#RWLion / Animal Man di Grant Morrison Vol.1 – Recensione

Redazione Geek Area

Crisi sulle Terre Infinite è un punto cruciale per tutto il mondo del fumetto. Con questa semplice frase potremmo riassumere tutta l’importanza artistica di un evento che ha fatto realmente da spartiacque per intere generazioni, sia passate che future. 50 anni di storie sulle spalle, terre infinite, incongruenze ed errori di continuity sempre più frequenti e gravi (oltre alla difficoltà stessa degli sceneggiatori di gestire una così immensa mole di materiale) portarono ad una scelta drastica e quantomai obbligata.

L’universo narrativo DC aveva bisogno di una minor mole di elementi che, come dicevamo, finivano per creare un vero e proprio ostacolo nella gestione delle stesse storie. La Marvel, seppur con un “soli” venti anni di produzione sulle spalle (non contando ovviamente i tempi della Timely Comics) dimostrava di avere una continuity più solida, interconnessa e stabile, seppur con molti meno lavori all’attivo, tutta svolta su un solo mondo.

Da qui nascono le basi dell’evento che ha sconvolto l’universo DC, i suoi personaggi ed i suoi eroi. Perché citare quindi la madre di tutte le Crisi per parlare del personaggio cardine di questa recensione, Animal Man? Semplice, perché fino al periodo pre-CrisiAnimal Man faceva parte dei tantissimi supereroi creati negli anni sessanta, utilizzati per qualche storia e poi caduti irrimediabilmente nel dimenticatoio. Basti pensare che in tutti gli anni settanta il buon Buddy Baker non fece nemmeno un’apparizione in nessun albo DC, tornando esclusivamente nei primi anni ottanta insieme a, con dell’ironia nemmeno troppo velata, un team chiamato Forgotten Heroes.

Ed è proprio qui che le cose si ricongiungono: successivamente alla Crisi e al grande rilancio di tutti i vari supereroi principali, il Batman di Miller ed il Superman di Byrne su tutti, anche personaggi minori come Animal Man potettero sperare in una nuova vita. Nel caso della creazione di Dave Wood e Carmine Infantino avvenne tutto in maniera molto “casuale”.

La DC in un scenario come quello di fine anni ottanta puntava a ciò che si stava espandendo sempre di più grazie alla figura di Alan Moore: la fama dei visionari scrittori inglesi. Moore stava affermando la propria grandezza e genialità portando avanti lavori come Marvelman (o Miracleman che dir si voglia), V for Vendetta e Capitan Bretagna, fino ad arrivare alla Saga di Swamp Thing e Watchmen. Tutto ciò spinse la DC a cercare qualche altro geniale autore da utilizzare però su testate ancora minori -fino al grande lancio-. Ed è così che Grant Morrison venne scovato. Questo giovane e promettente autore scozzese sulla carta sembrava essere una grande promessa grazie alla sua reale opera prima, Zenith, che aveva avuto un riscotro più che ottimo.

Fu così che a Morrison entrò nelle file della DC e si propose spontaneamente per ridare un senso, nonché dignità, ad Animal Man con quella che sarebbe dovuta essere una serie di quattro numeri. Grant avrebbe dovuto reimpostare il personaggio e mostrarlo al pubblico, lasciandolo poi in mano ad altri autori ma così non andò (e di questo non potremmo essere più felici). Il lavoro dell’autore sul personaggio finì per divenire decisamente più lungo del previsto, toccando i 26 numeri, in cui potè mettere sotto il riflettore tutte le proprie abilità costruttive, decostruttive e rivoluzionare. Il pensare fuori dagli schemi ed una concezione multilaterale del media fumetto riuscì a regalare una run memorabile, che gettò le basi per tutto il meraviglioso lavoro che avremo poi modo di vedere con la Doom Patrol, la JLA e Flex Mentallo (parlando solamente degli anni ’90).

Ma cosa possiamo trovare in questo primo volume del lavoro svolto di Morrison svolto su Buddy Baker? Partiamo dicendo che la complessità delle tematiche, pur trattandosi di numeri iniziali, più volti alla presentazione del personaggio stesso, non è indifferente. L’autore sin da subito sceglie di sfruttare gli stessi poteri del protagonista per intavolare un discorso ampio, crudo e meravigliosamente approfondito sullo sfruttamento, la violenza e le sevizie svolte sugli animali. Ma andiamo con ordine.

Nei primi quattro numeri assistiamo alla presentazione e allo sviluppo del personaggio che già da subito si diversifica fortemente rispetto alla figura classica del supereroe a cui si è normalmente abituati. Buddy Baker è un uomo molto più normale di quanto si possa credere, forse fin troppo normale. Ha una famiglia, una moglie e dei figli, tutti consapevoli dei suoi poteri e del suo “alter ego”, Animal Man. Ciononostante quello che salta immediatamente all’occhio è la voglia che il personaggio ha di provare il proprio valore, di mostrare al mondo ciò che può fare.

Avere dei poteri che ti permettono di assorbire le abilità di ogni animale con cui vieni a contatto non sembra essere abbastanza in un mondo popolato da alieni paragonabili a divinità, amazzoni figlie di entità supreme e velocisti in grado di superare barriere dimensionali. Per questo Buddy risulta essere una figura attanaggliata da più complessi di quanti se ne possano realmente comprendere. Immediatamente percepiamo la paura del protagonista di rimanere per sempre un “supertizio di serie z“, condannato al dimenticatoio eterno. La scelta di diventare un supereroe a tutti gli effetti e cercare di entrare in un team supereroistico importante, come la JLI (Justice League International), è dettatoa più dal fatto che Buddy si ritrova ad essere un trentenne senza un reale scopo nella vita. Spesso e volentieri all’interno del volume Morrison mette lo stesso lettore nelle condizioni di dubitare del personaggio: si è portati a credere che Buddy non sia affatto tagliato per questo mondo e questo “mestiere“, mostrandosi spesso inerme e spaesato di fronte alle situazioni che deve affrontare.

Proprio per questo la sua scalata nel mondo supereroistico e la sua ricerca di un vero scopo, che verrà svelato man mano, si faranno sempre più interessanti con il progredire della lettura. Ed è con uno dei punti principali toccati da Morrison che Animal Man si andrà fondendo. Come dicevamo lo scrittore scozzese puntò immediatamente allo stretto collegamento dei poteri di Buddy con alcuni dei temi centrali della serie, quali l’animalismo e l’ambientalismo nelle loro sua forme più pure, volti ad affrontare la cruda realtà dei fatti. Morrison in quest’opera (troveremo la ripresa idealistica di tale tematica in We3) pone come base le terribili sevizie e torture a cui sono sottoposti gli animali soggetti a sperimentazione. Scimmie, topi, cani e molti altri esseri viventi infettati con malattie terribili, condannati ad una vita di sofferenza e dolore. Tutto questo ci viene immediatamente mostrato nei primi, insieme alla presentazione stessa del personaggio, a sottolineare come tale tema abbia lo stesso peso del protagonista, che poi ne verrà talmente segnato da sposare completamente la causa, diventando l’unico e solo superessere dalla parte degli animali e di chi li difende.

La storyline vede Animal Man svolgere il proprio primo incarico per i laboratori S.T.A.R, mandato alla ricerca di un fantomatico essere che ha fatto irruzione in questi, seminando caos, feriti e lasciandosi dietro un’ibrido dall’inimmaginabile mostruosità. In questo modo ed in seguito ad altre peripezie incontriamo B’wanna Beast, portatore del reale messaggio animalista di cui poi Buddy si farà a sua volta carico. Ci troviamo, quindi, di fronte ad una vera e propria dichiarazione dell’autore stesso che parla attraverso il personaggio, mostrando tutta la propria vergogna e sdegno per ciò di cui l’uomo si sta macchiando con azioni simili (risaputo il fatto che dopo la fine di Animal Man Morrison divenne vegetariano ed attivista). La figura pura rappresentata dalla scimmia Djuba è tutto quello che l’uomo sta distruggendo: degli esseri che meritano altrettanto rispetto e che invece finiscono per essere trattati come carne da macello.

Troviamo poi una sottotrama che, inserendosi sempre sulla falsariga del messaggio centrale, ci fornisce uno spaccato riguardo un’altro elemento fondamentale nella vita di Buddy: la sua famiglia. Il nucleo famigliare per Baker è fondamentale, nonostante sia strampalato e sopra le righe. Tutto risulta vero e tangibile, l’amore provato dall’uomo per la propria famiglia e per i propri figli è il motore di tutto ed il loro sostegno, ma anche le loro critiche, risultano essere qualcosa di fondamentale. Ciononostante la vera genialità Morrisiana la troviamo pienamente nella quinta storia proposta: Il Vangelo del Coyote. Come illustrato dallo stesso autore nell’introduzione all’opera capire come continuare questa run fu qualcosa di molto complesso ed è da qui che Il Vangelo del Coyote prende vita con tutta la sua geniale unicità.

Con una sola semplice storia Morrison getta le basi per l’intera run di Animal Man e per il suo personale stile futuro. Le trame complesse, volte al metafumetto più puro sono tutte riconducibili a questo numero. Qui respiriamo Grant Morrison all’ennesima potenza: la rottura della quarta parete arriva in modo talmente tanto inaspettato da lasciare il lettore esterrefatto e sconcertato. Chi non ha mai approcciato tale storia si trova davanti ad un essere fortemente singolare, che immediatamente, in delle sequenze meravigliose, ricorda il più famoso Wile E. Coyote. Lo scrittore non fa, quindi, che confermare tale assonanza con una rivelazione sconvolgente riguardante proprio le diverse dimensioni e livelli di comprensione degli stessi personaggi. Scrivere un saggio su quanto un’idea simile, sviluppata in tal modo, possa risultare geniale non renderebbe comunque giustizia.

La dicotomia divinità/creatore, con la creazione stessa che cerca di ribellarsi, accettando le pene e le sofferenze, sobbarcandosi di un peso simile per garantire una vita senza dolore ai propri simili, unita ad altri elementi come il voler cambiare le cose arrivando a schierarsi apertamente contro chi detiene il potere stesso della creazione (oltre che a chiare citazioni iconografiche) mostra quanto rifacimento biblico e cristologico possa esserci in una “semplice” storia con protagonista un coyote. Ciò dovrebbe essere abbastanza per fugare qualsiasi dubbio sulla genialità di un autore come Grant Morrison. La chiusura finale, poi, apre ancora più porte di quanto non abbia già fatto l’intero episodio, lasciandoci con tante domande sulla comprensione di quanto accaduto da parte di Buddy, il quale, ancora ignaro riguardo molto, non riesce ad elevarsi e a comprendere le cose da un più alto stato cognitivo.

La storia di Crafty il Coyote riesce a toccare il cuore e la mente del lettore lasciandolo meravigliosamente esterrefatto e curioso di scoprire come le cose finiranno per evolversi. Con il sesto numero, Uccelli Rapaci, ci troviamo di fronte ad un racconto legato al crossover Invasion, che ci mostra l’arrivo di alcuni Thangariani intenzionati a far esplodere la Terra senza un apparente motivo. Meravigliosa la narrazione serrata che lo scrittore alterna, mostrando la vita di Rokara Soh, che travolge il lettore come un fiume in piena, a tutti i tentativi compiuti da Animal Man nel cercare di disinnescare la bomba. I personaggi sembrano essere due facce dalla stessa medaglia, spinte da motivazioni simili a fare quello che fanno. La storia risulta quindi godibile anche senza l’obbligatoria conoscenza sia dell’evento in se che delle conseguenze.

Con “La morte della Maschera RossaMorrison ripercorre un evento diverso, prendendo, sotto diversi aspetti uno spunto neanche troppo velato da un altro grande nome del tempo, di cui abbiamo già parlato in precedenza. La storia dalle tinte amare ripercorre velocemente la vita di questo personaggio, in maniera quasi tragicomica, lasciandoci toccati e dispiaciuti per un esistenza così grama. La rivisitazione in chiave Morrisiana della golden age, così ingenua e semplice, unito al dramma dell’inutilità stessa a cui sono stati condannati molti personaggi del periodo ci permette di approfondire la tridimensionalità, sempre meglio delineata, di un opera simile. Inoltre l’episodio, come dicevamo, aiuta il lettore a capire quanto Animal Man spesso risulti poco adatto a ricoprire un ruolo del genere, in quanto lo si vede compiere  la scelta più sciocca che si possa prendere in una situazione simile.

Negli ultimi due numeri, che vanno a chiudere questo primo volume della ristampa edita da Lion (RW Edizioni) in versione brossurata, vediamo Buddy affrontare Mirror Master in una storia surreale e sempre più follemente psichedelica, dove le trovate geniali arrivano in maniera tanto semplice quanto efficace. Il rapporto con la famiglia si rivela fondamentale per un combattimento che in diverse occasioni assume dei toni perfino grotteschi. L’inserimento, poi, di elementi che andranno a palesarsi completamente nei numeri successivi aggiunge quel tocco di mistero e suspense che non guasta mai. In chiusura troviamo “Ristrutturazioni Domestiche” che potremmo definire un episodio molto più “filler” collegato strettamente all’entrata di Buddy nella JLE (Justice League Europe) e alle problematiche presentatesi con i suoi poteri successivamente all’invasione avvenuta durante il crossover.

L’unico “punto debole” di un lavoro simile risulta essere il comparto grafico, se proprio si vuole essere puntigliosi. I disegni di Chaz Truog non dovrebbero essere nemmeno troppo criticati. Certo, risulta evidente la loro staticità oltre al fatto che siano chiaramente ancorati ad una scuola precendente, molto più vicina ai primi anni ottanta (ed anche prima), ma l’impostazione delle tavole e la loro realizzazione risulta spesso intrigante e comunque ben strutturata. Troug, con le chine di Doug Hazlewood ed i colori di Tatjana Wood svolge il suo dovere senza spiccare eccessivamente ma la cosa che realmente riduce la sua “performance” è il trovarsi a disegnare un lavoro geniale e visionario come quello di Morrison.

Questo primo volume di Animal Man, che con i tre successivi ci presenterà la run scritta dall’autore scozzese sul personaggio nella sua interezza, getta le basi per una nuova concezione di fumetto. Da qui tale visione inizierà a farsi sempre più strada affermandosi e diventando un vero e proprio marchio di fabbrica del buon Morrison che, andando avanti con gli anni, riuscirà ad ampliarlo sempre più, realizzando lavori sbalorditivi. Abbiamo avuto modo di constatare quanto detto anche recentemente, con il meraviglioso Multiversity, estremizzazione stessa del concetto di fumetto Morrisiano che si sta rivelando sempre più fondamentale per la costruzione del “rinato” universo DC.

Le prime 240 pagine di Animal Man ci fungono più da introduzione per quello che ci aspetterà, inserendo comunque delle tematiche forti, che fino a quel momento erano sempre state tralasciate all’interno del fumetto mainstream americano. Il punto di svolta è, ovviamente, Il Vangelo del Coyote che amplia enormemente il discorso unendo agli elementi alla base della storia dei connotati mai visti prima, con una semplicità e classe quasi sconcertanti. Animal Man di Grant Morrison è un opera seminale, da recuperare a tutti i costi per comprendere l’evoluzione del fumetto stesso in un determinato contesto storico, potendone vivere il cambiamento, apprezzandolo e facendolo proprio, con un qualcosa di fondamentale per chiunque si definisca amante della nona arte.

Non lasciatevi scappare la possibilità di recuperare un opera del genere. Fatevi trasportare da Grant Morrison in uno dei suoi primi e folli viaggi all’interno del mondo fumettisco. Vivete insieme a Buddy le sue insicurezze e i suoi complessi, comprendete con lui che c’è qualcosa di più grande ancora da scoprire. Lasciate che l’essenza stessa del fumetto vi avvolga e vi culli nel miglior modo possibile.


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