#quattrochiacchierecon / Sion e i suoi creatori: indagini a Napoli steampunk

Redazione Geek Area

Al Romics di quest’anno ho avuto il piacere di conoscere Simone Madeo, Alessandra Lucanto e Sante Mazzei, rispettivamente: sceneggiatore, disegnatrice e colorista di Sion, fumetto ambientato nella Napoli Steampunk. In occasione del crowdfundingorganizzato dagli autori per finanziare la produzione del fumetto, vi racconto la nostra chiacchierata.

Parlare con Simone mi ha fatto capire immediatamente lo spessore dell’autore. È un ragazzo consapevole dei propri mezzi e della sua cultura. Ha imparato a scrivere soggetti e sceneggiature frequentando vari corsi dedicati e, soprattutto, leggendo opere di grandi sceneggiatori (tra tutti, gli autori bonelliani). Sion nasce dalla sua penna, partendo da un soggetto e una sceneggiatura molto basilari, dove il protagonista si muove, in una Napoli Steampunk estremamente originale e credibile, seppur immaginaria. Perché Napoli? Simone mi risponde chiedendomi perché non Napoli? Quando realizzando questo fumetto, hanno cercato una città più indicativa possibile per la loro storia. Napoli ha una serie di location mozzafiato: il Vesuvio (fonte di energia geotermica all’interno della storia), il mare, le Catacombe Protocristiane (Napoli Sotterranea), i Campi Flegrei (sempre fonte di energia geotermica), la campagna napoletana e i Quartieri Spagnoli. Napoli diventa un teatro su scala cittadina, fornendo migliaia di scenari per una trama complessa.

Gli chiedo delle specifiche architettoniche riguardo alcuni luoghi in particolare, perché penso alla Napoli capitale vicereale contrapposta ai Quartieri Spagnoli. Gli autori hanno studiato molte litografie storiche per lo studio dei palazzi antichi, cercando di comprendere tecnologie che si spingessero oltre i limiti di quel tempo, realizzando opere tecnologicamente complesse (come visto storicamente nelle prime esposizioni universali). Da questo interesse per la tecnologia, nasce l’idea di coinvolgere lo Steampunk, dimostrando che non fosse una scelta a priori.

Focalizzandoci sulla tecnologia riflessa sulla vita cittadina, Simone cita Jared Diamond (autore di Armi, Acciaio e Malattie), ponendomi una domanda: perché sono stati gli spagnoli a invadere le indie e non il contrario? Perché lo sviluppo differente delle due civiltà (europea ed americana) non poteva portare nessuna soluzione alternativa. La società cambia con la tecnologia, in Sion c’è la componente Steampunk che fornisce un grado di complessità maggiore, come si riflette nella vita quotidiana? Migliorano i trasporti, la comunicazione a distanza si lega al codice morse, le armi si affinano, è possibile illuminaregli ambienti, rendendo vivibile la notte. Tramite tutti questi studi, gli autori hanno creato una società fittizia credibile.

Nel fumetto l’energia geotermica è una componente fondamentale della storia. Per generare elettricità, si utilizza il vapore per far muovere una dinamo. Questo processo sarà visibile all’interno della narrazione: nelle tavole ci sono grandi torri e trasformatori, che creano una corona attorno al perimetro del Vesuvio, appoggiandosi al dato storico dei lavori iniziati a inizio ‘800 (circa quarant’anni prima dell’inizio della storia di Sion). Durante questi lavori emergono delle strane creature dai bassifondi della città, sulle quali il protagonista sarà chiamato ad indagare.

A differenza di quanto saremmo portati a pensare, ovvero che una simile tecnologia produca un alto costo sociale, in questo universo narrativo non accade niente di simile. Simone ci tiene a specificare che quelle creature sono così per una ragione ben precisa, che, anche se portartici di grande dolore, sono ormai familiari a quella condizione. Allo stesso modo, il popolo di Napoli ha interiorizzato il progresso tecnologico facendolo diventare parte della sua quotidianità, alleggerendo la narrazione della storia dal peso descrittivo di un’ambientazione straordinaria. Come loro, vivremo la tecnologia e gli ambienti come familiari, senza creare distanza derivata dallo stupore per la novità. Avremo la sensazione di leggere una trama imponente in un’ambientazione ordinaria.

Nel mondo di Sion non esistono gli archetipi del bene e del male assoluti. L’autore mi cita come esempio The Witcher di Sapkowski, in cui vengono narrate scelte che dividono i singoli individui dalla massa, senza didascalicamente dividerli in buoni e cattivi. Immagina che sarà possibile affezionarsi ad alcuni personaggi cattivi un po’ come accade con la serie tv Gomorra, in cui ci si prova empatia per alcuni individui anche se si tratta di cattivi. Su questa falsa riga, non si avranno dei poveri buoni e dei ricchi malvagi, questa disparità sociale non si risolverà in un semplice cliché, portandoci ad approfondire anche questo aspetto durante la lettura.

Immaginando un universo narrativo così ampio, spontaneamente gli chiedo se prevede altri sviluppi della trama, oltre il fumetto. Mi fa intendere che probabilmente ha in mente qualcosa di simile a The Witcher, dove l’autore della storia ha lasciato carta bianca per fumetti e videogiochi, chiedendo di mantenere la coerenza iniziale del personaggio.

Quanta società odierna troveremo in Sion? Più che una critica sociale, troveremo una rappresentazione di diversi tipi di rapporti interpersonali influenzati dalla tecnologia, rispecchiando attraverso essi altre letture del racconto.

Alessandra Lucanto, disegnatrice, mi ha parlato invece dell’aspetto prettamente visivo del lavoro, raccontandomi il percorso che ha seguito per realizzare personaggi e ambientazioni. Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Cosenza, viene introdotta da Sante Mazzei in questo progetto. Mi racconta di come sia difficile diffondere dalle sue parti la cultura del fumetto, e quanto sia importante mettersi insieme per lavorare ad un progetto simile. È orgogliosa di far parte di questo team, di aver creato un prodotto di qualità tutto italiano, che si ispira alla storia d’italia. Questa è una delle sue prime esperienze in team, ha collaborato in passato su piccole produzioni, ma mai su un fumetto intero. Ha una cultura visiva figlia degli anni ’90 (manga e cartoni animati), ammira molto lo stile d’animazione Disney (pur non conoscendone la tecnica). Fa tesoro di quello che vede, prendendo ciò che le è più utile per quello su cui sta lavorando.

Il protagonista nasce nella prima immagine di studio mentre è seduto alla sua scrivania, al lavoro (nonostante sia diventato durante lo sviluppo della storia un personaggio prevalentemente d’azione). Quest’illustrazione sottolinea i due lati della sua personalità, il suo essere contemporaneamente Batman e Alfred. La mimica facciale di Sion è particolarmente curata, insieme alla sua gestualità, perché è muto. L’estremizzazione di questi aspetti all’interno del disegno dei cartoni animati è stata fonte d’ispirazione durante la caratterizzazione del protagonista. In buona parte del fumetto i suoi baloon saranno costituiti da suoi pensieri, mentre quelli di Ferruccio (spalla del protagonista) saranno estremamente saturi di parole, trattandosi di un aiutante particolarmente logorroico.

Data la vastità di elementi presenti nelle tavole, sono incuriosito da come ha organizzato la sintesi visiva durante le varie rappresentazioni. Il concetto cardine è mantenere la veridicità e la funzionalità della storia. Ha eliminato tutti gli elementi superflui, aprendo la strada ad uno Steampunk estremamente funzionalista, senza appesantire la rappresentazione. Questo ha portato a caricare di significato ogni singolo elemento presente nelle vignette. Unici suppellettili ammesse nella raffigurazione sono gli abiti sgargianti (che richiamano idealmente gli abiti indossati a Capitol City in Hunger Games), perché sono testimoni fisici di come si inizi a vivere la notte votandosi al dio dell’apparenza e della frivolezza. In un mondo dove regna la funzionalità come spirito guida, c’è posto anche per l’estrema frivolezza. Tanto il superfluo diventa necessità, tanto l’estremamente utile diventa ordinario, come nel caso degli spallacci rinforzati indossati da Sion: non un semplice vezzo estetico, anzi, una reale necessità di protezione contro le avversità. In parallelo al protagonista, si sviluppa il misterioso antagonista che governa segretamente Napoli, rendendo il giusto contrappeso (anche visivo) a un personaggio principale così tanto caratterizzato.

Per la costruzione dell’ambientazione architettonica, Alessandra ha cercato sul web esempi di Steampunk, facendo una scrematura. Partendo da una foto di riferimento di Napoli, unendola con lo Steampunk (ispirandosi anche a Disonorhed e The Order). C’è un’ estremizzazione dello spazio e degli oggetti, raccogliendo elementi tipici del bello e dell’estetica come concetti fondamentali, appoggiandosi alla linea dello stile Liberty come innalzamento del bello. Troveremo moderni locali con sperimentazione di musica elettronica primordiale, mezzi di comunicazione (telegrafo morse) e armi con innesti modernifacilmente riconoscibili.

Sante Mazzei invece mi ha parlato della colorazione dell’albo, di quali toni ha utilizzato, motivato da scelte ben precise. È unillustratore scientifico, un paleoartista specializzato nella raffigurazione di animali preistorici in vita, coadiuvato da paleontologi. Sion è il primo fumetto con cui si mette alla prova, nonostante questo ha le idee molto chiare sull’aspetto cromatico che vuole raggiungere. I colori fondamentali sono quelli della luce naturale lunare (quindi toni freddi), dato che molte scene saranno ambientate nella notte napoletana, e quella artificiale calda, che richiamerà visivamente i colori del Vesuvio. In particolare sarà presente il rosso, colore delle pozioni con cui lavora il protagonista e del sangue (dato che il fumetto ha sfumature horror ottocentesche). Anche le creature dei bassifondi sono cromaticamente ben caratterizzate, come lo è il villain (un personaggio di quasi due metri, visivamente molto imponente). Il suo lavoro ha comportato per forza di cose un cambiamento nel design dei personaggi rispetto al primo studio, dando un look più anatomicamente fedele rispetto allo stile disneyano, propendendo per una cura minuziosa dei dettagli. I volumi saranno stampati su carta Dolcevita (per far apprezzare al meglio le varie tonalità cromatiche) presso Fontegrafica, una delle tipografie migliori al mondo, la stessa che ha stampato Lumina ed Ernest Egg.


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