#quattrochiacchierecon / Stefano Simeone: di ikea e pubblicità occulta. E di Diciottovoltevirgolatre.

Francesco Sinisi

Abbiamo letto e recensito Diciottovoltevirgolatre, nuovo lavoro di Stefano Simeone targato Bao Publishing. Cosa ce ne è parso, potete scoprirlo qui. Di seguito, invece, potrete apprezzare la simpatica intervista all’autore, un giovane talento italiano della nona arte, ormai al suo terzo romanzo grafico: dalle sue parole (oltre che dai suoi consigliatissimi lavori) comprenderete meglio la sua ultima opera, ma anche quanto sia  una persona umile e simpatica, con enormi doti artistiche e umane. Per noi è stato un vero piacere ed un onore fare queste quattro chiacchiere con lui. Enjoy!

 

Ciao, Stefano! Finalmente su Geek Area! Grazie mille!

Ciao, ragazzi! E grazie a voi!

Cominciamo subito. Diciottovoltevirgolatre è la storia di Francesca: è anche un po’ la storia di Stefano, o è tutta finzione letteraria? In alcuni passaggi la resa è così precisa che sembra quasi tu stia facendo un po’ di autobiografia (secondo me Simone ti somiglia): è una giusta impressione?

Di certo, in Simone c’è qualcosa di me; la stessa cosa vale anche per Francesca, Martina, Giacomo. Rifuggo l’autobiografismo come la morte, non ho mai raccontato storie mie, ma sono convinto che in tutte le opere di fiction, anche le più strampalate, la vita dell’autore entri giocoforza nella narrazione. Anche nell’ipotetica storia di un GSPCS (guerriero sassone catapultato in un futuro post-apocalittico e trasformato in un cyborg simpaticone) avrei inserito certamente qualcosa di molto personale. È più il modo di raccontare, il ritmo di battute dei personaggi, secondo me, ad essere “autobiografico”, che non quello che racconti. Uno dei più bei complimenti che ho ricevuto da Michele Foschini, durante la lavorazione del libro, è stato quando mi ha chiesto in quale luogo fosse realmente avvenuta la disavventura con la Ryanair raccontata nel libro. Non c’è mai stata, semplicemente. A quel punto ho capito che quella sequenza funzionava, era percepita come “reale”.

Anche se la protagonista è una ragazza, sei riuscito a raccontare con molta profondità alcune esperienze tipiche del mondo femminile (vedi la maternità): come ci sei riuscito? Ha qualche merito Nicoletta (Nicoletta è la compagna di Stefano e la persona a cui ha dedicato il libro in oggetto, ndr)?

Nicoletta ha tutti i meriti del mondo, e sicuramente anche questo. Ho studiato molto per capire Francesca, la protagonista di Diciottovoltevirgolatre: ho parlato, incontrato, ascoltato, in misura minore anche su internet, in particolare sui forum (che mi hanno aiutato tantissimo e ho dimenticato di mettere nei ringraziamenti).
Per entrare nella psicologia femminile, nel remoto caso che io ci sia riuscito, sono partito col distacco più assoluto: ho usato, in pratica, la stessa “tecnica” di documentazione che avrei usato se avessi dovuto descrivere il GSPCS di cui sopra. Non ho cercato di emozionare con stereotipi, ma solo di capire e di far funzionare le cose.

Raccontaci come ti è venuta in mente l’idea esilarante di usare i nomi dei prodotti Ikea per dare voce ad una lingua sconosciuta.

Quello è perché sono un simpaticone. E anche perché spesso e volentieri vengo controvoglia trascinato all’Ikea da UNA CERTA PERSONA che deve fortissimamente comprare delle tende nuove, perché le millemila che ha già sono brutte, mi hanno stufato, ho voglia di cambiare eddaiessùcimettiamounattimo, e finisce che si rientra a casa con due librerie quadrate troppo carine e un tavolo pieghevole che ci risolve il soggiorno, e però non c’è spazio per montarlo, e le tende non le abbiamo prese.

Ho notato che non chiami mai i prodotti più “commerciali” con i loro nomi originali; così nelle tue vignette la Tre diventa Quattro, un Nokia un Mokia, un frigo Smaug diviene Smog, e compaiono il Dentate Total, L’Autogrill e così via. Lo fai per non essere tacciato di pubblicità occulta o è un tuo particolare vezzo artistico nella cura dei particolari?

Quindi mi confermi che si scrive Nokia con la enne? Ops.

Qual è stata la parte più difficile della lavorazione di quest’opera?

I dialoghi, sicuramente, come farli sembrare naturali oppure finti, in base alle situazioni.
Come gestire una voce narrante che sparisce per tantissime pagine.
La decisione di usare un disegno estremamente istintivo.
Trovare modi per interessarmi a raccontare ogni sequenza, perché tutto quello che viene dopo l’ideazione di una storia, altrimenti, sarebbe sofferenza senza fine.

Quando si scrive un’opera così corposa, con tante storie in una, quanto ci si affeziona ai tanti personaggi ai quali tu, narratore onnisciente, parli pure?

Mi affeziono tantissimo ai miei personaggi, li coccolo, cerco di capirli, ma sono anche spietato oltre ogni dire. (Buahahahahah, risata satanica a sfumare). Riesco a valutare obiettivamente un personaggio solo parecchio tempo dopo, ovvero quando rileggo, su carta, quello che ho fatto. Questo, per una regola non scritta autoimposta, avviene anni dopo, perché quando esce un mio libro nuovo rileggo quello precedente. Solo così ho un distacco vero e riesco a leggere una storia, valutare le cose che funzionano e gli errori

Ci sono in questo romanzo dei momenti di forte ilarità: il terzamediese, l’esperienza universale della modalità fionda-sputo del flauto alle medie, la canzone d’amore di Nicola, tutte le sottosezioni alla scoperta del cervello di Francesca, mi hanno lasciato gambe all’aria. C’è una carica comica che negli altri tuoi lavori era molto più sottile. Perché?

Non lo so. Pensa che credevo fosse il mio libro meno divertente. Credo di averlo fatto per vari motivi, innanzitutto perché se il lettore sorride puoi raccontargli anche le cose più terribili senza essere stucchevole, ma anche perché quando ricordo un particolare evento mi vengono in mente le stranezze, gli aneddoti, le battute e le cose che mi facevano stare bene in quel momento, come se le condensassi in un tempo che è di mille volte inferiore a quello reale.

La tua tecnica narrativa è assolutamente innovativa e personale, ma avrai sicuramente i tuoi riferimenti tecnici e artistici: quali ti sei dato per quest’opera? A chi ti ispiri?

Mi ritrovo molto nel modo di raccontare proprio del realismo magico. Non so il motivo esatto, ma mi trovo sempre a cercare l’epicità illusoria di quel movimento letterario, nel modo di costruire le scene e nella successione che devono avere.

Com’è nata la storia di Francesca nella tua testa? Sapevi già come sarebbe andata a finire mentre scrivevi o è stata una storia in divenire?

Volevo fare una storia la cui trama fosse riassumibile in una frase breve e incisiva. Avevo ovviamente in mente delle tematiche da trattare, un percorso che avrei voluto approfondire, altrimenti non avrei fatto un altro libro. Non è stata un’opera in divenire (Semplice, il mio primo libro, lo era) ma ho scritto tutta la trama, in un racconto di circa trenta pagine. Quindi sì, conoscevo la fine, ho cambiato in corso d’opera il modo di arrivarci, che poi è la cosa più interessante da fare, per quanto mi riguarda.

Il disegno e i colori delle tue opere sono da sempre molto particolari, quasi appena abbozzati, essenziali; in Diciottovoltevirgolatre si sono fatti ancora più sintetici: come sei arrivato a questo risultato? Come hai lavorato sull’apparato grafico di questa tua ultima opera?

Credo sia più difficile usare un colore solo che usarne dieci, e lo stesso discorso vale per le linee. Tutta la mia ricerca si riduce a quello: usare le linee per descrivere un personaggio, ma anche il movimento che fa. Quando sono fortunato riesco anche a incidere sulla composizione di una vignetta.
Diciottovoltevirgolatre, sotto questo punto di vista, è stato difficilissimo. Ho scelto, per tantissime pagine della parte iniziale, di ignorare il bel disegno, di usare una sintesi graffiata e più descrittiva. Poi, con lo scorrere del tempo, è diventata più morbida e rarefatta.
Ho disegnato delle matite abbastanza dettagliate, mentre alcune volte ho inchiostrato direttamente sul foglio bianco, per ottenere un risultato particolare.
Dopo innumerevoli prove, ho inchiostrato e colorato una tavola in mezz’ora, e lì mi sono finalmente sbloccato e ho capito come ragionare. Con questo non voglio dire che le tavole sono fatte in mezz’ora, magari ne fossi capace, ma farlo una volta mi ha aiutato tantissimo.
Con i colori, lo stesso ragionamento. Padroneggio abbastanza bene la colorazione canonica, ho tolto elementi inutili per arrivare all’essenziale.
Tutto questo perché volevo che questo particolare libro si leggesse con un ritmo abbastanza veloce; spero di esserci riuscito.

Stai già lavorando alla tua prossima opera? Hai già in mente qualcosa? Cosa dobbiamo aspettarci?

Ho già scritto e disegnato circa quaranta pagine del prossimo libro. Con Diciottovoltevirgolatre ho chiuso una ideale trilogia, ora sento il bisogno di esplorare altre strade narrative. Quello che posso dirti del nuovo libro è che non vedrà la luce per almeno due anni, è un lavoro graficamente più impegnativo ed è storico-fantascientifico.

Ultima domanda di rito, che facciamo a tutti gli autori che abbiamo l’onore di intervistare: dicci dei titoli per te imperdibili che ogni amante di fumetto dovrebbe aver letto.

I classici li conoscono già tutti; posso dirti quello che ho letto ultimamente che secondo me va assolutamente letto: Anubi di Taddei e Angelini, L’almanacco de I fumetti della gleba del Dottor Pira, e I giorni della merla di Manuele Fior.

 

Ancora grazie mille a Stefano per la disponibilità e l’affabilità. Ed un abbraccio speciale a Nicoletta: stai facendo un ottimo lavoro col ragazzo, cara! Se questi sono i risultati, compra tendine nuove quando vuoi: noi siamo con te! 

P.S. Anche Stefano Simeone ha voluto dare il suo contributo per #ArtistsForGeekArea! Eccovi una cover “speciale” di Diciottovoltevirgolatre per l’occasione! Grazie, Ste’!


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