#RW Lion / Sandman deluxe 2: Casa di bambola

Nascondendosi dietro personaggi DC ben più navigati, delineando storie violente e pieni di elementi riferiti alla continuty DC, Gaiman, nel primo ciclo del suo capolavoro Sandman, fa risplendere poco la sua maestria di narratore.
Ma è normale. Una nuova serie, nata con personaggi totalmente inediti e molto ‘atipici’, aveva bisogno di farsi notare, prima di esplodere. Tutto calcolato.
Nel numero 8, con l’arrivo di Death (sorella di Morfeo), già ciò che sarebbe stato si lasciava intravedere.
Poi, numero 9, esplosione. Rivoluzione senza mezzi termini.

Gaiman ci presenta una storia autoconclusiva, ambientata in un antico regno africaneggiante. La logica che muove i personaggi, gli animali parlanti, la ritualità del loro parlare, è quella tipica della leggenda e della fiaba.
La storia è una storia d’amore. Quella fra la potente regina Nada e il signore dei sogni. Una storia le cui conseguenze scateneranno importanti eventi anche dopo millenni.
Ciò che Gaiman ci presenta è un prodotto completamente nuovo, che riesce a entrare con apparente semplicità nei meccanismi della fiaba.
Qualcosa che in pochissimi sono riusciti a fare (senza cadere nel fantasy o in inprobabili versioni horror-erotiche) nel mondo del fumetto. Anzi, mi vengono solo due nomi in mente: Toppi (soprattutto col suo ‘Sharaz-de’, comunque al di fuori del fumetto americano) e Mignola (col suo meraviglioso ‘Hellboy‘).
Dopo lo shock di una storia del genere, subito dopo una saga così convenzionale, Gaiman non dà tregua al lettore, gettandogli addosso una miriade di personaggi completamente nuovi, collegati (vagamente) con alcune vicende del primo ciclo.
Rose Walker, Gilbert (che poi non è una persona ma un luogo), Lytha Hall, il corinzio, Brut e Glob, il piccolo Jed, il corvo Matthew, Desiderio e Disperazione, compaiono all’improvviso, accecando i lettori con le loro meravigliose psicologie, così umane e così patologiche, di personaggi che sembra di poter toccare.
L’incipit di questo Casa di Bambola (Gaiman ci tiene a specificare che no, non è un riferimento al “Casa di Bambola” di Ibsen), anzi, gli incipit, sono principalmente due, uno sul piano metafisico del mondo del sogno, uno sul piano fisico: nel primo, Sogno (o Morfeo, o Oneiros, o Dream, o come lo si voglia chiamare), dopo aver ricostruito il suo regno, deve ritrovare alcuni incubi fuggiti dalle terre del sogno: I grotteschi (ma terribili) Brut e Glob e il mostruoso Corinzio (probabilmente il personaggio più terrificante di tutta la serie), insieme a cui è fuggito anche un luogo cosciente, Il paradiso dei marinai.
A queste urgenze se ne aggiunge velocemente un’altra: un vortice di sogno, una corrente devastante che, se non bloccata in tempo, potrebbe distruggere tutto il regno dei sogni, si sta velocemente formando nell’animo di una sognatrice.
Sul piano terrestre, invece, Rose Walker viene chiamata dall’America in Inghilterra, insieme a sua madre, per conoscere sua nonna, quella Unity Kindaid che altri non è se non una delle vittime della malattia del sonno che viene raccontata nel primissimo numero della serie. Tornata in America, Rose è ancora più intenzionata a ritrovare il suo fratellino Kid, scomparso da tempo.
Da questo ampio incipit la storia si dipana in situazioni grottesche e terribili, fra novità e riscoperta di personaggi DC di serie B, come Furia (Lyta Hall-figlia, nella silver age, di Wonder Woman e Steve Trevor) e un dimenticabilissimo ‘Sandman’ (di cui ‘ruba’ il mantello l’ex Silver Scarab, figlio di Hawkman e Hawkgirl) degli anni ’60, a cui si affiancavano (e si affiancano tuttora) i due simpatici mostriciattoli Brut e Glob.
Gaiman, come Alan Moore o Frank Miller , fu uno di quelli che distrussero il mondo fumettistico americano, imponendo una visione più oscura e legata al reale del fumetto.
C’è chi ha ucciso Capitan Marvel, c’è chi ha tolto le orecchie da gatto a Batman e reso la ex di Daredevil un’eroinomane.
Gaiman ha un’approccio diverso. Per far rientrare il suo Sandman nella continuity DC, prende ‘in prestito’ alcuni suoi personaggi dal seguito particolarmente nullo, e li rende persona umane e plausibili, che sembra abbiano dimenticato anche loro di essere supereroi (perchè di tutine attillate in Sandman non se ne vedono) e di essere personaggi dei fumetti.
Lyta Hall, specialmente (personaggio fra i più importanti di Sandman) non è più Furia. Ma per Gaiman è come se non lo fosse mai stata. Lei è solo una donna, oppressa da situazioni oltre le sue possibilità, che devastano e occupano la sua vita. In pratica, sappiamo chi fosse Lyta prima di Sandman SOLO perchè conosciamo il suo nome, e per nessun altra ragione (solo in Le Eumenidi la Hall farà un brevissimo accenno al suo passato da supereroina, ridendoci sopra). Per chi (come me, del resto) non conosceva il personaggio prima si Sandman, è solo una donna disperata.
E, vi assicuro, alla fine di tutti i 75 numeri di Sandman si potrebbe finire anche senza il minimo sospetto che quello che abbiamo conosciuto non fosse un personaggio inedito.
Ho preso Lyta come esempio, ma è un discorso che va fatto in maniera molto simili per tutti i “non inediti” nella serie.
Del tutto inedito, invece, è il Corinzio.
Rappresentazione delle paure più ancestrali dell’uomo
, è un’entità con bocche al posto degli occhi, che uccide con sadismo da peggior serial killer, e usa gli occhi delle vittime per rubargli i loro ultimi attimi di coscienza.
Il confronto fra Rose e il corinzio avviene in un improbabile Cereal convention (che più o meno si legge Serial convention) in un hotel, in cui alcuni fra i più efferrati serial killer si incontrano di nascosto per scambiarsi consigli e (mal)sane esperienze di vita.
C’è di tutto: pedofili, necrofili, insospettabili uomini di mezza età. Tutti con una grandissima ammirazione verso il più terribile di tutti loro: il corinzio.
In un solo, lungo albo, sembra Gaiman provi ad analizzare tutte le più terribili malignità dell’animo umano, e la loro radice in quel simbolo del male che è il Corinzio.
C’è anche spazio per un’orripilante versione pre-Grimm (che sia vera o no poco c’importa) di Cappuccetto Rosso, con cui Gilbert prova a tranquillizare Rose dopo un brutto quarto d’ora. Inutile dire che una storia del genere non tranquillizzerebbe proprio nessuno.
A speculare dietro gli avvenimenti che rischiano di distruggere il regno dei sogni, frattanto, ci sono Desiderio e Disperazione.
La/lo prima/o è un Eterno (nel senso che fa parte degli Eterni) androgino, sempre pronto ad accendere desideri talmente forti da portare alla distruzione e alla morte. La sua sfida verso il fratello Sogno è lunga e subdola, fatta di pericolosi scherzi con conseguenze spesso troppo importanti.
Una storia fra tutte: quella fra Nada e Morfeo.
Al fianco di Desiderio, c’è (evviva l’amore romantico) Disperazione.
Lei, dall’aspetto di una cinquantenne al quanto in carne, è sempre in attesa, nella sua galleria di specchi che si aprono sulle disperazioni umane, in compagnia dei suoi topi e dell’anello acuminato con cui si sfigura il viso.
Per quanto possa sembrare strano, Disperazione, sotto sotto, ha un cuore tenero.
A interrompere il fluire del racconto di Casa di bambola, compare inaspettata un’altra storia autoconclusiva (che, come si sarà capito, saranno usatissime e apprezzatissime nella serie), che racconta di un uomo, Bob Gadling, che, grazie a Death e Sogno, diventa immortale.
Ogni cento anni, Bob dovrà incontrarsi con Morfeo nella medesima locanda in cui il patto fu stretto, per chiedere la morte o altri cento anni.
Una storia stupenda, con un personaggio fra i più giocosi e brillanti della serie, di cui si sentirà parlare fino agli ultimi numeri.
Per concludere questa galleria di personaggi (parlo di loro per non fare spoiler, e anche perchè sono loro la grande bellezza della serie), l’accenno al condominio di Rose Walker è d’obbligo.
Rose, infatti, nella prima parte della storia, decide di trasferirsi per i fatti suoi, trasferendosi in un surreale condominio in cui abitano: l’affittuario Hal Carter (che la notte si traveste nella bellissima Dolly, la quale cammina sui tacchi molto meglio di Rose), Barbie insieme al suo ragazzo Ken (non quelli della Mattel, ma hanno lo stesso quoziente intellettivo di quei giocattoli se solo potessero parlare) e Chantal e Zelda, coppia di superdark lesbiche con una passione per le collezioni di ragni. Oltre, in soffitta, al dolcissimo Gilbert.
Tutti questi personaggi di contorno ricompariranno (praticamente irriconoscibili) in Le Eumenidi, mentre Barbie sarà protagonista del bellissimo (ma, maledetto Gaiman, tutti i cicli sono bellissimi) Il gioco della vita, anche lei totalmente cambiata.
Insomma, raccontarvi qualcosa di più della trama non oso farlo, perchè DOVETE leggerlo, ma spero che queste mie parole possano incitare chi ancora non ha letto Sandman a dargli una possibilità.
Vi assicuro che non ve ne pentirete.


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