#quattrochiacchierecon / Stefano Andreucci al galoppo con Tex, tra passato, presente e futuro

Redazione Geek Area

Lo scorso sabato 1 luglio presso la libreria del fumetto Antani Comics, di Francesco Settembre, si è tenuta la presentazione del nuovo Texone scritto da Mauro Boselli e disegnato da Stefano Andreucci. Il disegnatore era inoltre presente nel negozio per dedicare e sketchare le varie copie ai clienti accorsi. Francesco ci ha gentilmente concesso l’opportunità di intervistare Stefano, artista davvero eccezionale, oltre che umile e disponibile, con cui abbiamo potuto chiacchierare dello sviluppo di questo Texone, dei progetti passati, presenti e futuri.

Salve Stefano, le do il benvenuto su Geek Area. La ringrazio molto per il tempo che ci sta dedicando prima di una presentazione. Per iniziare vorrei proprio parlare del lavoro che è venuto a supportare oggi. Lavorare su un Texone, e più in generale su uno special di questo tipo, è un grandissimo traguardo per un artista e si tratta, inoltre, anche di una prova molto complessa visti i nomi che vi sono stai coinvolti negli anni. Com’è stato lavorare a questo progetto sia a livello costruttivo che emotivo?

Beh a livello emotivo c’è ovviamente la difficoltà dovuta all’importanza del volume, il Texone è un punto d’arrivo in Italia e non solo, visto che sono stati coinvolti anche nomi internazionali. Chiaramente senti la responsabilità, però al di là di questo io e Mauro Boselli lavoriamo insieme dal ’93, quindi c’è già un certo tipo di affiatamento e tutto sommato è stato divertente, ad esclusione, forse, della parte iniziale in cui dovevamo azzeccare il volto e l’espressione che esprimesse un certo carattere del giovane Tex. Una volta messo appunto quello e deciso che volevamo farlo un po’ guascone, spavaldo e sbruffone (più sbruffone di quello che è il Tex quarantenne che conosciamo), siamo partiti e le situazioni hanno contribuito a far emergere una certa personalità. Quindi, tutto sommato, non è stato neanche difficile. È stata leggermente più ardua la partenza, ma si è trattato solo di un attimo, poi siamo andati dritti fino alla fine.

Parlando sempre del Texone, l’avventura oltre che coinvolgente è stata tremendamente appassionante. Le scelte registiche, le inquadrature, le ombre hanno all’interno una ricercatezza assoluta. Come si è mosso in tal senso per valutare quale potesse essere il taglio da dare ad una storia che doveva essere pubblicata all’interno di una collana simile?

Io ho lavorato come lavoro sempre, il mio taglio è più cinematografico che teatrale. Ho sempre amato Sergio Leone, e da questo Tex si vede in particolar modo. In realtà ho sempre adottato un certo tipo di inquadrature sia su Zagor che su Dampyr, quindi per me non c’è stato nessun cambiamento. Ovviamente qui colpisce di più perché si tratta di un western molto classico, con classiche ambientazioni ed altrettanto classici scenari per cui si nota maggiormente questo taglio cinematografico alla Sergio Leone, appunto.

Parlavamo poco fa della scelta di raffigurare un Tex molto più giovane di quello a cui si è abituati. Quali sono state le sue fonti d’ispirazione e gli studi fatti per rendere Tex uno sbruffone dal cuore d’oro e dalla mira infallibile?

Beh la fonte d’ispirazione principale è stato il giovane Gary Cooper, tuttavia si è trattato solamente di uno studio veloce del volto per poi chiudere il tutto e cominciare a disegnare. In realtà quello che ho fatto è stato semplicemente ringiovanire il volto di Tex, ho dato un taglio diverso ai capelli con un ciuffo che lo rende più giovane. La difficoltà, o meglio il rischio, poteva essere quello di farlo somigliare a Kit, suo figlio, ma siccome avevo già disegnato una storia che lo vedeva protagonista è stato anche abbastanza facile non cadere nella trappola e differenziarlo. Ho tolto un po’ di rughe al Tex che conosciamo, tutto qua.

Ha realizzato questo numero su i testi e la sceneggiatura di Mauro Boselli. La vostra collaborazione continua da moltissimi anni, avete iniziato su Zagor per poi spostarvi su Dampyr. Come si è sviluppato e modificato il vostro rapporto attraverso gli anni? Lavorare insieme per così tanto tempo è già di per se dimostrazione dell’ottima sintonia che avete maturato.

Io penso che, fondamentalmente, ci deve essere la stima reciproca. Gli scontri non sono mancati, ce ne sono stati tantissimi, come anche gli aneddoti. Anche in redazione quando parla con me si riconosce subito, però al di là di questo c’è una profonda amicizia e una stima reciproca. Per questo lui alla fine accetta anche le mie iniziative, per quello che riguarda specialmente i tagli, le inquadrature ed il modo di raccontare, ed io conosco bene il suo modo di narrare. Mauro, a sua volta, racconta in modo cinematografico e quindi nella stessa vignetta delle volte si trova più di un punto focale, in altre abbiamo due punti che si equivalgono come importanza ed io so come fare per creare la scena in modo da dare a questi due punti la relativa importanza. Riassumendo: conosco molto bene il suo modo di lavorare ed è stato, tutto sommato, semplice.

La sua carriera ha spaziato molto, passando, come dicevamo precedentemente, da Zagor a Dampyr,  senza tralasciare gli esordi con la Coniglio Editore, con lavori come “Splatter” o “Mostri”, fino ad arrivare ai progetti francesi con “Le 7 Meraviglie”. Tutti generi molto differenti ed esperienze altrettanto diverse, quali sono quelle che ricorda con più affetto e che l’hanno segnata più nel profondo?

Zagor sicuramente in quanto è stato un po’ l’inizio, sopratutto per un disegnatore “fisico” come me, nel senso che mi piace molto l’anatomia e far muovere i personaggi. Poi è un personaggio piuttosto leggero, non superficiale, ma leggero poiché richiama l’avventura classica, tarzaniana, come quelle che leggevo io da piccolo. Zagor è il personaggio che ricordo con più affetto, tuttavia anche l’esperienza con Dampyr è stata molto interessante ed importante. Ha comportato delle scelte che riguardavano più tutta una gamma di sfumature, poiché c’è il visto e non visto e tutta una serie di cose più ampie; c’è il mistero e l’orrorifico, per cui anche quello è stato piuttosto intrigante. Il lavoro con i francesi è stato un lavoro storico, ma anche in quel caso è stato scritto qualcosa proprio per me. O meglio, tra le varie opzioni c’era quella della statua di Zeus, con le olimpiadi e molta fisicità. Ho scelto quella ed è stato interessante dal punto di vista storico, c’è stata tutta una ricerca nelle architetture ed un certo tipo di luce che mi ha portato a lavorare anche insieme al colorista. Diciamo che il mio pensiero più affettuoso va a Zagor, però sono state tutte esperienze interessanti.

Molti personaggi, che si tratti di lavori italiani o internazionali, hanno subito piccole o grandi modifiche nel corso del tempo. La stessa Bonelli sta vivendo un momento di grande cambiamento, tuttavia Tex è rimasto un intoccabile baluardo, cristallizzato nel suo tempo e nelle sue meccaniche, scelta che ha fornito ancora più iconicità al personaggio, rendendolo capace di travalicare il tempo. Crede che tale meccanismo potrà durare per i prossimi settant’anni come successo fin’ora o ci sarà un momento di rottura?

Non saprei, però Tex sta cambiando in realtà, un esempio tra i tanti è il racconto “Il Passato di Carson”, sempre di Boselli, che segna un modo di narrare più attuale, più verosimile, in quanto l’importante è essere verosimili. Quello che era verosimile quaranta, cinquant’anni fa oggi non sarebbe più e non risulterebbe accettabile, segnando inevitabilmente la fine del personaggio. La grandezza di Boselli, secondo me, è stata proprio quella di conservare certi elementi caratteristici, non tradendo il personaggio e, allo stesso tempo, rinnovandolo nelle pieghe, nelle sfumature e, più che altro, nel modo di raccontare, nei tempi narrativi. Tutto sommato ad un occhio attento Tex risulta cambiato, anche se poi lui rimane lo stesso, per fortuna, altrimenti perderebbe tutti quei lettori che lo seguono da sempre. Quindi io credo che finché ci sarà un apporto di disegnatori e sceneggiatori che hanno un occhio rivolto alla modernità, con tagli sempre attuali e “moderni”, Tex potrà durare negli anni. Non so se saranno settanta ma personalmente spero anche di più.

Legandoci proprio alla precedente domanda: Tex in tutti questi anni è rimasto sempre sulla cresta dell’onda. Secondo lei quali sono stati i motivi che hanno portato un personaggio simile a scavare un posto così profondo nel cuore dei lettori, visto lo zoccolo duro di lettori che si porta dietro?

È abbastanza misteriosa la cosa. Si può analizzare in mille modi ma il successo non puoi progettarlo a tavolino. Evidentemente c’è una componente che è imprevedibile ed incalcolabile. Io credo che la sua linearità, la sua semplicità caratteriale e la sua limpidezza e trasparenza ne abbiano fatto il beniamino degli italiani. Il segreto del successo vallo a sapere!

Il mondo del fumetto, sia internazionale che italiano, sta vivendo un momento estremamente florido. Ci sono dei prodotti che segue con interesse?

Paradossalmente non sono mai stato un lettore seriale, a parte da giovanissimo, quando leggevo Zagor, l’Uomo Mascherato ed altri personaggi perché li compravano i miei fratelli. Di solito vado in libreria, in fumetteria o in edicola, sfoglio, guardo e magari scelgo di leggere oppure no. Oppure ci sono autori che seguo, sia disegnatori che sceneggiatori, quindi quando vedo qualcosa pubblicato da loro lo compro. Non sono un lettore seriale, sono un lettore un po’ casuale.

Domanda ardua ed anche molto scorretta. Se dovesse rivedere tutte le sue influenze artistiche e scegliere un solo nome da fare, quale sarebbe?

A me piacciono molto gli argentini, però il disegnatore che amo di più attualmente (veramente sin dagli inizi) è Giovanni Ticci, il disegnatore di Tex, perché lo ritengo attuale, straordinario e credo che nel suo disegno e nel suo segno ci siano un po’ tutti i segni ma migliorati ed esaltati all’ennesima potenza. Giovanni Ticci è un autore che ancora mi emoziona, però devo dire che sono tanti in realtà. Un nome su tutti è il suo ma sono molti, in particolar modo gli argentini che amo tantissimo da quando avevo venti, trent’anni.

Ultima domanda, riguardante i progetti futuri. Ha in mente di lavorare ad un progetto personale o al momento il focus è su Tex?

Ho delle cose, ho dei progetti, tra l’altro al momento non sto lavorando su Tex ma su una serie ancora top secret sempre per la Bonelli. Sarà una cosa totalmente nuova, molto interessante e se ne parlerà molto, in futuro sarà chiaro perché. Tuttavia ho anche dei progetti personali, in Francia mi hanno dato carta bianca, quindi di lavoro in lavoro faccio le mie scelte.

La ringrazio molto, sia da parte mia che da quella di tutti i lettori di Geek Area, per la sua gentilezza e disponibilità. È stato un vero piacere. 

Grazie a voi, un saluto!

Ringraziamo nuovamente Stefano Andreucci per la gentilezza e la disponibilità avute ed Antani Comics per la possibilità di realizzare quest’intervista. 


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