#RWLion / Superman: Rinascita #20 – La Recensione

Carlo Vitali Rosati

Dopo le tre storie consecutive sul rapimento di Jon di due settimane fa, Superman: Rinascita #20 si concentra di più sugli altri personaggi, con un mini crossover per Supergirl e Batgirl, e l’inizio di una nuova miniserie su Kong Kenan, che si sposta in America assieme a Luthor.

Ma andiamo con ordine… Il volume inizia con Superman: Rinato – Parte 3: Senza Passare dal Via, che continua a seguire le vicende di Jon, intrappolato nella quinta dimensione, e della lotta tra Superman e Mister Mxyzptlk.

Il testimone della sceneggiatura torna a Peter Tomasi e Patrick Gleason che cercano di mantenere i toni cupi e psichedelici creati da Paul Dini e Ian Churchill nel numero precedente. Risolte le spiegazioni sul mistero del doppio Clark, i due scrittori si concentrano sulla storia, che procede su due binari, da una parte (la più sostanziosa) lo scontro tra Superman e un Mister Mxyzptlk sempre più malefico e inquietante che mai, e dall’altra Jon, alle prese con una nuova scoperta. I poteri mentali del Folletto della quinta dimensione, che può influenzare ricordi e memoria, sono un po’ vaghi ma riescono a costituire un pericolo all’altezza dell’Uomo d’Acciaio.

L’atmosfera della storia continua sul sentiero impostato da Jurgens in Superman: Rinato – Parte 2, con svolte e rivelazioni che cercano di imitare lo stile di Grant Morrison, ma purtroppo con meno stile e profondità delle opere dello sceneggiatore scozzese. Ad alzare la qualità ci sono i disegni di Gleason e Gray, decisamente più ispirati rispetto a quelli della prima parte. I due artisti creano una quinta dimensione inquietante e bizzarra, e danno vita a dei personaggi espressivi, in grado di dare spessore alla trama un po’ traballante.

Il volume si fa più interessante con l’avventura “semi-auto-conclusiva” di Supergirl e Batgirl. Le Migliori del Mondo ci consegna una storia divertente su due supereroine DC, firmato da Hope Larson. La sceneggiatrice usa una trama lineare per innescare un mistero che verrà approfondito nei prossimi numeri. E in effetti il mistero è la parte meno interessante della storia che invece brilla nella caratterizzazione dei personaggi.

Nonostante un paio di dialoghi smielati e qualche trovata infelice (incendiare qualcuno con del carburante per razzi non sembra un gesto molto eroico, per quanto scientificamente accurato…), Hope Larson riesce comunque a dipingere i caratteri diversi dei due personaggi e a creare un rapporto di amicizia e complicità nel giro di poche pagine, oltre a inserire un paio di momenti comici azzeccati.

I disegni di Inaki Miranda, esaltati dai colori di Eva De La Cruz, sono gradevoli, soprattutto nel finale nel deserto del Mojave. Nota di merito per i costumi delle protagoniste, che strizzano l’occhio ai costumi anni ’60 senza risultare ridicoli o sopra le righe.

A chiudere il volume torna Kong Kenan, il superman cinese, con l’inizio di una nuova miniserie: Viaggio in America. Le avventure di New Superman continuano a sembrarmi il prodotto più interessante offerto da questa linea. Certo, Gene Luen Yang, lo sceneggiatore di questa linea, ha il vantaggio di poter lavorare con un personaggio più malleabile del vecchio Supes, senza decenni di continuity, comprimari e aspettative da parte del pubblico. Credo che questo gli permetta di sperimentare con più facilità, rispetto ai suoi colleghi, con i difetti del protagonista e con i suoi sforzi per cambiare, però bisogna dargli atto che finora sta gestendo bene questo suo vantaggio.

Dopo la trasformazione e le prime avventure con la Justice League Cinese, Kenan ha finalmente trovato un insegnante in grado di trasformarlo in un vero guerriero. Ma lavorare per il Ministero comporta degli obblighi per il Superman cinese, come aiutare un alleato straniero: Lex Luthor. Il Luthor di Gene Luen Yang mi piace. Complici i disegni di Viktor Bogdanovic, abbiamo un antagonista (?) malefico e intelligente. I comprimari sono ben caratterizzati, in particolare il Maestro I-Ching che assolve al suo ruolo con uno humor molto divertente. Le atmosfere restano leggere, ma il filtro culturale cinese rende tutto molto più interessante.

L’apparato grafico è stupendo – nonostante una splash page iniziale molto trash che sembra la schermata di apertura di un videogioco. Bogdanovic, Glapion e Spicer si dimostrano artisti poliedrici in grado di creare una gamma di creature e paesaggi diversissimi, senza mai dimenticare l’espressività dei personaggi.

Vale la pena spendere due parole anche sullo stratagemma del lettering a due colori. Nelle storie di Kenan, le scritte in blu rappresentano delle parole pronunciate in inglese, mentre il tradizionale nero rappresenta il cinese mandarino. Quella che può sembrare solamente un’eccentricità grafica, o un dettaglio inutilmente specifico, viene utilizzata per portare avanti la trama e consegnare un piccolo colpo di scena, un po’ come succede in Bastardi Senza Gloria. Non è un merito incredibile, ma mi ha divertito vedere come gli autori siano riusciti a utilizzare uno stratagemma del genere in modo efficace in una storia senza il sonoro.

Superman Rinascita torna a concentrarsi sugli spin off e sulle storie degli eroi “secondari”, lasciando meno spazio alle avventure dell’Uomo d’Acciaio. E non è una cosa negativa: rinascere significa cambiare, diventare qualcosa di diverso, ed eroi nuovi, o comunque meno inflazionati di Superman, sembrano i candidati ideali a una missione del genere.


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