#RWLion / Flash: Rinascita 11

Lorenzo Cardellini

Il ticchettare di un orologio lontano aleggia su tutto l’Universo DC. Qualcuno ha rubato interi anni, ricordi ed avvenimenti, rimanendo sempre nell’ombra, agendo indisturbatamente come un essere etereo al di sopra di ogni umana, ma anche aliena, concezione.

Ecco, le ombre sono il comune denominatore anche di questo preciso numero di Flash, oltre che il motore portante di tutti gli stravolgimenti di cui i vari personaggi iniziano a prendere coscienza. Molti ricordi sembrano essere svaniti nel nulla, che si tratti di amici, nemici o personaggi più ambigui, proprio come Shade.

A compiere il proprio ritorno è infatti il personaggio reso celebre al grande pubblico grazie alla serie di James Robinson, Starman, che a metà anni novanta lo reinventò completamente, fornendogli la connotazione iconografica di cui oggi è dotato. Le cose sembrano essere precipitate per Shade, il quale si ritrova a vagare nuovamente da solo dopo aver apparentemente perso la propria metà, Hope O’Dare. Dall’altra parte troviamo eventi altrettanto turbolenti, sopratutto dopo le rivelazioni avvenute nel decimo numero, in cui il giovane Kid Flash ha scoperto la sconcertante verità sull’Anti-Flash.

Barry nonostante le vittorie ottenute non riesce comunque a vivere una vita serena, né tanto meno tranquilla, sempre invischiato in nuovi misteri e conflitti. Impegnato ad indagare sulla completa sparizione dei criminali da Central City, il velocista scarlatto, non riesce ad accettare la morte di Meena. Si divide, oltretutto, anche tra l’addestramento che sta impartendo al giovane (nonché nuovo) Kid Flash, a cui, però, non riesce ad aprirsi completamente.

La titubanza di Barry riguardo il rivelare la propria identità a Wally spiega molto riguardo il conflitto personale che attanaglia il personaggio, il quale si sente responsabile di tanti, troppi, accadimenti, partendo dal lutto materno per finire con Godspeed e tutte le sue vittime. Barry non vuole rischiare ulteriori perdite, ed è proprio questo che impedisce al rapporto con Kid Flash di compiere lo step successivo, divenendo l’effettivo mentore del ragazzo. Allo stesso tempo Wally si ritrova a vivere un momento estremamente buio, senza poter contare sull’appoggio della propria “famiglia” proprio a causa di questa barriera eretta dall’eroe per poter difendere gli altri.

Gli equilibri precari su cui si stanno muovendo tutti i vari velocisti sembrano diventare sempre più instabili e nulla di buono pare delinearsi all’orizzonte. L’impulsività di qualcuno finirà per costare cara, come anche l’eccessiva autocommiserazione. Potrebbe non esserci abbastanza tempo per rimediare ad ogni sbaglio anche se connessi alla forza della velocità.

Come numero introduttivo, in quanto tutti gli albi proposti all’interno dello spillato fungono da apripista per i nuovi archi narrativi, risulta buono anche se non eccessivamente pregno di accadimenti. Sottolineiamo oltretutto la debolezza del comparto grafico, affidato in quest’occasione alle matite di Felipe Watanabe, eccessivamente statico per un personaggio come Flash, sopratutto se abituati agli altissimi standard di Carmine di Giandomenico o anche all’ottima prova di Jorge Corona. I primi piani maggiormente curati risultano essere gli elementi più apprezzabili del comparto grafico altrimenti eccessivamente piatto e stantio.

Freccia Verde continua, invece, dall’esatto punto con cui si era chiuso il numero precedente, ritroviamo quindi Ollie, Black Canary e Diggle intenti ad infiltrarsi clandestinamente nella ferrovia trans-pacifica, intenzionati a salire sullo sfrecciante mezzo che la percorre, con il solo obiettivo di tornare a Seattle. La trama imbastita da Percy si riallaccia perfettamente, esplorando la siglatura dei trattati di pace tra stati africani e asiatici, come già accennato nei numeri precedenti dal Nono Cerchio. Il taglio dato da Percy alla serie continua a distaccarsi molto a quello più adulto dei migliori archi narrativi dedicati all’arciere di smeraldo, tuttavia la serie risulta estremamente scorrevole ed apprezzabile nella sua linearità. Un buon prodotto dall’ampia fruibilità e di facile assorbimento.

Ancora una volta le matite, dopo un fugace ritorno di Otto Schmidt, sono ad opera di Juan Ferreyra che, visti gli ambienti acquatici visti nel numero propone una palette quasi esclusivamente blu ed azzurra, su cui poi propone delle variazioni di colori caldi, creando un contrasto davvero piacevole.

In chiusura troviamo quindi quella che si sta rivelando come una serie davvero molto intrigante, Aquaman di Dan Abnett. La narrazione di Abnett risulta sempre più impeccabile, numero dopo numero, volta a creare una trama generale estremamente interessante. Fin’ora la run dello scrittore inglese non ha mostrato momenti di debolezza e la scelta di focalizzarsi completamente sulla figura di Arthur ed, ovviamente, sulle difficoltà che comporta l’essere un regnante illuminato in una società ancora chiusa nel proprio isolamento, si è rivelata perfetta.

Il sogno di poter vedere coesistere le due realtà che compongono il re atlantideo, quella terreste e quella marina, non viene minimamente dato per vinto, nonostante tutta l’ostilità mostrata da ambo le parti. Arthur si ritrova sempre più sobbarcato di responsabilità e compiti, fin troppo solo in una crociata composta esclusivamente da buone intenzioni. Aquaman sta, quindi, mostrando il proprio valore e le proprie capacità sia come eroe che come capo di stato. Il non farsi condizionare nelle proprie scelte, analizzando in maniera critica avvenimenti e possibilità per raggiungere pace e coesione tra due mondi così vicini ma allo stesso tempo tanto diversi.

Il numero proposto si focalizza, tuttavia, su Mera e su delle sconvolgenti rivelazioni riguardo la futura regina. Delle visioni avute dalla Vedovanza, spaventate per le possibili sorti del mondo se queste dovessero effettivamente avverarsi. La possibilità di una “regina fatale” incombe all’orizzonte e la stessa Mera mostra timore su quello che potrebbe effettivamente accadere. Ciononostante la compagna del Re Atlantideo sembra seguire un percorso di crescita sempre meglio delineato, volto a far realmente migliorare il personaggio.

Oltre alla paura di una possibile catastrofe abbiamo la minaccia ben più tangibile del N.E.M.O. intenzionato a non lasciare nulla al caso, sempre più vicini al proprio obbiettivo: far scoppiare un conflitto armato tra Atlantide e gli Stati Uniti d’America. Walker si riconferma come una manna dal cielo per una serie che non ha nulla da farsi invidiare, se non un disegnatore stabile e all’altezza della bella storia proposta. Purtroppo l’alternanza di artisti mediocri non fa altro che riconfermare quanto questo sia un problema tangibile, sottolineato dall’abisso qualitativo che possiamo trovare tra i numeri realizzati da Brad Walker ed restanti, lasciati in mano a disegnatori chiaramente non all’altezza.

Lo spillato di Flash mostra nuovamente i muscoli, lasciando soddisfatti con letture che adatte a più gusti e palati.

 

 


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