#RWLion / Harley Quinn e Suicide Squad #10 – Recensione

Fabrizio Mancini

Harley Quinn, di Amanda Conner e Jimmy Palmiotti, continua a deludermi. Interessante solo da un punto di vista puramente visivo, ma in quanto a storia è pressoché inesistente.
Harley è in un momento di confuso niente in cui sogni e pensieri la distraggono mentre cerca di trovarsi qualcosa da fare. Ancora una volta un capitolo che non porta assolutamente a nulla, cercando di renderlo accattivante con la sola caratterizzazione del personaggio, senza un minimo di trama.

Come per Justice League, anche Suicide Squad è orfana dell’omonimo team, lasciando totale spazio a Deathstroke.

Difatti si conclude Il Professionista con lo scontro tra Deathstroke e Superman, un signor scontro nonostante un pronostico scontano. Deathstroke continua a stupire, sopratutto perché il personaggio esce fuori di fronte ad un avversario pressoché imbattibile. Il suo atteggiamento fa comprendere ancora di più quanto Slade Wilson sia uno stratega eccellente, ma anche un tipo a cui incutere paura sembra impossibile, accompagnato da una testardaggine colossale. Deathstroke non si piega di fronte a nessuno e perseguirà il suo scopo fino alla morte se necessario. Non si può non ammirarlo.
Nel terzo capitolo iniziamo invece la nuova saga di Deathstroke, Four Rooms, dove si scaverà un po’ nel passato di Slade, mostrando un personaggio già abbastanza inquadrato.
Centrali sono sempre i due figli, Rose e Joseph, determinante quest’ultimo dopo aver preso la tuto Ikon e divenuto ufficialmente Jericho. Per ora è Deathstroke che sostiene la testata.


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