#RWLion / Superman: Rinascita 12

Lorenzo Cardellini

Nulla viene lasciato al caso.

Se volessimo riassumere il lavoro svolto al momento sulla serie dedicata a Superman potremmo farlo attraverso queste semplici parole. Il giusto peso dovrebbe esservi dato, in quanto davvero nessun avvenimento o filo narrativo viene abbandonato, dimenticato o lasciato inutilizzato. Tutto ciò, in maniera ancor più diretta, è l’ennesima riprova del livello qualitativo raggiunto da Patrick Gleason e Peter Tomasi.

I due autori hanno deciso di non lasciare nulla al caso, di mostrare Superman a 360°, esplorandone ogni aspetto, non importa quanto possa essere remoto o recondito. Ed è in tale modo che anche in un Annual, il primo dalla Rinascita del personaggio, aspetti importanti della dimensione più privata ed intimistica di Clark vengano portati a galla, per essere analizzati ed affrontati.

Sin dall’inizio della run che ha dato nuova vita al personaggio è stato sempre palese il senso di inadeguatezza permeato nella figura di Kal-El. La separazione dalla propria Terra, il trovarsi nuovamente di fronte ad un qualcosa che sembra non appartenergli, ha idealmente riportato l’Ultimo Figlio di Krypton ad una dimensione di “emarginazione” già sperimentata.

L’alienazione è un sentimento che Clark Kent conosce fin troppo bene, capiamo quindi come dover abbandonare la propria realtà, spostandosi in una tanto simile, ma allo stesso tempo così diversa, dove tutti hanno delle controparti che, tuttavia, non sono le stesse persone precedentemente conosciute, possa essere destabilizzante e distruttivo.

E se Superman prova nuovamente un senso di alienazione nei confronti del pianeta Terra come può tutto questo influire sul punto punto focale della run, volta a far risaltare il lato umano di Clark, piuttosto che quello superumano, (o alieno che dir si voglia)?

Come dicevamo in apertura: nulla è lasciato al caso. Proprio per questo Tomasi e Gleason affrontano prontamente uno dei punti che potrebbe diventare realmente annoso con il passare del tempo. Abbandonare una dimensione per un’altra non è cosa facile, e chiunque proverebbe sentimenti simili. Quindi Superman è umano o più semplicemente non può esimersi dal provare queste emozioni/condizioni che sembrano perseguitarlo sin dalla tenera età?

In ogni caso la risposta sarebbe tendenziosa, ma è proprio nella giusta soluzione che si annida la reale bravura degli autori. Come John Byrne riuscì a risolvere la questione, con una maestria più che unica, riguardo il problema “Alieno o Terrestre?” anche il duo attualmente impegnato sulla serie ha fornito una soluzione soddisfacente.

Non intendiamo ovviamente fare paragoni: Byrne riuscì a fornire un intero impianto mitologico, nonché un background ed una caratterizzazione immensa, a Superman persino in una sola vignetta, mettendo il pubblico di fronte alla semplice e chiara verità. Superman non avrebbe mai dimenticato le proprie origini, sarebbe sempre stato un Kryptoniano, ma discendere da un luogo non fa di quello la propria casa. Il razzo si aprì sulla Terra, nel Kansas e Clark venne cresciuto da dolci e gentili terrestri che lo educarono e fecero di lui l’uomo che poi decise di indossare il mantello. Byrne in questo modo mantené entrambi i mondi ma con una netta divisione, riuscendo a caratterizzare definitivamente il supereroe più iconico di sempre.

Diciamo che quanto fatto da Gleason e Tomasi è simile in quanto Clark si ritrova a dover fare i conti con questa dualità di mondi in maniera altrettanto palese (tutto ciò mostra il grande studio fatto sul personaggio), variando poi completamente. La condizione vissuta da Clark oltre ad avvelenare il suo animo sta facendo morire tutta la vegetazione presente nello zona limitrofa alla fattoria dei Kent, tutto senza che il protagonista ne sia minimamente consapevole.

A portare alla luce tale avvenimento sarà nientemeno che Swamp Thing, con un team-up davvero ben realizzato. La percezione del fu Dottor Holland è estremamente precisa e mirata; la vegetazione muore a causa della non accettazione da parte di Kal nei confronti di questa nuova Terra. Tutto ciò porta ad un diverso assorbimento della luce solare, il quale sta danneggiando la flora ed il pianeta.

In modo eccezionale gli autori sono riusciti a rendere tale abnegazione come un qualcosa di tangibile; Clark non sente la Terra come proprio luogo d’appartenenza e questo finisce per portare degli effetti collaterali sul pianeta stesso, seguendo un evoluzione “scientifica”. Parallelamente l’occasione viene, ovviamente,  sfruttata per far fronteggiare un argomento anche troppo rimandato.

Clark deve chiudere con il passato ed abbracciare il futuro.

Azione estremamente complicata.

Ma è proprio qui il punto di snodo dell’intera vicenda, come Swamp Thing ci tiene a sottolineare:

Liberarsi del proprio passato non significa lasciarlo andare

Tale specifica, nonché enorme diversificazione, è la summa della questione tutta, la quale si riallaccia proprio con la visione Byrniana precedentemente illustrata. Clark dovrà riuscire a recidere questo legame per poter andare avanti con la propria vita, senza però dimenticare ciò che è stato, in ogni suo più piccolo particolare.

Questo primo Annual si classifica quindi come una storia davvero ottima, dal pregno significato, stratificato sotto molteplici aspetti . A rendere il tutto ancor più degno di nota troviamo le matite di Jeorge Jimenez, che mostra, sempre di più come il suo livello sia pronto a fare scuola ed imporsi sulla scena fumettistica mondiale.

In chiusura troviamo il ritorno di Action Comics, che procede con la trama di Jurgens in maniera sempre più spedita. Ulteriori nodi vengono al pettine generando, con un gigantesco ossimoro, ancor più domande. Clark, accompagnato dal piccolo Jon, tenta di trovare delle risposte riguardo la plateale sparizione del grattacielo Genetricon, mentre Lois tenta di intervistare un Luthor sempre più ammantato da un velo di incertezza.

Altri personaggi fanno il proprio esordio, intenti, almeno da quanto appare, ad agire nel modo più drastico possibile pur di salvaguardare la Terra da un imminente, quanto apocalittico, futuro. Va riconosciuto come Action Comics abbia effettivamente compiuto un netto balzo in avanti rispetto al mediocre esordio, assestandosi su livelli piacevoli ed interessanti, in questo caso sostenuto dal tratto di Tyler Kirkham, il quale appare quasi migliorato.

Superman si impone nuovamente come spillato di qualità con delle storie che permettono il reale approfondimento del personaggio sia da un lato più pratico, che da uno più personale. Tendiamo a ripeterlo spesso ma se davvero cercate una serie che possa stupirvi ed ammaliarvi quella dell’Uomo d’Acciaio si trova di diritto nel podio dei lavori da leggere, ed, ovviamente, apprezzare.


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