#RwLion / Justice League: Rinascita #4 – Recensione

Mirko Tommasino

L’epilogo di una minaccia è un aspetto delicato da trattare in fase di scrittura. Tornare allo status quo dopo aver rischiato di perderlo per sempre rischia di essere una manovra artefatta, condita da dialoghi poco credibili e messaggi politically correct decisamente forzati. Le macchine estinzione, storia principale di Justice League: Rinascita (edito in Italia da Rw Edizioni/Lion Comics), vede il suo epilogo, cadendo in parte nel tranello del superuomo americano.

La squadra che incarna la giustizia sulla terra è guidata idealmente dalla speranza di distruggere un nemico che appare invincibile, che richiede uno sforzo di gruppo da parte dei supereroi più potenti del mondo. L’epilogo arriva, il mondo è (naturalmente) di nuovo al sicuro e gli autori della storia ammiccano al pubblico inserendo degli elementi tipicamente americani nelle tavole conclusive (appuntamento tra supereroi, partita a football, volti di minoranze tra quelli salvati, ecc…) andando ad incrinare un po’ la qualità della lettura nella fase finale.

Il tempo di guerra si chiude, portando il mondo in un nuovo ordinario tempo di pace. Purtroppo, però, con i supereroi non è mai così semplice. Non avere più un nemico comune elimina il collante dal gruppo, e nella prima parte di Stato di Paura osserviamo il progressivo scollamento tra gli individui della League.

Nell’ultima parte dell’albo, invece, torniamo ad analizzare le nuove origini di Cyborg e il suo risveglio. Ne L’imitazione della vita (parte uno) prosegue il clima introduttivo visto nel precedente capitolo, (ri)portando l’eroe all’interno della sua realtà, in attesa degli ormai prossimi sviluppi della storia.

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