fumetto, tutt’ora continuo a studiare manuali, perché comunque ho degli obiettivi, anche iniziare a scrivere qualcosa di mio come sto già facendo. Non so, non ho consigli tecnici; quello che posso dire in base alla mia esperienza è che bisogna capirlo il prima possibile, non bisogna perdere tempo perché il tempo è importante: io l’ho capito relativamente tardi, avevo impostato la mia vita in tutt’altra direzione; fortunatamente sono tornato su questa strada e sono una persona molto più felice di quanto lo fossi in passato, anche se comunque è un mondo che ha anche le sue precarietà, economiche specialmente. Il consiglio è capire quello che si vuol fare perché non è facile capirlo, ma soprattutto non è facile farsi capire: io sono dovuto andare contro i miei genitori per i quali, ovviamente, è stata una tragedia quando ho detto loro che volevo fare questo nella vita, perché comunque non è un percorso che da garanzie e solidità economica. Quindi, se tu sai quello che vuoi fare, fallo! Se hai la capacità di sognare, di tradurre i tuoi sogni in arte o in qualsiasi altra cosa, fallo! Non ti fermare, non ti scoraggiare! Se sei bravo, gentile e rispettoso e hai voglia sempre di imparare, e quindi conservi umiltà, teoricamente dovrebbe andarti bene… poi ognuno ha la propria vita, ognuno sa in base alle proprie esperienze, vede quello che è e quello che sarà. Il mio consiglio è quello di continuare a sognare, sempre continuare a sognare davvero, mai fermarsi.

Il conto alla rovescia sul sito del BGeek segna ormai 6 giorni. Noi, alla fine delle nostre interviste di solito, agli artisti chiediamo uno sketch per Geek Area, a te che sei uno degli organizzatori del BGeek chiediamo una notizia bomba solo per noi.

Eh eh… non ne ho, perché non sono ufficiali! Se riusciremo a renderli ufficiali, lo faremo, ma adesso non posso, vorrei, ma non posso… non so cosa succederà. Sicuramente abbiamo… dai, questo te lo dico… per il 2017, abbiamo un sì provvisorio di Giuseppe Camuncoli. Abbiamo anche altri, ma non mi voglio sbilanciare e cercheremo di portare ospiti internazionali. E ti confesso anche una cosa: avrei tanto voluto portare un giorno Darwyn Cooke a Bari, avrei tanto voluto conoscerlo, mi ero pure sentito con lui diverso tempo fa: sono molto, molto dispiaciuto e toccato per la sua morte; è come se avessi perso un amico, perché ovviamente è sempre stato uno degli artisti di riferimento e quindi ti dico questo: mi dispiacerà sempre non poterlo portare a Bari!

 

E allora, noi non vediamo l’ora che cominci questa quinta edizione del BGeek! Un grazie sincero a tutto lo staff dell’organizzazione: a voi tutto il nostro supporto!
E a te, caro Raffo, da parte mia, un abbraccio sincero di stima e ammirazione: sappi di non essere solo sulla strada che porterà la nostra città a diventare un polo importante di questo amato Mondofumetto!


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