#Coconino / Il rapporto di Brodeck: la recensione

Flavia Bazzano

Nel bianco abbagliante di una pagina vuota, ecco una piccola immagine, come le incisioni che aprivano i capitoli dei vecchi libri illustrati. Un cavallo bendato, un uomo che lo tiene per le redini, uno pronto all’abbattimento; il sottotitolo rende tutto più chiaro: il colpo di maglio. Come per l’esile giumenta del sogno di Raskol’nikov (protagonista di Delitto e Castigo) è un furia inesorabile che si abbatte sull’animale e, per noi, è un infausto presagio. Come un maglio, la storia si è abbattuta sulle Alpi.

L’Anderer è morto in circostanze misteriose. Sta a Brodeck, umile annotatore dello stato delle foreste, scagionare i propri compaesani con un rapporto sull’accaduto. Le sue pagine libereranno dal male le coscienze sporche e, forse, lo salveranno dalle rappresaglie. Nella solitudine dei boschi, nelle sue montagne, in una casa piena di silenzi, Brodeck scrive per gli altri, certo, ma scrive anche un secondo rapporto per sé stesso; un documento che è anche un diario, la porta per il kazerskwir, il cratere. Il rapporto di Brodeck.

Manu Larcenet, dopo Lo scontro quotidiano, il monumentale Blast e Storia di un corpo, rende omaggio all’opera dello scrittore e regista Philippe Claudel con un adattamento in due volumi: “L’altro” e “L’indicibile”, uscito a marzo.

Nel nostro paese si è discusso animatamente riguardo alla valenza del fumetto, della sua collocazione tra le arti, ma soprattutto di una sua compenetrazione con la letteratura. Il rapporto di Brodeck rappresenta il compimento di questa fusione, nella sua forma più alta. Si può affermare senza paura che quella che ci ha regalato Larcenet è un’opera di grandissimo pregio, che scavalca i confini di genere senza incorrere nella edulcoratezza nella quale incappano tanti adattamenti. L’autore si è dimostrato capace di conservare la propria identità e di amplificare la forza della narrazione originale con potenza e maestria.

Nonostante la materia strizzi l’occhio a un certo tipo di realismo letterario, il tratto di Larcenet e la scelta del bianco e nero enfatizzano col grottesco la meschinità e la violenza di certi personaggi fino ad arrivare a rappresentazioni mostruose della ferocia degli uomini. La montagna diventa un serraglio, un’esibizione delle brutture di animi barricati nel proprio piccolo equilibrio di paese, uno status quo da conservare a ogni costo. In questo teatro degli orrori Brodeck, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è un narratore anonimo. Nella precarietà di un futuro al di là del paesino corrotto, l’uomo riversa nelle pagine del suo diario il passato e il presente, l’orrore della prigionia in un lager come il ritorno in un paese che non lo accoglie. Un elemento essenziale per comprendere l’intimità del personaggio è l’universo femminile incarnato, come in un quadro di Klimt, da sua figlia Poupchette, da sua moglie Emélia e da Fédorine, la donna che lo ha cresciuto. Come a sottolineare la sua separazione dagli uomini del paese, egli ritrova la serenità solo con le tre creature che adesso sente il bisogno disperato di proteggere. Insieme alle sue donne,Brodeck è un emarginato e questa sua posizione è la condanna da espiare scrivendo, ma è anche l’occasione per vedere le cose da una prospettiva distaccata, di poter riesumare il marcio seppellito dall’apparente calma della montagna. Sotto la cenere, ribolle la brace.

Titolo: Il rapporto di Brodeck – Vol. 1
Autore: Manu Larcenet
Collana: Coconino Classic
Numero pagine: 160, bianco e nero, formato 29 x 21,5 (orizzontale)
Prezzo: 22 euro
ISBN: 9788876181214

Titolo: Il rapporto di Brodeck – Vol. 2
Autore: Manu Larcenet
Collana: Coconino Classic
Numero pagine: 168, bianco e nero, formato 29 x 21,5 (orizzontale)
Prezzo: 22 euro
ISBN: 8876183329


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