#RWLion / Batman Rinascita #10

Daniele D'urso

A livello percettivo esistono comportamenti comprensibili e comportamenti che hanno bisogno di esser analizzati; poì c’è Batman; la sua ostinazione non va capita nè analizzata ma semplicemente assecondata… o forse è solamente quello che vogliono farci credere.

Tom King sceglie di rallentare la narrazione focalizzandosi sulla ricerca del presente. Da in pasto ai lettori un determinato lasso di tempo e sviluppa attraverso esso due rette che si incroceranno solamente alla fine. Le azioni di Batman e le parole di Catwoman vengono estraniate dal contesto che le circonda. La violenza fisica esercitata dall’eroe non si scaglia contro i suoi oppositori, ma bensì risponde alle parole della donna. Due orfani, lei e lui, il pipistrello e la gatta; una lotta che si estende ben oltre la normale riproduzione materiale, confine di un legame.

Santa Prisca e il suo cittadino onorario sono esattamente quello di cui necessita Batman: un palco, sul quale va in scena un grande attore e risuona una stupenda voce narrante. Benzina sul fuoco della narrazione. Prende vita così uno dei numeri più belli dell’era post Rinascita. Batman mosso da una convinzione incrollabile vuole apparire come la rappresentazione materiale dell’ostinazione, ma è soltanto una percezione, non fatevi ingannare. Sceglie di giocare con Bane attraverso l’uso dell’ovvietà e della ripetizione. Le sue parole ripetitive che appaiono fuori contesto sono la chiave di volta per comprendere una tattica suicida che lo porterà a un confronto impietoso. Un gioco sanguinario dal quale ancora una volta uscirà un solo vincitore. Perché se le reazioni di Bane sono ovvio nella scelta dei tempi e nei metodi lo sono soprattutto per Batman.

La mano abile di Tom King riveste questo scorcio di un’ eccezionale abito allegorico. I am Suicide è semplicemente uno specchietto per le allodole, un percorso organizzato a dovere. Batman non è un suicida, mai lo sarà, vuole esserlo. Ogni sua mossa, ogni suo inganno ha sempre un fine ben specifico. Il campo di battaglia, il suo avversario, le sue risorse, nulla è lasciato al caso; la capacità del nuovo scrittore sta proprio in questo: vestire il Cavaliere Oscuro dei panni dello stratega che in quelli dell’eroe. Magari la narrazione dilatata può creare una scissione all’interno della critica. Molti saranno a favore – altri meno – ma seguendo questo filone narrativo ci si appresta a comprendere quanto per necessità avevamo bisogno di un prodotto personale. Perché Tom King, che piaccia o meno, ci sta mettendo del suo, e comunque vada a finire è un punto a suo favore.

Dopo gli avvenimenti della Notte dei Mostri e gli scontri con la Colonia è giunto il momento per rimarginare le ferite. La scomparsa di Tim Drake è un dolore profondo al quale non si può trovare una sutura immediata. Al centro di questo numero non può non esserci necessariamente la vita, che nonostante tutto deve andare avanti. James Tynion IV dimostra di non essere solo un ottimo scrittore d’azione, ma di saper narrare con grande sensibilità scorci di quotidianità. Un numero che parla di legami, ma soprattutto di amicizia. Unico grande deterrente contro il sentimento di abbandono. Batman è turbato, imbronciato, più del suo solito. È comprensibile odia la perdita. la perdita di un legame. A volte dimentica di essere solamente un uomo.

Nonostante sia chiaramente un numero di passaggio per allacciare due filoni narrativi è organizzato e costruito a dovere. L’inserimento di nuovi personaggio che favoriranno l’imprevedibilità della trama risulta ancora una volta essere una scelta vincente. James Tynion IV è passato, nell’arco di solamente dieci numeri, da scommessa a certezza. Che sia un ottimo scrittore o che stia vivendo uno stato di grazia, non ci è dato ancora saperlo, ma per favore…continua cosi!

Ogni storia, bella o brutta che sia, ha una resa dei conti. Lo sa bene Dick Grayson, alle prese, ancora una volta con il suo passato. Nonostante, la mini-run legata a Rapace assuma parabole di estrema banalità, rimane un prodotto valido. Tim Seeley ha un’apprezzabile qualità di sintesi. I suoi racconti generalmente non si perdono mai su determinati aspetti. Sono incisivi e rapidi, e proprio per questo si modellano in maniera perfetta per la narrazione supereroica.

È ora di tirare le somme su questo primo arco narrativo di Nightwing, per le incredibile similitudini dobbiamo metterlo necessariamente a paragone con il primo ciclo di storie del New 52 di Kyle Higgins. Numerosi, forse persino troppi, sono i punti in comune. Dall’origine dell’antagonista, proveniente in entrambi i casi dall’infanzia dell’eroe, al legame con il circo e lo sviluppo della storia, tutto sembra esser già stato scritto. Nightwing Rebirth è forse una versione ‘ultimate’ del suo predecessore?Seeley ha realizzato una storia valida, ma oggettivamente già vista in passato. Un rimescolamento delle medesime carte. È ora di ricordare a tutti che Dick Grayson ha lasciato il ruolo di Robin per guardare al futuro.


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