#RWLion / Superman: Rinascita #6

Lorenzo Cardellini

Just remember love is life and hate is living death.
Treat your life for what it’s worth and live for every breath.

Era questo che i Black Sabbath scrivevano nel 1973 in A National Acrobat, seconda traccia di Sabbath Bloody Sabbath, quinto disco della band di Birmingham che cominciava a spostare le sonorità del gruppo verso nuovi lidi, anche grazie all’aggiunta delle tastiere di Rick Wakeman. A distanza di quarantaquattro anni sono proprio queste parole scritte dal quartetto formato da Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward quelle che credo possano meglio descrivere l’essenza stessa di questo nuovo numero di Superman, ormai arrivato al sesto del nuovo corso.

Perché è di questo che parla il numero scritto dal dinamico duo formato da Peter J. Tomasi e Patrick Gleason. Si tratta sempre dell’amore, quello puro ed incodizionato di due persone che insieme riescono a provare dei sentimenti indescrivibili per una vita che sono riuscite a creare. Tutta la vicenda narrata in questa storia si basa, costruendosi pezzo dopo pezzo, su tale assioma: l’amore. Da secoli la narrativa e le arti in generale tentano di parlare dell’amore,  tentano di spiegarlo e razzionalizzarlo. Da secoli ognuno tenta, in maniera più o meno valida, di dare la propria imprescindibile visione di questo sentimento ed ancora nessuno è riuscito a spiegarlo in modo unico, né tantomeno ci riuscirà mai. Ciononostante l’essere umano sembra non averne mai abbastanza.

Ma sta proprio in questo la meraviglia dell’amore e i due autori, attraverso un’opera volta a valorizzare i rapporti umani nel personaggio che spesso viene additato come il “meno umano“, stanno pian piano affrontado tutti i temi più sensibili e complessi a cui si potrebbero pensare. La difficoltà della paternità, il sentimento di un padre e di una madre per un figlio, la fragilità di una nuova vita che dipende dalle tue decisioni e scelte, la complessa capacità di comprensione ed adattamento necessaria per far si che una famiglia possa funzionare al meglio. Tutti temi molto umani e poco alieni, che tendono, però a rendere l’uomo più supereroe di ogni altro essere. Ed è sotto questo aspetto che continua la riqualificazione messa in atto da Tomasi e Gleason, volta a far uscire tutta l’umanità dell’Ultimo Figlio di Krypton.

Tra le pagine di Superman la battaglia con l’Eradicatore impazza, spostandosi, questa volta, sulla Luna e, più precisamente, in una base segreta creata da Batman e scovata da Clark. L’Eradicatore sembra continuare ad avere la meglio, ma da essere completamente alessitimico, tende, puntualmente, a percepire le emozioni come un qualcosa di fallace, un difetto, un punto debole da estirpare come fosse erbaccia. Queste sono le uniche cose che l’Eradicatore percepisce, non comprendendo la grandezza delle emozioni e, sopratutto, la potenza dell’amore più puro.

Tutto ciò porterà, non senza qualche forzatura (Lois che in pochi secondi riesce ad indossare un’armatura di Batman risulta poco digeribile, pur asserendo l’impeto del momento, la spinta dell’adrenalina e la conoscenza da parte della donna di una simile tecnologia), la famiglia a combattere per la propria salvezza. Lois e Jon dal di fuori, regalando momento di pura azione adrenalinica, e Supes, in maniera più placida e ragionata, dall’interno. Il confronto finale sta per giungere e l’Eradicatore dovrà confrontarsi con un Kal-El pervaso dalle anime disperate dei kriptoniani deceduti, decisi a non voler tornare prigioneri di un essere così immondo.

In questo caso ai disegni non troviamo l’eccezionale mano di Gleason, sostituita da quella di Doug Mahnke che, putroppo, non è proprio la stessa cosa. Mahnke riesce in molto, realizzando dei primi piani stupendi e dei combattimenti ineccepibili perdendosi però nelle vignette di sfondo, curate in maniera nettamente inferiore. Manca il piglio geniale a cui si pensa per il disegnatore che ha reso grande The Mask, con momenti in cui tende ad imitare lo stesso Gleason. Il risultato finale è buonissimo, sia chiaro, ma risulta comunque non all’altezza di quanto visto fin’ora con l’artista regolare della serie (con cui il paragone è scontato).

Continua il “momento di grazia” iniziato nel numero precedente anche con questo Action Comics #962, che finalmente riesce a mettere fine, almeno per il momento, allo scontro con Doomsday. Il numero è pervaso per il 90% da azione continua, come ormai ci ha abituato il buon vecchio Jurgens, ma rispetto ai primi numeri è calibrata in modo nettamente migliore. Che sia dovuto alla presenza di “soli” due personaggi durante lo scontro, o al non vedere continuamente palazzi su palazzi crollare non importa, sta di fatto che nonostante il retrogusto stantio di elementi davvero troppo vecchi e triti, la storia riesce a procedere, arrivando alla tanta agognata conclusione. Finalmente nel prossimo numero avremo modo di vedere degli approfondimenti riguardo i misteri che ci portiamo avanti dagli inizi, sperando di riuscire ad intravedere un barlume di trama (che procede).

Non altrettanto “positiva” (termine utilizzato solo per pura compresione, all’interno di Action Comics è difficile trovarne) risulta la prova di Segovia, visibilmente più stanco del numero precedente in cui era riuscito a dare una sorta di equilibrio alla testata.

Altro numero di transizione per New Super-Man che continua a mostrare i punti oscuri di tutte le parti in gioco. Da una parte troviamo il Ministero dell’Autonomia, sempre meno chiaro nei propri intenti e sopratutto lecito, con i propri metodi dispotici e al limite della tortura. Dall’altra abbiamo i Combattenti per la Libertà della Cina che, paradossalmente, condividono con i primi gli stessi elementi, mostrandosi come assassini a sangue freddo quando necessario. Dopo una fase concitata di combattimento ed un momento riflessivo in cui si tratta la stessa complessità del portare il nome di Superman senza essere mosso però da alcun ideale, il numero subisce una brusca botta d’arresto che sortisce un effetto soporifero. Il numero si chiude infine con un colpo di scena fin troppo palese sin dall’inizio contribuendo alla rottura della tanto agognata suspense.

Molto buono il tratto di Bogdanovic che migliora nettamente con un tratto più pulito e definito, permettendo una migliore fruizione della tavola stessa. Ancora una volta il quindicinale di Superman si classifica come elemento fondamentale dalla parte di Tomasi e Gleason, sufficente se si tocca il discorso Action Comics, ed interessante, seppur con qualche riserva rispetto al passato con New Superman. La testata nel complesso continua in maniera più che ottima sorreggendosi sulle solide basi della Rinascita di Supes, che, di numeno in numero, vanno ad arricchire la mitologia di un personaggio già eccezionale.

Il sesto numero di Superman, edito da Lion Comics (RW Edizioni) sarà disponibile a partire dal prossimo venerdì.


Comments are closed.

Caricando...