#RWEdizioni / The Dark Knight III: Master Race #5 – la recensione

Daniele D'urso

Ode al cavaliere oscuro, o più semplicemente The Dark Knight III Master Race #5.

Spiegare come un team creativo d’élite possa raccogliere le speranze e le aspettative dei fan mantenendo fede al proprio lavoro senza scendere a compromesi sembrerebbe un discorso utopico, ma quando a macchiare d’inchiostro il foglio sono Frank Miller e Brian Azzarello anche l’utopia ha una parvenza di realtà.

Da sempre saper condizionare le masse è una capacità in grado di incrementare in maniera esponenziale il potere di un solo uomo, un concetto molto caro a Bruce Wayne. Uno spaccato legato fortemente non solo agli accadimenti di Gotham City ma anche alla realtà americana dei nostri giorni. Ancora una volta The Dark Knight si pone a specchio con la società a stelle e strisce contemporanea e con le viscerali e caotiche vicende della politica attuale.

Il contrasto nel fumetto tra la figura di Quar, il dispotico leader dei Kandoriani, e Batman, ultimo baluardo della resistenza umana, non è altri che una lotta politica di controllo e di utilizzo delle masse, non diversa da un dibattito davanti alla nazione. Fino a Dicembre non conosceremo chi tra i due candidati alla presidenza avrà vinto le elezioni, ma per ora accontentiamoci di sapere che Batman ha stracciato il suo oppositore.

I disegni di Andy Kubert stupiscono e rimangono in armonia con le scelte narrative del duo di deus ex machina dietro le quinte. ll numero si impreziosisce nel minicomics legato a Lara: ancora una volta il tratto di Miller è evocativo e prorompente, ci da prova di come può giocare con i corpi in una danza sinuosa al centro della quale pone la relazione tra i due ragazzi alieni.

Se il quarto capitolo era stato un numero d’azione pura, il cinque ribalta questa tendenza presentando una storia più introspettiva e di attesa, volta a spiegare le conseguenze delle azioni dei conquistatori sulla Terra. Certi che la resistenza, se pur apparentemente sconfitta, non è doma.

Ancora una volta The Dark Knight ci presenta la contrapposizione tra uomo e dio e la lontananza di vedute. Se in passato questo paragone, anticipando anche in quella situazione i tempi futuri, era sempre stato utilizzato per evidenziare le contrapposizioni tra i due più iconici eroi della storia dei fumetti, con la naturale umanizzazzione del boyscout originario del Kansas si è passati ad un secondo stadio di relazione. Non più solamente tra un unico uomo e un dio, ma tra un’intera popolazione, quella terrestre, e un pantheon di divinità come gli abitanti di Kandor.

Una razza di sopravvissuti che impongono le proprie leggi e le proprie regole ad una razza che reputano inferiore assecondando senza rendersene irrimediabilmente conto il piano di un solo uomo. E allora ancora una volta Batman da prova di non essere finito; al contrario, riesce a vedere lì dove gli dei non possono, attravero l’oculata lente della paura.

Questo numero rimette il Cavaliere Oscuro al centro del villaggio, lì dove deve stare, nei meandri più oscuri di Gotham, in modo da celebrare la grandezza e sopratutto la mente di un uomo normale dal quale però persino gli dei devono prender le dovute distanze. È come se gli autori volessero esplicitamente portare in trionfo il cavaliere oscuro, su di un lungo boulevard ripercorrendo le alleanze e gli istinti primari che lo hanno caratterizzato da sempre. Un’ode all’uomo, all’eroe, al vigilante e alla sua innata capacità di sopravvivenza. E allora complimenti Batman: non smetti mai di stupire!

Ancora una volta ci hai deliziato con il tuo sconfinato ego!


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