#RWLion / Sandman: Preludi e notturni

Mister Sandman viene di notte, facendo addormentare i bambini con la sabbia magica che porta sempre con sè.
Lo si trova nelle fiabe dei fratelli Grimm (in cui è fratello della morte), e nel racconto più noto di E.T.A. Hoffman, “L’uomo della sabbia”, nel noto jingle delle Chordettes e in uno dei cavalli di battaglia dei Metallica.
A volte come figura positiva, altre inquietante.
Perchè il signor Sandman non è Freddy Krueger, ma una figura più ambigua, che abbraccia nella sua natura l’essenza ambivalente dei sogni.
Neil Gaiman, quando iniziò a scrivere il suo Sandman era perfettamente conscio dell’impresa titanica in cui si stava imbarcando.
Rendere un personaggio del folklore mondiale character dei fumetti (E che character! E che fumetto!) sarebbe stato impossibile per chiunque, meno che per uno dei pochi autori capaci di districarsi fra inquietudine e fiaba con toni al contempo colti e semplici, come Gaiman fa.
Letto a posteriori, questo primo ciclo di Sandman, Preludi e notturni, lascia spaesati.
Lontano dai toni da intimo fantasy urbano che lo contraddistinguono, questo volume è pervaso da un gore viscerale, in linea con le altre testate Vertigo, e una certa attenzione nel collocarsi nella continuity DC.
Entrambi elementi completamente alieni al Sandman ‘classico’.
Questo probabilmente perchè Gaiman, per la prima volta al lavoro su un personaggio completamente inedito, prima di poter iniziare a sviluppare un plot complesso doveva prima capire in che contesto inserirlo. Il tono da adottare, il ruolo dei personaggi secondari.
E, cosa non indifferente, doveva accaparrarsi i fan delle altre serie già affermate.
Ecco il perchè della presenza di personaggi come John Costantine o le tre streghe di Witching hour (che Gaiman riplasmerà più tardi a suo piacere, rendendole fra i personaggi più affascinanti e oscuri della serie: Le Eumenidi), dell’ Arkham Asylium, di John Dee aka Destiny, e addirittura Martian Manhunter!
Nell’approccio di Gaiman a questi personaggi, tutti più o meno noti al grande pubblico, lo stile dell’autore, che farà grande questa testata, già spunta fuori, in una forte attenzione alla psicologia e agli aspetti più umani dei personaggi.
L’incipit di Preludi e notturni è tanto semplice quanto fondamentale. Sogno degli Eterni viene per errore rapito da Roderick Burgess, stregone, in un rituale per catturare la morte (Death, che conosceremo e ameremo solo nel numero 8).
L’avvenimento è devastante per i sogni degli uomini e per il regno stesso del sogno, che con l’assenza del suo signore viene lasciato a sè stesso e ai suoi abitanti da incubo.
Obiettivo di Morfeo, una volta uscito dalla sua prigione, sarà recuperare i suoi tre oggetti magici: il suo elmo cerimoniale (dal design formidabile), il suo sacchetto di sabbia, e il rubino in cui è conservato il suo potere.
Il primo numero di Sandman è già molto vicino al Gaiman maturo, raccontando non solo la cattura di Morfeo, ma anche gli avvenimenti che questa ha provocato sulla vita della famiglia Borgess e l’enorme impatto sull’umanità della scomparsa del signore dei sogni.
Nuove patologie del sonno prendono vita. Gente bloccata nei suoi sogni, o in un sogno eterno. Gente terrorizzata dai suoi stessi incubi.
La scrittura, pur se un pò più di impianto orrorifico rispetto a ciò che verrà dopo, è già rivoluzione.
Lo stile grafico, fra rimandi art nouveau e  volti grotteschi, già cerca di cogliere l’essenza di una serie in divenire.
Ma è nel secondo episodio che, in effetti, Morfeo ci viene presentato. Durante la sua cattura non è che un osservatore passivo, inattivo, che non ha possibilità di esprimere le sue potenzialità di personaggio.
Invece, in Imperfect hosts, esplode in tutta la sua magnificenza. Un sovrano caduto, severo e vulnerabile, di ritorno al suo regno, quel regno dei sogni che è specchio ed espansione del suo padrone.
Lo troviamo accanto a personaggi che impareremo ad amare, come Caino, Abele e Lucien, e alla una e trina Ecate che Dream si troverà più tardi a temere.
Si scopre che alcuni abitanti delle terre del sogno sono fuggiti (incipit del successivo, fondamentale ciclo Casa di bambola) e che il regno è andato in frantumi.
Da lì, dopo i primi due numeri introduttivi, parte il piccolo ciclo che, se non per grandiosità, sarà ricordato per aver fatto da introduzione a una delle serie più belle del fumetto.
Morfeo si muove fra i personaggi DC/Vertigo alla ricerca dei suoi beni, in quello che è spesso più il tentativo di inserire a forza il personaggio nella continuity che in una vera esigenza di trama.
Ci sono addirittura battaglie (comunque sempre “alla Gaiman”) e forse l’unico vero e proprio “Villan” classico della serie (Il John Dee ex nemico della JLA).
Nonostante per un fan della serie questo ciclo possa risultare a dir poco ‘acerbo’, non sono pochi i momenti memorabili e fondamentali.
Il primo viaggio all’inferno di Morfeo, ad esempio, pur non avvicinandosi per nulla a quello raccontato nel capolavoro La stagione delle nebbie, è fondamentale per la saga suddetta, e il combattimento di Morfeo per riavere il suo elmo è importantissimo per sottolineare ai lettori che ‘no, in questa serie non troverete scazzottate’ (poca roba, forse, ma è bene mettere le cose in chiaro).
Sicuramente, però, i due episodi più riusciti sono il fantastico 24 hours (in cui un gruppo di semisconosciuti in un autogrill si ritrova preda del controllo mentale devastante di Destiny) e The sound of her wings (in cui è presentato per la prima volta uno dei personaggi più amati di Sandman: Death, la vivace ragazza dark che miete vite umane con calore e ottimismo).
Entrambe le storie sono fondamentali a più livelli.
“24 hours”, oltre alla meravigliosa scrittura, che finalmente può concentrarsi sulla psicologia dei personaggi piuttosto che al proseguire della trama, presenta una novità importantissima nel mondo del fumetto in serie.
La quasi totale assenza del protagonista.
Gaiman è un mago in questo.
Dopo aver creato un personaggio-titano come Dream, appena possibile lo rende personaggio marginale o assente, se non addirittura solo un brevissimo Deus ex machina per far risolvere l’intreccio della storia.
Calzante a questo riguardo è Il gioco della vita, saga successiva che vedrà protagonisti praticamente soltato personaggi marginali.
Dave McKean non si farà sfuggire questa scelta di Gaiman, eliminando spesso e volentieri il signore dei sogni dalle sue strepitose copertine materiche.
The sound of her wings, d’altro canto, ci introduce a un altro aspetto fondamentale della serie: la famiglia degli eterni (che conosceremo interamente solo in La stagione delle nebbie), famiglia disfunzionale che rispecchia gli accordi e disaccordi degli aspetti fondamentali dell’animo umano.
Qui Sandman si pone su un altro livello.
Morfeo non è un supereroe cosmico alla Doctor Strange (anche se alcuni debiti col personaggio non passano inosservati), nè un dio in senso stretto.
No, Sandman è un aspetto della natura umana.
E questa piccola, enorme intuizione, già dalle sue prime storie rende questa serie una rivoluzione.


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