#RWLion / Justice League: Rinascita #13

Fabrizio Mancini

Senza tempo parte seconda è tutto un enorme spiegone, su una situazione che divide fisicamente e temporalmente la Justice League. Per quanto possa risultare interessante non ci sono eventi degni di nota. Tutto accade in maniera troppo semplicistica e sbrigativa, Superman si trova sempre al centro della possibile soluzione, mentre Batman si riduce ad un mero parlare. Tutti gli altri sono divisi, persi nel tempo. Le forze in gioco sono molteplici e ancora da scoprire e, come sempre più spesso accade, non bastano nemmeno due capitoli per far entrare il lettore nella storia.

I Titani si sono trasferiti a Manhattan dopo aver sentito dalla testa di Abra Kadabra la medesima parola. Una scelta alquanto strana, ovvio che sentendo quella parola si apprestino ad investigare, ma per chi legge ha tutt’altro significato. Wally ritrova qualcuno che incredibilmente ricorda chi è, che sa dargli conforto ma non aiutarlo e aiutarci a capire meglio. Contemporaneamente si prepara il terreno per il prossimo nemico, ma è altro che ha attirato la mia attenzione. Troppi sembrano i segnali di paragone diretto con la Justice League, sopratutto nel finale, di cui c’è ben poco da spoilerare ma non ve lo dirò ugualmente. Sembra come se si cercasse di inculcare nella mente del lettore che i Titani non sono più die ragazzini, e che sono gli eredi diretti della Lega, come se presto li andranno a sostituirli.

Red Hood ormai è chiaramente il migliore della testata. Testo ben calibrato, il personaggio di Jason Todd è pieno di risorse e di tormenti. A metà tra una testa calda e un grande stratega, degno allievo di Batman, simile e diverso allo stesso tempo.

Jason si ritrova un nuovo problema, Bizarro. Il clone sbagliato di Superman dietro il corpo di un dio, nasconde anche lui una fragilità enorme.


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