#RWEdizioni / Sandman: Overture – Recensione

Mirko Tommasino

Siete seduti in platea a teatro, lo spettacolo deve ancora iniziare. Vi guardate attorno e osservate che, molto lentamente, gli altri spettatori prendono posto. Più individui entrano in sala, più questa sembra ingrandirsi per contenerli tutti. Ognuno di essi è estremamente peculiare, non ci sono due spettatori che si somiglino per forma e specie. Dopo aver atteso uno spazio di tempo indefinito tra la frazione di secondo e l’eternità, le luci in sala calano all’unisono, mostrando nell’oscurità un enorme sipario che si apre sull’universo. Siete in un tempo e in un luogo lontano, siete nel Reame del Sogno.

Lo spettacolo davanti ai vostri occhi non può essere compreso secondo i canoni classici, perché trascende ogni dimensione spazio/temporale. La trama principale è costruita attraverso la somma di infinite sottotrame incastrate con armonia, portate avanti da personaggi che spesso vedete apparire solo per pochi istanti per poi svanire nel nulla, quasi come non fossero mai esistiti. L’unica colonna portante dell’interno racconto è Sandman, Sogno degli Eterni, il sovrano indiscusso del suo regno.

Avete la sensazione di essere portati per mano attraverso vicende che non avreste mai creduto possibili finché non le avete viste rappresentate. C’è un mondo che muore, un incidente scatenante e un percorso di redenzione per il responsabile. La scenografia e i costumi dello spettacolo sembrano essere in continuo divenire, creandosi dal nulla all’occorrenza, senza rallentare in nessun modo il ritmo della storia narrata. Mentre i nostri occhi si caricano di immagini e colori, è impossibile non percepire il peso massivo dell’apparato testuale dell’opera, che di pari passo si incastona all’interno delle scene come struttura portante dell’intera narrazione.

Per chi trascende con la sua esistenza/non esistenza il tempo e lo spazio, è difficile mantenere una coerenza nel racconto. Per questo motivo Sandman: Overture va consumato a piccole dosi, per sorseggiare ogni singola goccia di quell’universo. Gli Eterni ci raccontano una storia di morte e redenzione che, da sola, vale il prezzo del biglietto. Sogno mostra la sua parte più fragile, andando a rimettere in discussione per la prima volta il proprio legame con i suoi fratelli/sorelle e con i suoi genitori, tornando a quella dimensione infantile che è propria dei figli che tornano a casa dopo tanto tempo. Con lui, durante il viaggio ci saranno altri due personaggi: la piccola Speranza e la forma felina dello stesso Sogno. L’espediente narrativo del dialogo con sé stesso aiuterà Morfeo a comprendere numerosi avvenimenti del suo passato/presente, mettendolo in condizione di gestire al meglio il futuro. Il tutto condito con la disarmante semplicità della piccola Speranza e delle sue parole, che metteranno a nudo (passo dopo passo) il nucleo emotivo del Re dei sogni.

Passeggiare tra i mondi è qualcosa che la mente umana non riesce a comprendere per intero. Per questo motivo la componente visiva del racconto è visionaria, nel senso stretto del termine, perché rappresenta concetti ed entità indefinibili con riferimenti visuali propri della nostra cultura. Dai disegni alle colorazioni, ogni tavola è un flusso di coscienza, una finestra su un mondo, la pagina di un libro, l’interno di un edificio e tanto altro ancora, senza soluzione di continuità, perché è giusto che sia così. Come nella più profonda tradizione di Sandman, anche il lettering delle vignette è parte della narrazione, variando a seconda delle emozioni e del personaggio che in quel momento sta dando vita a quei pensieri.

Durante il viaggio di Morfeo, nell’universo si consuma una guerra distruttiva portata avanti da stelle impazzite. Questo enorme conflitto che sembra non avere fine sta coinvolgendo ogni cosa, al punto tale da condannare a morte la realtà. La dimensione immanente del conflitto viene percepita per intero pagina dopo pagina, perché pesa come un macigno sulle spalle di Sogno, che insisterà più volte sul voler proseguire il viaggio in solitudine. Sotto questo punto di vista la narrazione regala (per quanto consentito dal personaggio) una crescita emotiva del protagonista, che lentamente prende maggiore consapevolezza dell’accaduto e delle proprie responsabilità, riuscendo a sostenere con maggiore fermezza ciò che deve essere compiuto. Non sarà facile da accettare, e tantomeno sarà facile da portare a termine, ma il viaggio del trio all’interno del volume ha una sola destinazione possibile e sarà inevitabile per tutti e tre.

Rivediamo gli Eterni, i collaboratori di Sogno, le Parche ed altri personaggi cari a chi ha amato la serie regolare di Sandman, insieme a tanti altri nuovi. Rivediamo alcuni luoghi sotto una luce diversa, che ci aiuterà a comprendere meglio le scelte compiute da alcuni personaggi, mentre questi ultimi si spostano in regioni spaziali fino ad ora sconosciute. Più di ogni altra cosa, ci innamoriamo nuovamente di un universo narrativo che, a distanza di anni, ha ancora una bella storia da raccontare, perfettamente in linea con lo spirito degli anni novanta e con maggiore maturità da parte degli autori.

Sandman: Overture è la conclusione di una storia che vede il suo compimento posizionandosi antecedentemente rispetto ai racconti della serie regolare di Sandman (1989 – 1996). Nel 2013 Neil Gaiman, J.H. Williams III, Dave Stewart, Dave McKean e gran parte del vecchio team creativo portano in edicola sei volumi che raccontano una fiaba ancestrale, che con i suoi sviluppi ha portato alle vicende che tutti abbiamo avuto il piacere di leggere. In italia, la RW Edizioni ha portato prima i singoli fascicoli, poi un’edizione Deluxe con una marea di contenuti speciali (interviste, approfondimenti, studi) che arricchiscono ancora di più il valore (già altissimo) dell’opera.


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