#quattrochiacchierecon / ZeroCalcare: Rebibbia – Kobane andata e ritorno

Daniel Spanò

Sono molti gli interpreti del mondofumetto che ad oggi desidero intervistare. Uno di questi, da quando ho letto il suo primo libro, è ZeroCalcare, al secolo Michele Rech.

Grazie alla disponibilità di Michele e di tutta la BAO Publishing, durante l’ultimo Napoli Comicon sono riuscito a strappargli un po’ di domande riguardo il suo ultimo lavoro Kobane Calling, tutto questo mentre rigorosamente sfornava dediche per i fan.

Ciao Zero, ovviamente grazie per il tuo tempo, cominciamo subito con le domande: In questo tuo ultimo lavoro si è notata subito l’assenza del tuo compagno di viaggio, l’armadillo.

Come mai hai deciso di non farti accompagnare da lui e hai scelto di  portare con te il mammut?

Allora, ho scelto il mammut perché avevo bisogno di un personaggio che simboleggiasse l’attaccamento al mio quartiere, perché mi serviva per rimarcare la distanza dal posto da cui provengo al posto dove stavo andando.

A dirla tutta non ho pensato che l’armadillo non ci dovesse essere, non l’ho fatto consapevolmente, ho deciso di introdurre il mammut per il motivo che ti dicevo prima. Poi, dell’assenza dell’armadillo me ne sono accorto a libro uscito quando la gente me l’ha fatto notare

Come cambia il tuo approccio alla narrazione quando parli di argomenti così importanti, così crudi?

In realtà non credo di cambiare approccio narrativo, nel senso: io credo di aver imparato un linguaggio, un linguaggio fatto dal parlare in prima persona delle cose, usare delle citazioni diciamo di “patrimonio comune” in modo da rendere tutto accessibile a tutti.

Questo linguaggio, quindi, penso di poterlo usare un po’ per raccontare qualsiasi cosa: da una cosa buffa sui Plumcake alla guerra in Siria.

Quanto c’è di ZeroCalcare e quando c’è di Michele Rech in questo fumetto?

In realtà io non ho mai fatto questa distinzione, nel senso che ho raccontato sempre nella maniera più sincera possibile le cose che decidevo di raccontare, senza molta mediazione e costruzioni artistiche, quindi in verità c’è sempre quello che c’è sempre stato: un impegno di onestà intellettuale nei confronti di chi legge sia da parte di Michele Rech che da parte di ZeroCalcare.

Quanto è stata importante per te la colonna sonora in questo viaggio?

Molto, ma non tanto necessariamente per il viaggio. È stata importante perché è la mia formazione umana. Sono finito lì, all’interno di quel viaggio, nei collettivi, nei centri sociali grazie sopratutto al Punk.

Hai avuto paura durante quei viaggi?

Sinceramente, in entrambi i viaggi ho avuto molta paura prima di partire. Tra “mi madre che me parlava appresso”, i filmati della gente decapitata… poi una volta lì in verità no.

Lì ci vivono bambini, i vecchi giocano a carte ecc… quindi sono loro che muovono l’asticella della tranquillità. Quindi tu non puoi fare il matto e avere paura se intorno a te ci sono bambini che giocano sereni. Loro ti tranquillizzano molto da questo punto di vista.

A queste domande ne è seguita una mia personale che però non sto qui a riportare, in quanto potrebbe definirsi “Off Topic”.

Come ho già ripetuto tantissime volte, il mondofumetto è fatto di persone fantastiche, che nonostante i loro mille impegni riescono sempre a trovare un momento per scambiare due chiacchiere con te.

Come ho detto prima, Michele durante questa intervista stava realizzando sketch e dediche per tutti i fan che da ore erano in fila ad aspettarlo. Nonostante questo, ha trovato il tempo di rispondere alle domande di un altro fan, curioso di saperne di più sul suo lavoro.

Avrei voluto fare altre mille domande, ma il tempo era davvero poco.

Vi ricordiamo che potete acquistare Kobane Calling in tutte le librerie e sul sito della BAO Publishing


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