#RWLion / Superman: Rinascita 14

Lorenzo Cardellini

L’essere umano è una creatura profondamente affascinante e complessa, capace di creare meraviglie in un momento per poi distruggerle l’attimo successivo. Nella sua goffaggine si aggira in un mondo di cristallo, spesso troppo inconsapevole delle proprie capacità ma anche della propria mole.

È facile quindi pensare quanto possano essere folli i rapporti tra più individui, sopratutto se legati dal quel sentimento che “move il sole e l’altre stelle”. Proprio di questa complessità nei rapporti interpersonali tratta il nuovo numero di Superman, che porta a compimento “Super Monster” il “filler” iniziato sulle pagine dello scorso spillato, non convincendo pienamente, vista anche il lineare andamento della storia.

Personaggio in pericolo/Lois in pericolo, arrivo di Superman, scontro, salvataggio della situazione.

È questa la linea retta che segue tale storia, salvo inserire un colpo di scena “inaspettato” sul finale, il quale cerca di movimentarne leggermente l’andamento. Ora che abbiamo assistito alla conclusione possiamo affermare con sicurezza che non si tratta di un lavoro imprescindibile (ovviamente) ma nemmeno di una storia scadente, nonostante la velocità con cui sembra essere stata scritta. Vi sono aspetti molto interessanti che pongono sotto la lente d’ingrandimento la complessità dei rapporti, focalizzandosi su quelli di coppia e sottolineando la difficoltà che li accompagna.

Attraverso le figure di Frankenstein e della sua ex-moglie assistiamo allo sgretolamento di un nucleo famigliare, il quale porta alla crisi del rapporto tra i due personaggi. I due si “autoflagellano” addossandosi colpe e rivivendo momenti dolorosi. La ricerca del Kroog passa sullo sfondo e nonostante sia il motivo che spinge i vari protagonisti all’azione è chiaro come venga rilegato a semplice pretesto per narrare i rapporti tra i due. Tomasi e Gleason ci raccontano, quindi, di una storia tormentata, dove la scelta più giusta risulta essere anche la più difficile.

Ed è questo che sono spesso i rapporti di coppia. Ci si può amare infinitamente ma di fronte a determinati avvenimento neppure il puro sentimento basta. Non tutto si può superare e neanche l’aforisma del tempo che guarisce ogni ferita riesce a trovare spazio. In questa seconda parte il mirabolante duo riesce a salvare una storia dall’imprinting scialbo, che, a questo punto, trova la propria unica pecca in una partenza eccessivamente lenta, in cui effettivamente non vi è snodo narrativo. Da notare oltretutto come gli autori realizzino un parallelo tra i legami dei Frankenstein e quelli dei Kent.

Manhke svolge il proprio compito, come nel precedente numero, in maniera piuttosto altalenante. Buoni primi piani mescolati a vignette realizzate chiaramente in fretta e/o senza troppa cura. Da un artista del suo calibro ci si aspetterebbe di meglio, speriamo possa trattarsi solamente di episodi circoscritti a tali occasioni.

Doppia dose di Action Comics in questo quattordicesimo numero che continua il processo a Lex Luthor, visto come futuro Darkseid, trasportato su Nideesi, pronto ad essere giudicato (colpevole). La giuria, formata da superstiti di razze annientate dallo stesso Tiranno, forniscono un contesto non indifferente, in cui, finalmente, le origini del Deicida vengono svelate e narrate. Dopo aver assistito alla distruzione della propria famiglia L’Carr ha impegnato tutta la propria vita nella caccia di possibili sterminatori, accumulando una quantità infinita di sangue sulle proprie mani.

Affidatosi ad una figura quasi eterea, Ch’Arr, definibile come un oracolo è arrivato alla conclusione della propria folle carriera con un l’ultimo compito di distruggere Luthor, evitando che chiunque potesse perire per mano sua. Lo scontro ideologico pensato da Jurgens porta Clark ad avere diversi dubbi sul da farsi. Se in un primo momento il salvataggio sembrava scontato proprio per rispettare quella visione così profonda della giustizia e della legge che alberga nell’animo di Supes, la scoperta di alcuni importanti fatti (o manufatti che dir si voglia) arriverà a far vacillare anche l’Ultimo Figlio di Krypton. La trama imbastita dallo storico autore non brilla per originalità, ma abbiamo ormai ben capito quale sia l’andamento di Action Comics, una testa da prendere come lettura completamente disimpegnata, figlia di tempi passati. Nonostante tutto, quindi, la serie si lascia tranquillamente leggere, senza troppe preoccupazioni.

Vedremo ora come si evolveranno le cose in Multiplicità e nel probabile capitolo finale del processo, in cui tutte le perplessità dovranno per forza essere fugate.

 


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