#quattrochiacchierecon / Valerio Schiti, dalla galassia con furore!

Daniel Spanò

A volte, nel nostro lavoro ci ritroviamo a discutere su cosa pubblicare, ma soprattutto a quali protagonisti del Fumettomondo rivolgere le nostre attenzioni, chi intervistare. Molto spesso commentiamo una proposta d’intervista con un “Figurati se avrà tempo” e molto spesso desistiamo. Questa volta però non lo abbiamo fatto, chiedendo ad un maestro del fumetto nostrano, anche lui “emigrato” oltre oceano, di rispondere ad alcune nostre domande. Il risultato? un’intervista da non perdere!

 

Ciao Valerio, intanto vogliamo ringraziarti per il tempo che ci stai concedendo, conosciamo tutti i ristrettissimi tempi di consegna del mercato americano. 

Cominciamo: Chi è il Valerio Schiti disegnatore? Ma sopratutto, chi è il Valerio Schiti  appassionato di fumetti?

Ovviamente, e per fortuna, il Valerio Schiti appassionato di fumetti ed il disegnatore sono la stessa persona. E non potrebbe essere altrimenti: non può esistere un vero disegnatore che non sia anche un appassionato! Nel mio caso si tratta anche di un appassionato onnivoro, entusiasta ed anche leggermente compulsivo negli acquisti.

Naturalmente sono riuscito a diventare un disegnatore professionista dopo molti anni trascorsi da semplice appassionato, dopo centinaia di fumetti letti, collezionati, letti di nuovo, una laurea in architettura, un corso di fumetto, molte matite e fogli consumati, alcuni gradi di vista persi ed un breve ma intenso periodo di gavetta come assistente di altri disegnatori.

Sappiamo tutti che ad oggi sei uno dei disegnatori italiani che lavora per gli States, come ti sei avvicinato al mercato Americano?

Come è vero che sono un lettore quasi onnivoro, è anche vero che ho sempre preferito il fumetto americano e quello supereroistico in particolare. Anche se ho iniziato a disegnare copiando i disegni dei cartoni animati da bambino, negli anni la mia tecnica ed i miei gusti si sono orientati verso lo stile americano.

Dopo il corso di fumetto, alla fiera di Lucca, ho avuto modo di mostrare le mie tavole a C.B. Cebulski, editor della Marvel che all’epoca era il loro talent scout. I miei lavori, per quanto siano risultati interessanti,  non erano ancora maturi quindi mi ha chiesto di spedire delle tavole di prova, ed abbiamo continuato a tenerci in contatto, anche mentre nel frattempo facevo l’assistente per altri disegnatori. Ci sono voluti un paio di anni perchè la Marvel mi offrisse il mio primo lavoro seriale, Journey Into Mystery, anche se ero già riuscito ad esordire una anno e mezzo prima negli USA con la IDW publishing, su testate come Dungeons & Dragons, Teenage Mutant Ninja Turtles e Battle Beasts.

Molti artisti italiani lavorano per le majors statunitensi: è una fuga di cervelli o la ricerca di un particolare stile oltreoceano ?

La mia in realtà è stata una scelta, non una fuga di cervelli: volevo lavorare nel mercato statunitense. Non so come sia andata agli altri disegnatori, ma nel mio caso si è trattato piuttosto di una “fuga d’amore”.

Come reputi la condizione del fumetto italiano oggi?

Non sono un esperto di mercato, ma con gli occhi del lettore posso dire che il fumetto italiano mi sembra in buona salute ed in evoluzione. Negli ultimi anni sono emersi molti talenti, nell’ambito del fumetto seriale  come anche tra le graphic novel o sul web. Nel frattempo stanno cambiando le storie ed i personaggi mentre gli editori crescono e si diversificano. Questo è sicuramente un bene per noi autori ma soprattutto corrisponde ad un entusiasmante, e spero continuo, aumento dell’offerta per i lettori.

Quale personaggio ti piacerebbe disegnare? Quale invece ti diverte di più disegnare?

Un tempo avrei detto Spider Man ma oggi non mi sento più molto adatto, quindi a sorpresa direi che mi piacerebbe molto poter lavorare ad un eventuale rilancio dei Fantastici 4.

Il più divertente invece non può essere che Rocket Raccoon, c’era da chiederlo?

C’è qualche grande saga a cui avresti dato un finale diverso?

Lo ammetto, mea culpa: non ho mai digerito “One more day”. E temo di non essere l’unico.

Hai in programma qualche progetto personale per il prossimo futuro?

Al momento faccio parte di un collettivo di disegnatori, il Kaiju Club, e non mi dispiacerebbe far evolvere le storie che ho realizzato insieme a loro. Ci sarebbe anche un vecchio progetto che avevo messo in cantiere con un mio amico sceneggiatore, una storia che amavo molto e che mi piace pensare di aver solo accantonato e non abbandonato. Insomma si, un domani vorrei portare avanti anche qualche bel progetto personale!

Hai qualche scoop per noi? su cosa stai lavorando in questo momento?

Di scoop purtroppo non ne posso dare, neanche volendo, altrimenti verrei ucciso da un sicario della Marvel.

Sono ancora sui Guardiani della Galassia e l’unica notizia potrebbe essere che per mia grande fortuna, e con molto piacere, proseguirò a disegnarli ancora per un bel po’, a quanto pare.

Quali sono, se li hai, i tuoi disegnatori di riferimento?

Sono talmente tanti che non me li ricordo tutti, ne amo a dozzine e col tempo cambiano a seconda delle storie che disegno o anche semplicemente in base al mio umore. Per adesso direi Stuart Immonen, Olivier Coipel, James Harren, Katsuhiro Otomo, Hiroaki Samura, Corrado Mastrantuono e  Bengal. Ma domani potrei rispondere diversamente.

Facci dei nomi: Chi sono secondo te i giovani da tenere d’occhio?

Domanda facile, perchè molti sono miei amici e quindi mi fa piacere segnalarvi Emanuel Simeoni, Paolo Villanelli ed i ragazzi del Baby Ruth Studio, al netto di Sara Pichelli che ovviamente conoscete già.

Quali sono le tue letture preferite? Consigliale ai lettori di Geek Area

Anche qui i miei gusti sono vari e mutevoli quindi faccio prima a dirvi le ultime passioni. Sto recuperando con colpevole ritardo il bellissimo “Pluto” di Naoki Urasawa ed il divertente “Invincible” di Kirkman e Ottley. Ho finito da poco e consiglio di leggere l’ultima run di Mignola, Arcudi e Harren su “BPRD”, “Starlight” di Millar e Parlov e “Dimentica il mio nome” di Zerocalcare. Nel mio cuore hanno sempre un posto speciale “Nextwave” di Ellis e Immonen, “Volunteer” di Sevestre e Springer e “L’uomo ragno: il bambino dentro” di J.M.De Matteis e Sal Buscema.

Anche stavolta però, se me lo chiedessi di nuovo domani, risponderei di sicuro con dei titoli diversi.

 

Noi ovviamente ringraziamo il disponibilissimo Valerio Schiti per il tempo che ci ha dedicato, in attesa del sui contributo per #ArtistsForGeekArea 🙂 lo salutiamo


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