#recensioni / Il settimo splendore: dentro le emozioni

Francesco Sinisi

Mi capita spesso di rileggere più volte un passaggio particolare di un romanzo, grafico o meno, un po’ perché distratto, un po’ perché desideroso di riassaporarne la bellezza. Con “Il settimo splendore” pure.

Anzi, ad essere sincero, mi è successo di rileggerlo tutto due volte: la prima volta, preso dalla trama, dal giallo (definizione da prendere con le pinze), ho mangiato le pagine tutte d’un fiato, tutto intento a scoprire i segreti del viaggio e della storia di Modì, il protagonista dell’opera alla ricerca delle ragioni della prematura scomparsa della mamma suicida e del senso della sua vita. Insomma, si trattava di un barese (e io sono di Bari!) che ha un rapporto speciale con la città di Parigi (ah…il mio viaggio di nozze! La città di tutti i miei sogni d’infanzia, dei miei poeti preferiti, dei pittori migliori, del Moulin Rouge e di Toulouse-Lautrec!!)… Non ho potuto resistere!

E così, pagina dopo pagina ho letteralmente corso tra le linee leggere e aperte dei disegni di Ennio Bufi, nelle sue numerose vignette indefinite; per le strade di una città meravigliosa, ho seguito le peripezie della ricerca, cercato le risposte.

Poi però ho avuto bisogno di una seconda lettura: sentivo di aver perso qualcosa, di aver tralasciato tasselli importanti di una storia nascosta, minuta, pensata nei particolari dalla mente creativa dello sceneggiatore Leonardo Favia, editor di una casa editrice coi contro crismi,probabilmente abituato a pensare il fumetto nei dettagli, a leggerlo (e quindi crearlo) anche negli spazi bianchi tra le vignette. E così ho riscoperto “Il settimo splendore” come un’opera raffinata, ragionata, da leggere con attenzione, persino nelle pagine mancanti del diario che Modì legge di sua madre.

E il viaggio è stato davvero entusiasmante, vissuto alla luce delle emozioni e delle relazioni che il ragazzo intreccia, all’ombra dei colori espressivissimi del colorista Walter Baiamonte, sotto le ombre delle foglie dei viali alberati della Ville Lumière che ho riconosciuto, nell’azzurro dei ricordi, nei biglietti, nei pensieri, nei gialli e gli aranci caldi degli abbracci di questa bella storia di ricerca.

Sommando le due volte, insomma, posso dirvi con sincerità che la lettura di questo romanzo grafico mi ha divertito in alcuni punti, emozionato sempre, sorpreso nel finale, definitivamente coinvolto. Tra le viuzze di Mont Martre e i bistrot del Quartiere Latino, come tra i grandi boulevards.

Se non l’avete fatto, recuperatelo: “Il settimo splendore”, di Favia, Bufi e Baiamonte, edito dalla Bao Publishing nella collana “Le città viste dall’alto” è piacevolissimo.


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