#quattrochiacchierecon / Roberto Recchioni: la Morte, l’universo narrativo e tutto quanto

Mirko Tommasino

Sono cresciuto leggendo John Doe, immaginando i suoi autori come individui distanti e irragiungibili. All’ARFestival di quest’anno ho avuto il piacere di realizzare un’intervista con Roberto Recchioni e fargli domande sulla sua carriera e sul suo approccio alla scrittura.

Ciao Roberto, grazie per questa intervista. All’interno del tuo universo narrativo, come si muovono i tuoi personaggi? Hanno varie incarnazioni? 

Grant Morrison dice che la continuity dell’universo narrativo è rappresentata da ogni singolo autore: i personaggi che lui scrive vivono tutti nello stesso universo. Alcuni autori lo esplicitano, altri no, però basti pensare a Stephen King come, poco a poco, abbia ricucito tutti i suoi romanzi attraverso un unico continuum narrativo, includendo anche la Torre Nera. Il mio lavoro, dopo venticinque anni di attività ha acquisito una vera struttura narrativa. Possiamo dire che la Napoli Ground Zero pubblicata sulle pagine di Skorpio è la stessa Napoli del futuro di Ringo. Che l’Albero delle Pene che unisce John Doe, Orfani e tante altre cose è come un non luogo dove tutti i personaggi possono incontrarsi. Quell’albero rappresenta nel mio universo il modo in cui nasce la creatività da un atto di sofferenza e sacrificio, rappresentando un’idea di colpa e redenzione. Si tratta di un punto di collegamento per tutti i personaggi che, alla fine, hanno in comune le stesse problematiche e tematiche. Si, esiste un Recchioni-universo, tanto metafisico quanto concreto in alcuni casi (con dei tratti di unione evidenti): Ammazzatine è nello stesso universo di John Doe e Battaglia, ci sono degli elementi concreti a collegare le storie. È un bel gioco per i lettori, che possono costruire una sorta di mappa di questo universo.

Un un numero di Orfani, Rosa si fa Morte, nel cambiamento dello sguardo e negli atti compiuti. Mi piace come affronti in modo diverso il tema della morte che si fa donna (in John Doe, in Orfani e in Dylan Dog). Mater Morbi seduce e chiama a sé, nessuno fa poesie d’amore per la malattia, mentre Morte è così forte visivamente ed empaticamente. 

Noi abbiamo un desiderio di morte, nessuno parla del desiderio di malattia. Con Mater Morbi il discorso si fa complicato, lì la malattia è una sorta di coperta, un sistema per abbandonare le responsabilità, dove un malato professionista di lungo corso inizia a trovare un ristoro nella malattia stessa, ponendolo al di fuori da molte responsabilità e complicazioni della vita. Al malato è perdonato quasi sempre tutto. In Mater Morbi ha un elemento suadente, come Morte su John Doe. Quest’ultima è rappresentata così un po’ perché l’ho scritta per tanti anni, un po’ perché nei fumetti ho dei tratti profondamente nichilisti, anche scrivendo cose allegre. Su Orfani il carattere di Rosa sta uscendo sempre più fuori: tutti i personaggi in qualche modo sono compromessi o si compromettono strada facendo. Rosa ha sicuramente un peccato enorme nel suo passato: quando durante la serie Ringo si macchia di un peccato che la rende dannata. Gli sceneggiatori devono sempre tener presenta la responsabilità morale delle azioni dei personaggi, la grande sceneggiatura americana insegna che le azioni generalmente hanno una conseguenza, che rappresenta la struttura narrativa e il corpo narrativo del personaggio.

Parli di creare personaggi che danno ai loro sceneggiatori la responsabilità di ciò che scrivono..

No, loro restano responsabili per come agiscono: se tu guardi una parabola morale americana di un film morale americano, Carlito come Tony Montana fanno una curva con un’apice, e la conseguenza di tutto il male che ha fatto durante tutto il film Scarface porta Tony a una conlcusione di morte, dove lui espia i peccati commessi. Rappresenta l’insieme di tutte le cose sbagliate che ha fatto, dei suoi errori e delle sue azioni. In nessun momento di quell’arco narrativo tu scordi che Tony Montana è una merda. Se togli questo elemento, rischi di creare personaggi negativi e ne fai un’elegia positiva, che ogni tanto scappa a produzioni italiane (che mi sono anche piaciute molto, tipo Romanzo Criminale: a metà avevo dimenticato i fattori negativi dei cattivi e tifavo per loro). Nei Soprano’s non mi sono mai scordato che Tony Soprano, nonostante sia una persona che vorrei come padre, sia la persona più brutta del mondo. Mentre su The Shield a un certo punto tifavo per Vick Mackey, eppure il lavoro di ricordare le responsabilità di quel personaggio non era così funzionale come in tante altre opere americane. Se rappresenti un terrorista ma dici al lettore/spettatore che il terrorista è il protagonista, tu lo scusi. Se ribalti il punto di vista, di colpo diventa un terrorista. Se il film fosse stato fatto dalla parte dell’impero, Luke sarebbe stato un terrorista che ha fatto saltare in aria le torri gemelle. Solo che, quando la camera da presa sta su un personaggio, noi automaticamente parteggiamo per lui. Eppure noi presentiamo Rosa all’inizio della storia che è pronta a farsi saltare per aria in strada in mezzo ai civili, evidentemente qualcosa vuol dire. A me diverte molto giocare con questa ambiguità, perché mi permette di ingannare il lettore. Quando questi si rende conto che il personaggio che sta seguendo è qualcosa di diverso, è interessante vedere le reazioni e vedere come si possa porre diversamente.

Anche perché aggiungi un grado di complessità diverso richiamando il passato, il personaggio non resta monocorde ma cresce.

Si, esatto, e porta alle giuste conseguenze.

Il tuo lavoro da docente, puoi parlarcene?

Generalemnte sono lezioni che parlano di narrativa e principalmente di come ci si dovrebbe approcciare alla scrittura, in genere. Sono pensate per farti capire se stai buttando i soldi o meno, nel senso: la base per la scrittura, per riuscire ad entrare nel settore dei fumetti del cinema e della letteratura è un’ossessione forte. Anche il più scarso scrittore che trovate in giro è ossessionato da quello che fa. Se quell’ossessione manca, non ce la si fa, è un dato di fatto. Durante le mie lezioni cerco di aiutare gli allievi a capire se hanno dentro di loro quel grado di passione ossessione ed attenzione per emergere in settori come quello del fumetto (che da da campare a cinquecento persone in italia), come un club estremamente ridotto (come cinema e musica, ad esempio). Campare della propria passione è un privilegio enorme, e per ottenerlo trovi una serie di barriere difficilissime da oltrepassare.

Intervistando Walter Venturi, egli mi ha mostrato tutta la sua emozione per la pubblicazione della sua prima storia di Tex. Ogni volta che leggo il tuo lavoro, leggo sempre una forte convinzione da parte tua, in cui difendi sempre a spada tratta ciò che fai. 

Gli autori vivi sono quelli che continuano ad esaltarsi per quello che fanno, che sentono ancora quel fuoco che brucia. Io non difendo a spada tratta i miei personaggi, le scelte o una stroia. Difendo il lavoro in sé, la volontà di fare quella cosa. È la questione di fare o non fare, non c’è tentare. Filosofia del Kendo base: quando ti trovi davanti all’impresa, devi farla con il massimo slancio ardimentoso possibile. Così se trovi Buddha o Dio sulla tua strada, la tua spada l’attraverserà. Se non hai quello slancio non andrai oltre l’ostacolo. Se non metti l’intensità totale in quello che fai, le cose non andranno dove devono andare. Non sempre ho avuto quest’intensità necessaria, e alcune cose non sono andate come dovevano. Se metti quest’intensità ed è una cosa che ti logora per la fatica, sarà fatta.

In John Doe c’è un numero in cui John fa esercizio praticando il Kendo, spiegando che ha bisogno della routine di lavoro/fatica/espiazione. Quanto conta per Roberto la dedizione abitudinaria al lavoro?

La scrittura è un muscolo che si esercita tutti i giorni, non è una grande ispirazione che piomba da Dio. Scrivere tutti i giorni, fare palestra scrivendo, sempre. Aggiornavo il blog tutti i giorni, più volte al giorno, perché è comuque scrittura. Va applicata sempre, costantemente, non si migliora se non scrivi tutti i giorni.

Quando crei partendo da un’idea, quanto è importante per te effettivamente inserire richiami ad altre opere nella tua, durante il processo creativo? 

Io non vedo così tanti richiami, spesso mi vengono attribuiti. Quelli che ho inserito erano sempre all’interno del testo: ad esempio in John Doe i personaggi parlano esplicitamente di una cosa e la citano. Parlare di Supercar è una referenza culturale. Del termine citazione si è straparlato mille volte, a volte è una differente visione del postmodernismo. L’importante è quello di cui ti sei nutrito: ho una serie di opere importanti per me di cui mi sono nutrito, ho un certo tipo di approccio, di sensibilità e cultura che vengono dal mio. Queste cose confluiscono e si vedono. Come per il disegno, ad esempio: Gigi Cavenago, ha nel suo stile echi di Sienkiewicz, Tacconi e tanti altri, lui è bravissimo, li ha assorbiti e sono parte di lui. Però non dici che lui cita, li ha fatti suoi.

Intervistando Lorenzo Ceccotti (LRNZ), gli abbiamo chiesto cosa pensa della tecnica al fine dell’atto creativo. Quant’è per tre l’ispirazione per un’opera e quanta la costruzione tecnica che c’è dietro?

Dipende. John Doe, ad esempio, nasce quasi tutto in una notte come commistione di tante sorie diverse. Altre cose invece sono progetti molto lavorati ed elaborati. Il punto è che: le storie che nascono da ispirazione e poi sono seguite da una tecnica, sono più forti da quelle che mancano di una delle due. La combinazione ideale è ispirazione è tecnica, poi puoi avere anche le altre due tipologie, niente lo esclude, e è detto che non escano storie non buone. Certe volte, però, la mancanza di tecnica può essere compensata dall’intensità. Pensa al punk: gente che non sa suonare, (l punk lo puoi fare anche tu) eppure partendo dallo stomaco diventa la natura stessa del genere musicale. Certi fumetti sono chiaramente tutti di stomaco e pochissimo di tecnica, eppure coinvolgono. Al contrario, utilizzando solo la tecnica otterrai un prodotto freddo.

Ringraziamo Roberto Recchioni per la sua disponibilità, dando appuntamento ai lettori al Lucca Comics & Games, dove potranno incontrare l’autore seguendo questa tabella orari: 

 


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