#RWLion / Harley Quinn e Suicide Squad #7

Fabrizio Mancini

Quello che era stato un bel primo capitolo di apertura per la nuova missione di Harley Quinn non prosegue granché bene. Punk in incognito mi aveva incuriosito molto con il primo capitolo, ma non con questo secondo, che sembra proprio un capitolo di mezzo.

Non si fa di tutta l’erba un fascio, il personaggio di Harley come piace a me sta uscendo fuori, quella mortale e sexy pazza mette in pratica ciò che significa questa definizione, mostrando una cattiveria purissima con tanto di scopo ben mirato, con una mossa degna del Joker, per l’appunto quest’ultimo aveva fatto sentire la sua presenza nel capitolo precedente. In questo capitolo ci degnerà di un’apparizione in un flashback, assegnato all’interessante mano di Jill Thompson, mentre il resto a John Timms che già aveva preso parte alla testata.

Il resto della testata viene letteralmente requisito da Deathstroke con ben 2 capitoli, per lasciare alla Suicide Squad di riuscire ad andare di pari passo con Justice League of America.

Proseguiamo quindi con Il Professionista, Slade ha a che fare con un certo affare di famiglia, sua figlia Rose, conosciuta meglio come Ravager, ha un taglia sulla testa. Slade dovrà fare il padre e prendersi cura di una figlia difficile da tenere a bada, sopratutto viste le sue capacità. La situazione si protrae molto, tanto da condurli fino a dover incontrare un certo pipistrello.

L’accoppiata padre-figlia, tra due persone che si conoscono poco come Slade e Rose, e tutte le conseguenze che possono arrivare sono un classico della narrazione, immaginatelo con un padre supercriminale con fattore rigenerante e una figlia killer superaddestrata con facoltà di premonizione. Da un lato Slade che si preoccupa per una figlia cui non ha mai avuto modo di dimostrare affetto, dall’altro una figlia testa calda che non aspettava altro. Una scrittura matura, al di là della tipica narrazione supereroistica.


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