#RWLion / Batman: Hush – la recensione

Daniele D'urso

A cavallo tra il 2002 e il 2003 lo scrittore Jeph Loeb (già autore di Il Lungo Hallowen e Vittoria Oscura) e il celebre disegnatore Jim Lee che non ha certo bisogno di presentazioni, realizzano una delle migliori graphic novel moderne sul cavaliere oscuro destinata nell’immediato a riscuotere un discreto successo .

Stiamo parlando di Batman Hush edita dalla DC comics originariamente negli spillati della serie regolare in undici numeri dal 608 al 619 e poi riproposta in diversi albi brossurati anche qui in Italia dalla RW Lion.

Hush non è la solita storia di Batman e della sua crociata contro la criminalità, è qualcosa di più profondo e sedimentato nel tempo, una lotta senza quartiere che parte da radici nascoste e attraversa tutto l’universo batmaniano. Ogni cosa sarà messa in gioco, dagli alleati più fidati fino ai nemici più temibili. Nella frenetica ricerca di un ombra: Hush custode di un segreto proveniente dal passato, non solo del vigilante ma soprattutto dell’uomo. Perché è Bruce Wayne ad esser messo in discussione.

Il ritmo è calzante e veloce, mantiene un livello di interesse costante per tutta l’opera. Come ci aveva già dimostrato Loeb durante Il lungo Halloween, Batman non deve fronteggiare un solo nemico ma l’intera kermesse dei suoi antagonisti che sembrano giocare ad un tavolo al quale solo il pipistrello non conosce le regole. Con un finale che perde inetivabilmente parte del suo affascinante mistero ma che mantiene comunque un ottimo cliff-hanger conclusivo.

Ovviamente a fronteggiare queste difficoltà che incombono sulla sua vita passata Bruce non sarò solo, con lui ci saranno Nightwing e Robin in più fa da cornice alla vicenda il tormentato rapporto tra l’eroe e Selina Kyle. Un storia maledetta messa a dura prova dalla pericolosa vita che entrambi hanno intrapreso, costante questa rintracciabile in ogni storia di Jeph Loeb sul cavaliere oscuro.

Una storia lunga, complessa, in alcuni punti intricata, di certo non infallibile. Eppure un vero fumetto d’intrattenimento non certo un opera d’autore ma assolutamente valida per il suo ruolo. No, Hush non è un capolavoro, non è un fumetto da firmamento, non è una pietra miliare ne demolisce il mito di Batman, è solo…una storia di Batman. E a volte… basta anche così.

Rimasto ai tempi gloriosi degli anni settanta, a stento il Detective mascherato del dopo Frank Miller coinvolto in situazioni sempre più nere e sempre meno supereroistiche ha riscontrato del successo. Anche quando le storie non erano malvage. Invece Hush ha recuperato e riproposto molti temi storici legati al personaggio, e ricordando che certe cose, quando sono ben scritte, funzionano ancora senza ulteriori fronzoli. Un Batman detective ma allo stesso tempo eroe, vigilante e lottatore. Dai nemici pericolosi ed appariscenti. Degli amici fidati. Un Bruce Wayne che ha una vita anche senza la maschera.

Non è un capolavoro ma intrattenimento allo stato puro.

E la storia decisamente valida comunque non è il pezzo forte della graphic novel, si perché i disegni di Jim Lee sono assolutamente impareggiabili. Ogni personaggio viene realizzato con una cura maniacale e ogni angolo di Gotham prende forma sotto la matita del disegnatore nato a Seul. Compiendo un lavoro magnifico nell’anatomia dei corpi (anche se a criticato per l’eccessiva voluminosità) ma soprattutto nella resa dei combattimenti.

Sostanzialmente Hush è uno di quei lavori sul cavaliere oscuro che ogni appassionato deve necessariamente prendere in considerazione per passare del tempo piacevole con il vecchio e mai domo vigilante di Gotham City e il suo mondo.

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