#RWLion / Superman: Rinascita #17

Redazione Geek Area

La musica è suono, linguaggio, percezione, costrutto sociale, piacere, esperienza ed anche salvezza. Ed è proprio attorno a quest’ultima interpretazione che ruota l’ottima conclusione di Multiplicità, il grande omaggio fatto a Multiversity da Patrick Gleason e Peter Tomasi.

Dopo una serie di filler meno interessanti Multiplicità si impone in maniera netta, smuovendo finalmente l’interesse nei confronti della testata principale dedicata a Superman, chiudendo l’evento con un numero ben realizzato. Dopo tale conclusione è possibile parlare in maniera più chiara dell’evento che pur seguendo un’evoluzione molto semplice riesce comunque a tenere alto l’interesse. La narrazione si svolge linearmente e non vi sono sconvolgimenti nemmeno nella conclusione, tuttavia il duo di artisti intraprende una strada ben precisa, scegliendo di celebrare un’opera monumentale essendo allo stesso tempo consapevole di non potersi addentrare in quanto già sviluppato da Grant Morrison.

Ed è proprio questo che ne permette una fluida fruizione, in quanto la celebrazione del lavoro è realizzata con qualità perché non vi è imitazione. Si tratta di un omaggio realizzato senza spirito di emulazione, che segue la visione data dai due autori al nuovo corso dell’Uomo d’Acciaio, come la parte conclusiva di questo numero testimonia.

Gleason e Tomasi inseriscono si il contesto multiversale ma il loro obbiettivo rimane quello di sottolineare le vere capacità del Superman di Terra-0 attraverso la celebrazione del suo animo e del suo buon cuore, i reali elementi che rendono la S indossata più di un semplice stemma. Clark decide di mettere a rischio la propria esistenza senza battere ciglio, affidandosi agli altri Superman dopo aver studiato un piano tanto semplice quanto geniale. Gettatosi direttamente nella mischia contro Prophecy funge da esca, utilizzando la Thule per far individuare la propria posizione e, di conseguenza, dare la possibilità alle altre versioni di attaccare insieme.

Il discorso tenuto da Clark poco prima che la battaglia finale impazzi ribadisce nuovamente il significato stesso dell’essere Superman. Tale onere viene paragonato, attraverso un velato parallelismo, al concetto stesso di idea. Si può distruggere chi da vita a tale l’idea ma quella continuerà ad esistere, indipendentemente dal resto. Allo stesso modo i portatori del simbolo possono essere schiacciati ed uccisi ma la loro missione, ed in maniera più ampia ciò che rappresentano, è immortale.

Nonostante la conclusione dell’evento gli autori lasciano volutamente dei punti oscuri, non approfondendo diversi aspetti e lasciando domande senza risposta, che verranno riprese senza ombra di dubbio in futuro fornendo da incipit per ciò che avverrà nelle pagine di questo stesso quindicinale.

Tutta la scorrevolezza trovata nelle prime 24 pagine viene purtroppo a mancare nuovamente in Action Comics. La seconda testata dedicata a Supes si ritrova nuovamente arenata con una noia sempre più dilagante dovuta a delle trame sempre più dilatate. È chiaro come il filone riguardante il secondo fantomatico Clark Kent  abbia bisogno di una veloce conclusione vista la blanda impostazione del mistero pensata da Jurgens, eppure il tutto viene ancora portato avanti, in maniera inesorabile e quantomai svogliata. La trama non procede praticamente sotto alcun aspetto, eccezion fatta per la figura del “misterioso” Clark, sempre meno convincente e più losca. Non vi è nient’altro in questo numero che non convince né intrattiene sotto aspetto alcuno, arrivando a tendere tediosa la lettura, oltre che estremamente frustrante.

A risollevare parzialmente le sorti è invece Supergirl con il settimo numero della testata scritta da Steve Orlando ed in questo caso disegnata da Matias Bergara. Dopo la cocente delusione del primo arco narrativo di cui vi avevamo parlato nella recensione del quindicesimo numero Orlando riesce a risollevare gli animi proponendo molta della vena introspettiva venuta a mancare nello scontro con Zor-El.

Quella proposta è una situazione completamente diversa: l’autore ripesca un punto lasciato in sospeso proprio nel primo numero del Rebirth, andando finalmente a chiarire la figura di Lar-On. In un viaggio psichedelico che ci trasporta all’interno della mente dello stesso lupo mannaro kryptoniano riusciamo finalmente a capire le paure di questo personaggio la cui vita è stata estremamente avversa. Oltre ad avere chiarimenti riguardo l’attivazione della trasformazione compiamo assistiamo alla nascite di tutte le sue paure, che finiscono per trasformarlo in un bambino impaurito, le cui ferite non si sono mai rimarginate.

Kara sostiene una delle prove migliori di questo nuovo corso, rendendo giustizia al costume indossato. I discorsi della giovane supereroina trovano riscontro e sono figli di una situazione non troppo diversa da quella dello stesso Lar-On. Il conflitto genitoriale seppur avvenga per motivi differenti lascia altrettanti segni nell’animo di un figlio e Supergirl si mostra adulta, sapendo affrontare tali tematiche direttamente con lo stesso subconscio del kryptoniano.

Il numero riesce quindi a ripagarci, almeno in parte, della scialba conclusione vista in precedenza e ci fa sperare per il futuro, coadiuvato dai disegni di un ottimo Bergara, che seppur vicino allo stile di Ching, risulta più smussato e dolce nei disegni.

Staremo a vedere ora cosa attenderà l’Uomo d’Acciaio nella serie principale, la quale sembra avrà risvolti molto interessanti. Speriamo lo stesso per Supergirl che se da una parte ci ha soddisfatto con un numero dalla buona costruzione dall’altra continua ad intimorire per la pessima conclusione di una storia sviluppata in sei numeri. Nota dolente torna quindi ad essere Action Comics: la speranza che la trama possa finalmente sbloccarsi e procedere verso nuovi lidi è più forte che mai.


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