#RWLion / Batman Rebirth #21 e #22

Daniele D'urso

Siamo alla resa dei conti definitiva, l’ultimo round tra Batman e Bane. Il quinto giorno, come annunciato, è finalmente arrivato, portando con se una scia di sangue e distruzione che ha contagiato complessivamente tutto l’arco narrativo di Tom King. Un numero conclusivo che si presenta come un ripasso di ciò che è accaduto in questi primi dieci mesi post Rebirth. Ponendo sistematicamente gli eventi come susseguirsi di avvenimenti destinati a sfociare nello scontro definitivo. La lotta tra questi due gladiatori non è solamente un’arcuata battaglia fisica ma la più proverbiale delle competizioni di resistenza, una resistenza mentale che irradia tutto ciò che trova intorno a se. Batman e Bane si tramutano in due inesauribili locomotive che schianto dopo schianto fanno della propria ostinazione la più semplice delle virtù, uomini provati ma mai domati, una sfida di braccia contrapposta in egual misura a una di mente, attraverso la quale si decidono i veri esiti dello scontro. Scomparso il semplicistico bisogno di oggettivare ogni elemento tra bene e male, ciò che resta è l’idea, il principio, la determinazione che porterà l’uno a prevaricare sull’altro. Un gioco al massacro intrinseco nel profondo istinto animalesco dell’animo umano. Alla fine vedremo trionfare Batman ma non come eroe, bensì come uomo, vedremo trionfare Bruce Wayne, spinto dalle più pure e altruistiche intenzioni, galvanizzato da un fluido magico, un adrenalinico naturale, il ricordo. Tom King chiude questa parentesi, nel miglior modo possibile attraverso la fervente psicologia di un personaggio complicato ma essenzialmente originale come Batman.

A seguire troveremo l’origine del crossover con la testata di Flash, un mistero che ci porterà lungo l’origine degli eventi che hanno messo le basi per la Rinascita. Una spilla, un oggetto apparentemente comune che cela un segreto, qualcosa di innaturale che catturerà l’interesse di Eobard Thawn, l’Antiflash. Una lotta senza esclusione di colpi nella Batcaverna, scazzottata vecchio stile, che vedrà il più pericoloso dei velocisti avere la meglio sul Cavaliere Oscuro, annebbiato alla vista del ricordo del padre. Ma le sorprese non finiscono qui, Thawn e la spilla entreranno in contatto riscrivendo ancora una volta le leggi dello spazio tempo e sprigionando un energia, etimologicamente divina, che consumerà L’Antiflash. Siamo alla genesi di un evento che potrebbe portarci a scoprire cosa si cela davvero dietro gli accadimenti che hanno riscritto l’universo DC comics. Un team-up d’eccezione, l’unico in grado di scostare il velo che nasconde il più profondo dei misteri, Batman e Flash, spalla a spalla alla ricerca della verità.

Detective Comics sotto la guida di James Tynion IV è una vera e propria marcia verso l’azione. Un conflitto costante di gruppi e organizzazione l’una contro l’altra, sin dalla sua origine, uno specchio che riflette un gioco volto a ingrandire per poi ridimensionare la narrazione. L’avvicendamento di tali gruppi al comando porta una serie di capovolgimenti di fronte continui creando una scrittura fluida e per lo più incredibilmente accattivante. Lady Shiva e la Lega delle Ombre hanno mosso guerra a Gotham City, e mentre la Squadra dei Batman sembra necessariamente dover leccare le ferite dello scontro, qualcosa nella Colonia si muove. Nell’ombra, come di consueto, Ra’s Al Ghul si cela, per riacquistare il prestigio perduto, chiedendo aiuto al più inaspettato degli alleati. Proprio quando lo scontro sembra volgere al termine, il colpo di coda annunciato spezza la logicità degli eventi e ferma l’interesse del lettore sul vero protagonista della run: l’Orfana , Cassandra Cain, alle prese con il suo scomodo passata e volontariamente spinta a chiudere i conti con colei che si professa essere sua madre. L’ennesimo ottimo lavoro certosino di Tynion che senza colpo ferire accresce l’interesse per lo scontro in atto.

Chiudiamo in appendice con Nightwing alle prese con un costante e fisso problema di sequestri, passando dalla Francia all’Egitto, dal Dottor Pyg al professor Simon Hunt, la testata di Tim Seeley non cambia registro e s’inalbera in un ripetitivo cliqué narrativo. Ogni volta che per Dick Grayson le cose sembrano finalmente mettersi bene, qualcuno giunge a bussare alla sua porta, chiedendo un dazio di sangue. È evidente come la corsa contro il tempo sia un fattore preponderante nelle vicissitudini dell’ormai ex spalla di Batman, ma anche la ripetitività di determinati percorsi porta al calo d’interesse da parte del lettore. L’entrata dinamica di Damian aveva portato nuova linfa e speranze a una testata che navigava in un apatia costante dalla quale, con l’irreprensibile passo indietro degli ultimi due numeri, sembra non voler uscire a pieno. E poco possono i simpatici e misteriosi Dollotron che piacciono e convincono più di tutto il resto, ma non basta, da Tim Seeley è lecito aspettarsi qualcosina in più.


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