#RWLion / Superman: Rinascita #4

Lorenzo Cardellini

Il concetto di crescita è un qualcosa di terribilmente complesso. Pensare che esista, tangibilmente, un periodo della vita così mutevole, in cui ci si espone ad una così grande mole di cambiamenti senza nessun tipo di protezione è intrigante. Si tratta del periodo più delicato per un ragazzo, quello che finirà per segnarlo maggiormente e che farà di lui l’uomo che sarà.

I dolori della crescita possono essere quindi molteplici, passando dal lato più fisico e tangibile, che accompagna ogni giovane durante il proprio cammino, a quello più emozionale, intimo ed complesso. Per assurdo, vista la complessa natura umana, possono segnare molto di più questi ultimi di quanto non lo facciano realmente ossa rotte o ginocchia sbucciate.Quello in cui ci stiamo imbarcando grazie alla maestria di Peter J. Tomasi e Patrick Gleason è la comprensione di quanto possa essere complicato un periodo simile, che si tratti del figlio di Superman o meno. Viviamo, come già detto, il rapporto che i figli hanno con i padri e che i padri hanno con i figli, con tutte le sfaccettature del caso. Ma ci sono drammi che ognuno è purtroppo costretto a vivere e somatizzare da solo e Jon lo scoprirà a proprie spese. Nel quarto numero della Rinascita dell’Ultimo Figlio di Kripton, edito da Lion Comics (RW Edizioni) le cose si vanno ancor più ampliando e gli autori iniziano ad inserirci in quella che sarà un ulteriore parte della trama.

Dopo gli avvenimenti visti sul numero precedente, dove Jon subisce un forte trauma cadendo da un semplice albero, la narrazione riprende e troviamo la famiglia Kent in procinto di arrivare nella Fortezza della Solitudine per svolgere esami approfonditi su quanto accaduto al giovane ragazzo, ancora privo di conoscenza. La maestria, di cui puntualmente vi stiamo parlando in questa serie, viene ancora un volta fuori, in un numero che si pone più di transizione, fondamentalmente votato all’azione e allo sviluppo diretto degli eventi. Il modo in cui ci viene mostrato Clark è pressoché unico, con una doppia accezione del termine: unico perché il modo in cui l’eroe si approccia al figlio è particolare oltre ogni modo, mettendo in risalto la meravigliosa bellezza del rapporto padre-figlio; unico perché non abbiamo mai visto Kal-El sotto un ottica simile. Lo abbiamo visto difendere chiunque in qualsiasi occasione, lo abbiamo visto essere iperprotettivo nei confronti dei propri cari ma mai abbiamo avuto la percezione di un legame così forte. Mai abbiamo visto quello sguardo sul viso dell‘Uomo d’Acciaio: lo sguardo di qualcuno pronto a combattere qualunque guerra pur di tenere al sicuro il proprio figlio.

È questa la nuova veste che viene mostrata ed approfondita a tutto tondo nella run chiamata “Figlio di Superman“. Clark è un padre molto protettivo, forse anche troppo, e questo voler proteggere la propria famiglia ad ogni costo lo porta ad agire nella frazione di un secondo, con una velocità tale da lasciare allibiti, ed in questo numero ne abbiamo alcune dimostrazioni palesi.

Kal-El si ritrova, in maniera decisamente inaspettata, di fronte ad una figura ben nota, ovvero quella dell‘Eradicatore, personaggio che, seppur in apparenza possa non sembrare lo stesso della realtà da cui questo Superman proviene, non ispira comunque fiducia. Clark teme per la sua famiglia; è in pensiero per il proprio figlio e finisce con l’agire d’impulso, in maniera fulminea. L’Eradicatore presentatosi nella Fortezza della Solitudine dell’ormai scomparso Clark Kent New 52 finirà per palesarsi in modo più violento che mai, mettendo in moto una serie di eventi che culminerà nel prossimo numero, con quello che ha tutti i presupposti per essere un numero epocale e ad alto tasso adrenalinico.

Le ultime tavole del numero urlano dinamicità da ogni tratto con un azione estremamente concitata ma perfettamente calcolata che riesce ad esprimere alla perfezione la frenesia di un momento, la quale contribuirà a segnare, per quanto possa sembrare particolare, Jon.

Potrà apparire ripetitivo, ma utilizzare uno spazio per elogiare i mastodontici disegni di un artista come Patrick Gleason è una necessità categorica. In questo numero più che mai (per ora) i disegni di Gleason si impongono come punto fondamentale e portante della serie. Lo splendore dei lineamenti si fonde alla sinuosità dei corpi in movimento, in questo numero che, essendo più votato all’azione, ci permette di ammirare il connubio e la sintesi utilizzata dall’artista per unire entrambi i tratti distintivi. Menzione d’onore per Alejandro Sanchez, che con i propri colori riesce a rendere il tutto talmente compatto e visivamente appagante da meritare un lungo ed esclusivo applauso.

La run di Tomasi e Gleason continua la propria cavalcata nella storia, imponendosi sempre di più come un arco narrativo che segnerà in maniera indelebile il personaggio, venendo, con matematica sicurezza, ricordato per il proprio picco qualitativo pressoché costante.

Action Comics, invece, arriva al numero #960 e, purtroppo per noi, non senza la solita fatica. Ciononostante va ammesso che il numero scritto da Dan Jurgens, nonostante tutti i problemi già elencati che qui tornano a ripresentarsi, compie effettivamente un passo in avanti. Troviamo la prima metà ancora bloccata nell’apparentemente infinita battaglia con Doomsday, con la sola aggiunta dell’arrivo di Wonder Woman, corsa a soccorrere la nuova figura con indosso il logo della Casata di El. Nella seconda parte le cose cambiano parzialmente, abbiamo finalmente dei momenti più calmi, in cui riesce a trovare spazio anche un momento di dolcezza tra Clark e Lois. Speriamo che i successivi numeri possano portare ulteriore freschezza e chiarire alcune lacune che risultano essere davvero troppo grandi.Lo spirito degli anni ’90 risulta essere davvero troppo forte, come possiamo vedere anche nel tratto di Tyler Kirkham che sembra peggiorare, e si assesta su livelli bassi in cui comincia a risultare molto complessa anche la comprensione delle stesse tavole.

In chiusura troviamo il ritorno della copia cinese! Il New Super-Man di Gene Luen Yang e Viktor Bogdanovic torna con il proprio terzo numero e lo fa con la sua solita freschezza ma con leggermente meno grinta. La storia scorre comunque bene, tuttavia risulta meno interessante, fatto dovuto probabilmente alla natura lenta della narrazione che ha lo scopo di introdurci all’interno della più ampia trama pensata da Yang. Le cose si fanno sempre più torbide per il Ministero dell’Autonomia e tutta la struttura dello stato cinese. Reparti statali che invece di collaborare finiscono per scontrarsi tra loro e l’arrivo di un gruppo criminale che si autodefinisce come combattente per la libertà della Cina non fa altro che complicare le cose, dando sentore al lettore che ci sia davvero molto più di quanto si possa immaginare nel paese orientale.

Oltre a questo vediamo il primo contatto tra la realtà supereroistica occidentale e quella orientale. Quale sarà la reazione a quella che si pone come la Justice League Cinese? Questa squadra starà davvero combattendo per il giusto fronte? Non ci resta altro che aspettare il sesto numero di Superman: Rinascita per saperne di più!Superman: Rinascita #4 si pone come un numero di novità per ogni testata, mettendo nuova carne al fuoco e facendoci addentrare sempre di più nelle varie trame imbastite dagli autori. Su tutte ovviamente si erge la run del dinamico duo, formato da Tomasi e Gleason, che si classifica sempre di più come vera e propria perla per il mondo del comics americano.


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