#RWLion / Harley Quinn e Suicide Squad: Rinascita 11 – 12

Fabrizio Mancini

La pausa estiva coincide con il capitolo Natalizio per Harley Quinn. Ancora una volta Amanda Conner e Jimmy Palmiotti presentano una storia che funziona solo per un pubblico adolescente femminile, questo se per funzionare intendete anche voi spingere le bambine a fare le civette sciocchine. In questo Zibaldone di Natale, Harley si ritrova a dover salvare Babbo Natale dai suoi demoni interiori, in un modo che secondo gli esperti definiscono letale al 100% rimpicciolendosi sempre più e infilandosi nel suo cervello, con il problema che tenderà a rimpicciolirsi sempre di più fino a sparire completamente, ovviamente secondo voi sarà fatale per Harley? A mio avviso non ci si spreca neanche più a chiedere la sospensione dell’incredulità. Per non parlare dei messaggi ambigui di Harley, che prima schernisce un “donna elfo” per la sua scollatura, poi si mostra con scollature sempre più generose dei suoi seni sempre più giganti. E quando Babbo Natale le intima di “muovere quel suo bel sederino” lei si prende una vignetta per estasiarsi del complimento ricevuto. Completamente da dimenticare questo capitolo del volume 11, che non prosegue in maniera migliore.
Il rientro della Suicide Squad nella testata omonima dopo la fase in Justice League of America non è così eccellente. Si parte con una situazione rovente, appunto Rustam, lo spadaccino con la spada di fuoco, ex braccio destro della Waller, che cerca la vendetta. Un nemico temibile che minaccia personalmente la Waller, che nel prendere provvedimenti a suo modo, mostra un suo lato materno. Il finale vorrebbe essere ironico, tra una vittoria e una sconfitta, ma che non lascia assolutamente niente.

Deathstroke è l’unico che tiene, e anche bene. Il personaggio di Slade Wilson viene piano piano vivisezionato, cercando di farcelo conoscere minuziosamente in ogni dettaglio, dal passato al presente, passando anche per i suoi figli Jericho e Rose, sui quali riesce ad influire anche standone molto lontano.

Si risolleva un po’ tutta la situazione, anzi di molto, nel volume 12, persino in Harley Quinn, a differenza del precedente, dove si intravede una storiella interessante, anche se non priva di difetti.

In questo capitolo c’è un abbastanza atteso approdo del Joker. Harley è chiaramente confusa, non si erano separati bene e lei non ha intenzioni pacifiche nei suoi confronti, Red Tool inizia a tirare fuori le palle dopo quasi una dozzina di numeri in cui scodinzolava dietro Harley come un cagnolino ammaestrato, senza mai riuscire a tirare fuori un minimo di carattere restando tignosamente monodimensionale, peccato che al centro del capitolo ci sia uno scontro di Harley e Red Tool contro un essere, completamente fine a se stesso, utile solo a stancare Harley.

La Suicide Squad è a limite. La Waller li ha spinti ad una caccia senza fine della loro controparte russa vista nei primi volumi, ora però Amanda è stata sospesa e sostituita. La cosa però non può trattenerla più di tanto, sarebbe anche stupido pensare che una come lei possa prendere una sospensione forzata come una vacanza.

Di tutt’altro avviso è la sua Squadra, che ben decide di farsi una pausa per riprendere fiato. Alcuni però iniziano a fare pensieri, in fondo non puoi tenere in gabbia una bestia selvaggia e credere che non sia disposta a tutto pur di liberarsi. Si apre quindi una situazione intrigante, quasi da classico giallo, che potrebbe scuotere le dinamiche fino all’osso.

Conclude sempre Deathstroke, con un capitolo praticamente autoconclusivo, quasi a parte dalla linea finora intrapresa. Nella tremenda Chicago c’è da tempo una situazione insostenibile, che vede le mamme ritrovarsi con i proprio figli uccisi in strada. Stanche di subire, pare che sia stato stipulato un contratto con Deathstroke, per punire tutti i colpevoli che hanno ucciso dei ragazzi, difatti ormai nelle strade, cadono tutti come mosche.

Uno dei migliori capitoli di Deathstorke, che non si sofferma apparentemente sul personaggio, ma sull’alone che si porta dietro, per poi aprirci nel finale la mente del superassassino, utilizzando lo strato sociale di una realtà criminale come Chicago, che persino noi possiamo comprendere.
Una struttura che, nonostante le poche pagine, possiede un intreccio notevole, rimanendo però di semplice lettura e comprensione.


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