#RWEdizioni/ Promethea vol 2: recensione

Flavia Bazzano

Manca davvero poco all’uscita di Promethea volume 2, il corposo volume deluxe targato RW Edizioni che raccoglie i capitoli dal 13 al 23 della saga firmata da Alan Moore e J. H. Williams III. Vi proponiamo in anteprima le nostre riflessioni.

Dopo aver esplorato il significato degli arcani maggiori Promethea, l’eroina dell’immaginario, e Sophie Bangs, sua ospite umana, si imbarcano in un altro viaggio attraverso materia e spirito. Lo scopo è trovare Barbara, la penultima incarnazione terrena di Promethea e prima iniziatrice di Sophie . Invece di unirsi alle proprie consorelle ha preferito proseguire nelle sfere celesti alla ricerca di Steve, il suo defunto marito. Il viaggio è pericoloso e porterebbe la nostra eroina a trascurare i suoi doveri sulla terra, ma Sophie è irremovibile. La traversata si trasforma ben presto in una psichedelica scalata attraverso le nove sfere.

Non che le cose sulla terra nel frattempo siano rimaste tranquille tra i lamenti che albergano nel Sindaco Sonny Baskerville, i Simpatici 5 e anche l’FBI tutti a caccia della misteriosa paladina con il caduceo. Come avevamo intuito, questa volta sarà l’amica di Sophie, Stacia, ad essere messa alla prova dalla dimensione sovrannaturale mentre l’amica viaggia esplora empireo.

Rispetto al volume precedente, le dimensioni ultraterrene sono predominanti, ma il facile paragone con il viaggio dantesco presenta da subito delle crepe. Nonostante le nozioni di Sophie, che pur essendo la protagonista la porrebbero nei panni di Virgilio (o ancora meglio di Beatrice), entrambe le eroine sono ignare di cosa le attende nelle sfere più alte. Sogni, intelletto, sentimenti, bellezza, giustizia, misericordia, compassione e saggezza:  queste le sefirot indicate dalla Cabala (insieme a e alla misteriosa undicesima sfera) per arrivare fino a Dio. Nove dimensioni del sacro che trasporteranno le due Promethea, citando Baudelaire, ” in una foresta di simboli”.

L’azione e il dinamismo del primo volume lasciano il passo a un andamento narrativo molto più didascalico, forse troppo, ma che non poteva essere altrimenti; il soggetto lo imponeva. Anche i personaggi incontrati lungo la via necessitano spesso di una presentazione: personaggi storici, immaginari con le loro trasposizioni cinematografiche esseri divini e [sorpresa!] un personaggio molto vicino a Sophie, si affollano sulle tavole come una ciurma disordinata e variopinta. Non poteva mancare lui, Aleister Crowley, costante dell’immaginario del Bardo di Southampton che ritorna, sfera dopo sfera, a manifestarsi come una presenza di riferimento, seppur inquietante.  A finire nell’occhio di bue è anche Barbara, della quale scopriamo la tenerezza e la fedeltà (almeno sentimentalmente) nei confronti del marito. Ne incontriamo versioni ben diverse dall’ispanica brontolona di mezz’età, versioni che contribuiscono a ispessire la caratterizzazione di un personaggio che tra le diverse Promethea merita un posto d’onore.

 

In conclusione, la minor presenza di combattimenti è comunque bilanciata da una narrazione brillante e che nonostante le lunghe spiegazioni riesce a coinvolgere e perfino ad abbattere la quarta parete, strizzando l’occhio al lettore. Promethea vol 2 è un viaggio che mette alla prova la sua protagonista e i lettori allo stesso tempo: l’augurio è che l’impresa sia all’altezza di entrambi.

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