#BaoPublishing / Royal City Vol. 1 – La recensione

Carlo Vitali Rosati

Molti sceneggiatori e critici, parlando di come i personaggi evolvono in una storia, a un certo punto usano la parola ghost, fantasma, per riferirsi all’evento passato che tormenta l’eroe e gli impedisce di cambiare per il meglio. Il ghost può essere un trauma, un crimine, un rimpianto, ma nel caso di Royal City, di Jeff Lemire, sono veri e propri fantasmi. Tranne che non sono davvero fantasmi. La storia è complicata ed è meglio affrontarla con ordine.

Royal City è un dramma familiare che vede le vicende di tre fratelli molto diversi alle prese con l’infarto del padre, mentre sullo sfondo si consuma il lento declino di una città di provincia e delle sue industrie.

Se sembra una storia depressiva è perché lo è. L’autore unisce l’ineluttabilità del decadimento a una visione amara del passato, concentrata su errori e rimpianti. Il risultato è un’atmosfera decisamente tragica che non scade nel melodramma, soprattutto grazie a una trama verosimile e ricca di conflitti.

Patrick Pike è uno scrittore che non scrive nulla da tre anni e il cui matrimonio con un’attrice di Hollywood è in crisi. Sua sorella Tara è disprezzata dalla comunità per il suo progetto di rilanciare l’economia locale con investimenti nel turismo che faranno chiudere la vecchia fabbrica di Royal City in cui lavora il marito. Suo fratello Richie è un ubriacone spiantato dimenticato dal resto della famiglia. A complicare la situazione c’è il difficile rapporto con la madre, Patti, ossessionata dall’idea di avere una famiglia perfetta.

Ognuno di questi personaggi è ossessionato da un fantasma particolare, nel senso inteso dagli sceneggiatori: un evento, una persona o un errore del passato che continua a tormentarli e impedisce loro di andare avanti e superare le sfide della vita. Come in alcune opere dei fratelli Rincione, questi rimpianti sono talmente pesanti da assumere una forma fisica. Ma in questa storia, i ghost dei diversi personaggi di Royal City sono uniti da un legame misterioso (tranquilli: niente spoiler!)

I personaggi sono umani, pieni di difetti odiosi, ma alla fine di tutto gradevoli. Jeff Lemire riesce a creare personalità credibili e attive che si muovono in una rete di rapporti complessa. I cinque capitoli che riempiono questo primo volume vedono parecchi colpi di scena e rivelazioni, molti di più di quanti me ne sarei aspettato in un dramma tragico e introspettivo.

I disegni, realizzati dallo stesso sceneggiatore, sono gradevoli e danno sostegno ai personaggi sottolineando le emozioni e dando spessore alle frequenti scene mute. Molto piacevoli anche gli sfondi, che dipingono una città un tempo prospera e ora cadente, e le sequenze psichedeliche “sognate” dal padre in coma.

L’unico neo dell’opera è legato proprio ai vari ghost. Senza fare spoiler, diciamo che nel primo capitolo, quando l’intera questione viene introdotta, l’autore utilizza uno stratagemma a mio avviso inutilmente complesso e confusionario. Per fortuna, dal secondo capitolo, la trama procede molto più spedita e interessante.

Il primo volume di Royal City è un buon fumetto che ci promette un’opera drammatica, realistica, ma allo stesso tempo avvincente. Esplora alcuni temi tipici delle graphic novel indipendenti con una sensibilità matura e un apparato grafico notevole e ci consegna dei personaggi tragici, ma estremamente gradevoli, per cui è facile provare empatia. Speriamo che il resto dell’opera sia all’altezza di questo inizio.


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