#RWEdizioni / The Dark Knght III: Master Race #2 – La recensione

Daniele D'urso

Continua la pubblicazione italiana da parte della RW Lion di The Dark Knight III: The Master Race, terzo capitolo della leggendaria serie targata Frank Miller che in questi giorni potete trovare in tutte le migliori fumetterie italiane con il secondo capitolo.

Se il primo numero, pur convincendo, ci aveva lasciato qualche timore ai fini della trama e di alcune tavole decisamente ripetitive, con una narrazione persa in continui richiami al passato, il secondo spillato come una passata di spugna cancella ogni dubbio. Innalza il livello qualitativo dell’opera e porta a compimento un processo di narrazione degno del miglior Frank Miller. Finalmente si palesa una minaccia; i dialoghi si infittiscono; vengono descritti gli avvenimenti che in questi tre anni hanno fatto da antologia alle vicende del presente; DKIII entra nel vivo dell’azione.

Carrie Kelly non è solamente un’impostora, lei è davvero Batman, almeno quanto del pipistrello di Gotham rimane, la sua eredità. Con la probabile scomparsa di Bruce Wayne, non si hanno notizie certe sulla sorte del vecchio miliardario, tutto è lasciato a storie, dicerie, testimonianze incerte, leggende (un deja-vù tanto caro all’autore) l’azione passa nelle mani della sua apprendista più fidata. Lotta, urla, si ricopre di lividi e sangue, conscia del ruolo che deve recitare nella battaglia imminente.

L’albo si impreziosisce con il secondo back-tale proveniente da The Dark Knight Universe, questa volta dedicato a Wonder Woman. Ritratta in maniera quasi eccezionale da Miller. La storia della contrapposizione tra lei e la figlia, Lara (supergirl), scissa tra due mondi tanto lontani quanto inavvicinabili, e la consapevolezza in entrambe di non essere poi così diverse. Il rapporto madre-figla nell’albo viene caricato di emotività e grazie alla scena dell’allenamento le due eroine si descrivono l’un l’altra attraverso un’empatia famigliare che tocca profonde convinzioni radicate nella loro femminilità. Non è un caso questo scontro tra donne. Il secondo numero di Master Race abusa di confronti femminili. Da una parte il passato, la maturità, la donna consumata (il Commissario Yindel e Wonder Woman) dall’altro la nuova generazione che avanza che ha preso l’eredità lasciata dagli eroi scomparsi (Batman e Superman), Carrie e Lara, non sono solo delle adolescenti con delle grandi responsabilità, sono il futuro, così diverse come i loro predecessori, ma entrambe spinte da enormi convinzioni.

Miller lo narra in tutti i modi, lo palesa agli occhi del lettore, anche per gli eroi il tempo scorre, persino per quelli immortali (Wonder Woman) è ora di dar spazio alle nuove generazioni. Finalmente la minaccia si mostra, la narrazione riprende la strada della violenza tipica del mondo milleriano, Ray Palmer/Atom non fa i conti con la conseguenze delle proprie azioni e nelle pagine finali si nasconde il cliff-hanger che muove la narrazione.

I disegni di Andy Kubert assolvono gli errori mostrati nel precedente numero, sono più armoniosi e si evince chiaramente quanto l’artista non abbia nuovamente peccato nell’errore del citazionismo. Mentre all’interno del back-tale le tavole fatte da Miller sono assolutamente strepitose, l’amazzone figlia di Zeus è evocativa, straordinariamente iconica e contemporaneamente guerriera. I fermi immagini sulla tiara che oscura il volto della donna sono semplicemente straordinari.

In sintesi il secondo capitolo della saga provoca un forte innalzamento sul piano qualitativo dell’opera e ci fa ben sperare per il giudizio finale. Anche se c’è ancora tempo per giudicare complessivamente il tutto, Miller, ancora una volta, si dimostra in grado di non scadere mai nel banale. Il secondo numero scalza tutte le ombre e dubbi del primo, condizionato dal timore reverenziale nei confronti del team creativo d’èlite alla guida dell’opera.

Lo consigliamo vivamente a tutti gli appassionati di Batman e non; perché questa saga ha ancora qualcosa da raccontare, perchè alla fine proprio quando credi che Batman sia finito, che non ce la possa più fare o abbia gettato la spugna, lui risorge e risorgerà sempre!

Grazie ancora Frank, non mollare!


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