#RWLion / Flash: Rinascita 12

Redazione Geek Area

Hoping I can clear the way by stepping through my shadow, coming out the other side.

Tool, ÆnimaForty-Six & 2.

Che si cammini o si corra alla velocità della luce non importa, la nostra ombra continuerà a starci alle calcagna, instancabile. Le ombre non vanno sottovalutate, accompagnano la vita di ognuno ed, in determinati casi, finiscono anche per inghiottire poveri malcapitati, facendone perdere tracce e memoria.

Camminare nel mondo delle ombre è difficile, se non impossibile. Pensare di uscirne è semplice follia.

Ciononostante Barry Allen ci ha insegnato come il concetto di impossibile possa essere piegato e trasformato. La volontà, hanno dimostrato i nostri velocisti più e più volte, è tutto. Quella volontà ferrea ha riportato indietro Wally, ha trasformato l’impossibilità in certezza, l’impensabile in fattibile. Ed è proprio di questo che Flash, Kid Flash e Shade hanno bisogno ora. Devono credere di essere abbastanza forti da sconfiggere le ombre, di avere abbastanza volontà per poterle ricacciare nell’antro oscuro da cui provengono, spezzare la presa sviluppata e sventare i loro piani.

Quello che era partito come un classico filler da utilizzare per introdurre successivamente il proseguimento del ciclo principale sulla testata si sta, invece, rivelando un lavoro interessante, sopratutto per lo spazio lasciato a Shade ed alle sue implicazioni personali. La porzione di storia dedicata al personaggio risulta accattivante e mostra, come se ce fosse ulteriore bisogno, l’affascinante potenziale che racchiude. La narrazione si ritrova quindi in un netto punto di svolta e la verità viene svelata.

Shade non è tornato ad essere un criminale, semplicemente è stato sopraffatto dalle sue stesse insicurezze, le quali hanno finito per travolgerlo, lasciando la porta aperta alle ombre. Queste hanno iniziato ad assumere sempre più controllo, ribellandosi contro il loro stesso “padrone”, inseguendo, sempre più spasmodicamente, il proprio obiettivo: riversarsi nel mondo reale.

La storia imbastita da Williamson, oltre a giocare con il trittico di ombra, luce e velocità, ci pone di fronte ad un problema, nonché espediente narrativo, che è spesso utilizzato nella narrazione supereroistica, ovvero il timore dell’eroe di fallire, il quale si trasformerà in ossessione, rivelandosi come vero motivo di fallimento, aprendo e chiudendo un circolo vizioso concettualmente invalicabile. Certo, Williamson non affronta tale tematica in maniera profonda, accennandola solamente ed in maniera anche piuttosto superficiale, rimane però apprezzabile che anche delle storie più “filler” presentino un approfondimento comunque discreto.

I disegni di Watanabe presentano un netto miglioramento, complice una nemmeno troppo velata imitazione del segno di Carmine di Giandomenico, che rimpiangiamo non abbia potuto dare il proprio contributo a questi numeri. Possiamo solo immaginare l’impatto visivo e la potenza che le ombre avrebbero potuto assumere se nate dal tratto di Carmine. Questa seconda porzione di storia risulta pienamente godibile, lasciandoci con una bella dose di curiosità per il finale che vedremo nei prossimi numeri e facendoci chiedere se effettivamente Shade riuscirà a riprendere il controllo dei propri “demoni” o finirà per doversi confinare con loro.

Ci spostiamo su ben altre tematiche con Freccia Verde ed Aquaman che condividono sempre di più una vena politica, anche se marcata in modo differente a seconda della serie. Il periodo di grande sconvolgimento sembra continuare imperterrito per Oliver Queen, il quale si ritrova nuovamente, anche se in modo più trasversale, a fare i conti con le orride azioni della propria compagnia, guidata dallo spregevole Cyrus Broderick.

Dalla tratta di schiavi, come visto nell’arco narrativo appena conclusosi, passiamo all’assassinio di capi di stato nel tentativo di portare America e Medio Oriente al definitivo conflitto armato. La corsa contro l’assassino inviato da Broderick è spasmodica in un numero che fa dell’azione il proprio punto focale.  Ennesimo plauso per Juan Ferreyra di cui è sempre più evidente il grande talento. Davvero splendida l’apertura del numero che gioca con un’inquadratura incentrata sugli occhi del diplomatico ormai morto.

Nota a margine: vedere Ollie e Dinah cooperare così spontaneamente e con un affiatamento simile non può che far scaldare i cuori di tutti i lettori dell’arciere.

Aquaman, come dicevamo, approccia il discorso sociopolitico in maniera decisamente più complessa. Dan Abnett, che tutto considerato sarebbe in grado di rilanciare qualsiasi personaggio, continua il proprio fantapolitico con la chiara intenzione di non fare prigionieri. Gli atlantidei ed il loro re, Arthur, non hanno il tempo materiale di riprendersi e tirare un sospiro di sollievo.

Nonostante la reputazione di Aquaman sia stata “ripulita” grazie al violentissimo scontro con Shaggy Man, tanto da fargli avere il pieno appoggio della League e della popolazione, il N.E.M.O. appare ancora più motivato ed intenzionato a causare la definitiva distruzione di Atlantide. Il tentativo di far apparire la nazione sommersa per ciò che non è viene ulteriormente perfezionato, tanto da lasciare sbigottito lo stesso Arthur proprio nel momento più inaspettato, facendo sfuggire tutto dal suo controllo.

La caratterizzazione dei personaggi di Abnett supera agilmente ogni più rosea aspettativa: ognuno mostra infinitesimali sfaccettature, partendo sempre dall’eccezionale caratura morale di Curry, il quale nonostante le innumerevoli sconfitte e la sfiducia tangibile da ambo le parti continua a fare da collante per due mondi che non vogliono trovare punti d’incontro, nonostante ne abbiano già molti. Mera diventa più affascinante e misteriosa di numero in numero, tanto da far sottolineare ogni volta la crescita ed il percorso compiuto dalla futura regina. Ogni nuovo numero desta ulteriori dubbi: quanto dei catastrofici eventi mostrati precedentemente si avvererà realmente? Riuscirà Arthur a salvare contemporaneamente due mondi ed uscirne comunque intero sia nel corpo che nella mente?

Altro plauso va fatto per la costruzione di Manta Nera, sempre più spietato e focalizzato sul proprio obiettivo. Nulla sembra farlo vacillare, e la completa mancanza di empatia sembra far propendere per la tanto agognata vittoria. A differenza di Aquaman, Black Manta non si fa scrupolo alcuni, agisce per perseguire lo scopo ultimo, diventando vero e proprio ideatore e mandante di atroci attacchi terroristici.

Questo dodicesimo numero di Flash è una lettura molto piacevole che tiene ritmi serrati, in cui ogni testata mostra un ottimo livello qualitativo. Tuttavia un appunto riguardo la traduzione e l’adattamento, esclusivamente nel caso della serie su Flash, va fatto. Eccessive ripetizioni e scelte di costruzione delle frasi non eccelse si sono fatte sentire.

Null’altro da aggiungere riguardo un prodotto davvero buono che ha ormai fatto breccia in moltissimi lettori.


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