#RWLion / Harley Quinn e Suicide Squad: Rinascita #13

Fabrizio Mancini

Volume, questo tredicesimo, nel complesso sottotono.

Sopratutto perché il precedente si era chiuso con aspettative interessanti.

Partiamo come sempre da Harley. Il Joker è tornato, intenzionato a rientrare nella vita della sua psichiatra preferita, in maniera però diversa, meno folle e più razionale. Red Tool non è d’accordo e, senza il permesso di Harley, si intromette nella faccenda. Avevamo lasciato Red Tool e Joker sull’orlo della sfida, che ovviamente arriverà, ma non c’è nulla di quello che ci possa aspettare. Joker insiste nel voler dimostrare di essere pronto a ricominciare Harley non si fida, Red Tool ancora meno, come dar loro torto. Il personaggio del Joker non ha mai avuto a cuore nessuno, se non Batman e diciamo Harley. Ma il suo amore si trasforma sempre in violenza. Farlo cambiare per amore non è che una scelta di pubblico, giovani adolescenti che sognano di essere Harley.
Sembra veramente la situazione dell’ex pericoloso, appena scarcerato, venuto a infastidire con la sua presenza la nuova coppia, e non ha bisogno di fare altro, perché per rovinare il loro rapporto è bastato farsi vivo.
La cosa meno comprensibile è come viene presentato il capitolo. Il titolo è “La Buona, il Cattivo e il Famelico” (il gioco di parole con il film funzione chiaramente meglio in inglese Ugly/Hungry). Ovviamente i primi due sono Harley e Joker, il terzo invece è un nuovo personaggio che viene presentato subito, ma non si va oltre, poiché la linea narrativa ora è un’altra, e non c’è la minima interazione con gli altri. Ancora una volta Palmiotti e Conner sembrano non sapere come gestire la situazione e andare un po’ a naso, concludendo il capitolo con un finale sciocco e senza mordente. Come al solito si salva il solo John Timms.

Sottotono anche quello che sembrava dovesse essere un capitolo incredibile. L’attentato ad Amanda Waller aveva fatto rizzare le orecchie, potendo portare a innumerevoli situazioni critiche all’interno del sistema della Task Force X. La squadra viene catapultata all’inseguimento di Rustam e del suo ancora poco chiaro piano. Ciò non significa che comunque la Squadra sia in passeggiata. A Black Gate trovano pane per i loro denti. Sprecato anche John Romita Jr, che sembra relegato ad un compitino.
Il capitolo successivo invece si concentra sulla sostituta di Amanda, già presentata, Emilia Harcourt. Forse il capitolo più interessante dell’albo. La Harcourt non solo deve sostituire al comando un capo efficiente e temibile, ma deve far fronte alla Sucide Squad, riuscire a conquistare il loro rispetto, o quantomeno farsi notare fuori dall’ombra del suo predecessore, e indagare su ciò che è successo, visto che gli indizi presentati nel volume precedente, al momento dell’agguato, portano ad un membro della Squadra. Vediamo così il gruppo da una nuova ottica, quella di un giovane funzionario, preparato e determinato ma anche sotto pressione. Si ha davvero l’impressione di letali bestie messe forzatamente in cattività.
Plauso anche per il trio Barrows, Ferreira e Lucas, rispettivamente matite, chine e colori. Un team valido che tira fuori bene la sensazione e la situazione in cui si trova la Harcourt.

Proseguo con la sfilata del sottotono chiudendo con Deathstroke. Viene chiarito come sia tornato in libertà, visto il capitolo Chicago nel volume precedente, e la presenza di Leone rosso. Comparsata per i figli, che restano decisamente in disparte, totalmente fuori dal filo narrativo del capitolo. Il personaggio però appare sempre solido, un passo avanti a tutti anche quando nuota nel caos, ma sembra di sentire una nota di stanchezza da parte sua. Crepuscolo prima parte è ancora poco chiaro e magnetico, ma si preannuncia, come per i precedenti, un intrigo ordito ai danni di Slade Wilson, che nessuno sembra voler lasciare in pace.


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