#RWLion / Batman Rinascita #13

Daniele D'urso

Si chiude il primo mini-ciclo legato a Bane . I am Suicide riesce nel suo compito più recondito: dare un nome e una fisionomia alla paura. L’atmosfera utilizzato da Tom King attraverso il testo e i disegni di Mikel Janin portano a compimento una scelta stilistica e di registro ardua ma altrettanto evocativa. L’atmosfera cupa  della magione di Santa Prisca diventa il palcoscenico perfetto per un attore vissuto, un conclamato e navigato baronetto del teatro.

 

“Teatralità e inganno sono armi potenti”

 

Diceva un vecchio film che gli amanti del pipistrello non hanno mai dimenticato – un mondo di violenza e illusione dove sangue e paura si mischiano in egual misura – massima che non può non essere pari all’inconciliabile verità.

La fine di questo percorso ci viene mostrato come Batman sia in grado di trasformarsi in un bluff; i suoi modi aggressivi, la sua indole mascherata e il suo primordiale senso di inappagamento possono veicolare la realtà. Il gioco delle tre carte è studiato per incastrare il povero mal capitato, non dobbiamo allora stupirci se c’è qualcuno che non l’ha ancora capito. Quel qualcuno che lo vede come un mostro, un essere per metà uomo e per metà vampiro al quale affidare le proprie paure.  Bane non ha mai compreso fino in fondo il ruolo del pipistrello, non poteva farlo, perché attraverso gli occhi dell’odio i suoi nemici vengono trasportati dalla rabbia, dal senso di competizione o dalla possibile rivalsa da raggiungere ad ogni cosa.

Tom King in questo numero pone a stretto contatto la costruzione psicologica del personaggio di Batman come chiave per analizzare per ‘assurdo’ i suoi nemici. Quello che ci era stato presentato come un ciclo palesemente incentrato sulla figura del Cavaliere Oscuro sulla sua psiche e sul suo passato diventa una porta per capire meglio l’universo delle sue nemesi. Il saper affrontare ogni situazione attraverso l’inganno e il doppio gioco fa di Batman lo 007 degli uomini in calzamaglia, ciò che manca spesso ai suoi nemici e l’acume di intuirlo. L’umanità attraverso il mantello. L’utilizzo della forza bruta come realizzazione del proprio obbiettivo è un espediente valido, come in questo caso, per celare la complessità e l’arguzia di un piano studiato fin nei minimi dettagli.

Le sue nemesi diventano ludopatiche, vengono invogliate a giocare, a sedersi ad un tavolo, pensano di poter vincere, ma in realtà il gioco è truccato. Batman è il cassiere, il banco e il proprietario del casinò e nessuno esce mai con l’incasso della serata. Gli elementi della sua squadra sono pedine fondamentali in una scacchiera che mossa dopo mossa va a comporre una partita già stabilità. Non c’è da sorprendersi per il triplice gioco di Catwoman o per il compito misero della Tigre di Bronzo tutto era già stato calcolato. Ma come ogni buon gioco che si rispetti la fine è solamente un nuovo inizio, Bane esige vendetta, lo show deve continuare, le pedine sono pronte nuovamente a muoversi, ma questa volta il teatro dello scontro sarà Gotham.

Al centro dello spillato troviamo nuovamente Detective Comics e lo scontro irreversibile con l’Associazione delle Vittime. Uno contro uno, eroe contro antieroe; propositi speranze e possibilità che vengono fagocitate dalla complessità della vita. Un numero di trasgressione oltre i propri ideali.

Batman per una volta viene messo da parte, la bontà della sua crociata viene inondata da una luce più forte, la calda speranza di Tim Drake nel voler costruire una Gotham migliore. Ma il Cavaliere Oscuro non può pensarla allo stesso modo, il suo carattere freddo e calcolatore riesce a vedere solo una mera utopia. Non tutti sono Bruce Wayne, non tutti la pensano allo stesso modo. La visione del mondo di Red Robin affascina Spoiler, la ragazza viene catapultata dall’ideale messaggio di voler fare sempre la cosa giusta, ma la speranza è velenosa, illude, seduce e abbandona. Si ritrova improvvisamente sola, ad un bivio, sparire nell’anonimato delle sue colpe o scagliarsi contro colui che non ha mai visto quella speranza, per identificarlo come emblema del fallimento, il principale responsabile della morte di Tim.

Ancora una volta James Tynion IV dimostra si saper scrive una storia nel modo ma soprattutto nel posto giusto. La battaglia con l’Associazione delle Vittime ovviamente, come giusto che sia, monopolizza la narrazione, ma ogni dialogo ci proietta al futuro. Il villain sono propedeutici alla resa dei conti. Da una parte la speranza tradita dall’altra il crudo realismo. Per una volta non siamo davanti alla solita lotta tra bene e male, ma al centro della disputa ci sono le sfumature intransigenti della vita.

Blühaven è un nuovo mondo per Nightwing. Un nuovo mondo con il quale fare subito i conti. Il passato non è mai passato, lo sa, i fantasmi della sua professione tornano a riaffiorare. Questa città assume immediatamente le sembianze di un moderno purgatorio dove i meno fortunati vengono a redimere le proprie colpe. Se Gotham è l’inferno e Metropolis il paradiso, Blüdhaven si pone giusto nel mezzo.

Nightwing, come Dante, si affaccia per la prima volta in un posto inesplorato ma non del tutto perso; tra strade e vicoli alla ricerca di se stesso. Una tormentata verità che lo porterà a incontrare vecchie conoscenze, vittime in cerca di un riscatto. Tra gang rivali e strani coinvolgimenti che porteranno da subito l’ex ragazzo meraviglia ad essere molto cauto, di chi fidarsi? Chi cercare?

Sono solo alcuni degli interrogativi che dovrà affrontare.

Le prime battute di nuova storia che potrà far da contorno ad un ottimo spillato.

 


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