#RwLion / WE3 di Grant Morrison, Frank Quitely e Jamie Grant – Recensione

Redazione Geek Area

Raccontare in modo efficace dei contenuti forti implica prendere a calci il lettore, facendogli sputare sangue dallo stomaco, vignetta dopo vignetta. Bisogna scendere a patti con sé stessi, restare coerenti alle premesse fino alla fine e seguire giù nell’abisso le estreme conseguenze di quanto si sta narrando.

RW Edizioni (Lion Comics) ripropone in Italia la versione Vertigo Deluxe di WE3, firmato da Grant Morrison, Frank Quitely e Jamie Grant, tradotto in italiano da Leonardo Rizzi.

In WE3 tre innocenti animali domestici vengono trasformati in macchine da guerra cibernetiche del governo, con conseguenze totalmente fuori controllo.

La storia è tanto lineare quanto efficace, senza particolari colpi di scena. E proprio questo è il suo punto di forza: tutto va come ci immaginiamo, nel peggiore dei modi possibili, per tutti. L’intera vicenda è assimilabile ad una valanga di scelte sbagliate che portano alla massima violenza concepibile.

Raccontare il deturpamento violento dell’innocenza non può lasciare indifferenti. WE3 stimola un patema d’animo che, pagina dopo pagina, costringe il lettore a interrompere la lettura più volte, per arrivare alla fine senza sentirsi profondamente provato. Perché è tutto così… eccessivo. È tutto “oltre”, estremamente credibile, fedele alle azioni che l’uomo sarebbe in grado di compiere, solo se ne fosse capace. Grant Morrison firma una storia che terrorizza la parte più profonda dell’animo umano, quella dove ci andiamo a rifugiare quando il mondo esterno va in pezzi.

Approfondendo i livelli di lettura, l’intreccio dei temi trattati dall’autore è tanto chiaro quanto efficace. Esiste una condizione di natura ed una condizione di cultura, che va a modificare lo status quo che trascende l’uomo, dalle azioni di quest’ultimo. Il male è contrapposto al bene, come la colpa è contrapposta all’innocenza intrinseca. Tutto il materiale emotivamente pesante si basa, prima di tutto, sul peso del linguaggio testuale utilizzato (tradotto in modo efficace). L’uomo è artefice della propria distruzione culturale, rendendo inevitabile un destino di morte, da cui non potrà salvarsi, finché si limiterà a perpetuare gli stessi schemi operativi.

Da questo punto in poi, la recensione contiene spoiler (inseriti tra le prossime due immagini).

[INIZIO SPOILER]

I WE3 (questo il nome della squadra omicida animale) sono l’hardware guerriero. Non è il loro esoscheletro a trasformarli in soldati, ma loro stessi. O almeno questo è quello che viene affermato dagli uomini, orgogliosi dell’operato della loro cultura. Dall’alto del suo potere divino, l’uomo eleva gli animali al suo rango, donandogli la parola. Questi, attraverso il nuovo linguaggio evoluto, dimostrano però la loro natura intrinseca, non andando oltre i loro bisogni naturali: nutrirsi, sopravvivere, essere riconosciuti dal padrone (o allontanarlo). Ogni legame tra loro e l’uomo è malato, diventando da subito vittime innocenti di un male superiore. L’uomo amplifica la loro natura: il cane sarà estremamente fedele, il gatto diventerà un assassino silenzioso e il coniglio sarà portatore di morte a distanza.

Quando si liberano dalle catene umane, cercano una casa. Casa, però, non esiste più, non per loro. Casa sono loro stessi, per loro stessi. Tutta la loro fuga è una corsa per tornare verso il loro stato di natura, che culminerà con il lieto fine (dove saranno loro a scegliersi a “chi appartenere”). Il loro lavoro di squadra è, in realtà, l’ultimo legame con la loro parte animale. Fanno parte di un branco eterogeneo, che li ha privati di un nome, trasformandoli in 1, 2 e 3. La riconquista del loro nome, della vita precedente al loro rapimento, è un processo di ritorno alla natura, pur viziata dall’addomesticamento.

La donna che li ha condannati a morte, rendendoli cavie militari, non ha le mani meno sporche dei suoi superiori, ma sicuramente ha un legame diverso con loro. Quando viene smantellato il progetto e le viene ordinata la loro soppressione (paradossalmente, un atto di pietà, date le loro condizioni), lei si oppone. Quando incontrerà nuovamente le tre bestiole, si sacrificherà per salvare una di loro, regalandogli un ponte tra l’essere cattivo e l’essere buono: il nome che aveva prima della cattura.

A questo punto avviene un passaggio fondamentale: l’animale sceglie di essere cattivo. Non cerca conferma negli umani, non cerca di salvarli (come ha sempre fatto fino a quel momento). Diventa un predatore, iracondo ed incontrollabile, instabile come una mina. La donna muore e sacrificandosi trova, forse, una sua redenzione. L’umano cattivo continua ad inviare altri abomini per fermare i tre animali, ma non ci riesce. Un mostro non può sconfiggere un altro mostro. Assieme alla donna, però, un altro umano è degno della loro vicinanza: un senzatetto che si avvicina a loro trattandoli da animali quali sono, voltando le spalle alla squadra degli uomini (prima rifiutando la fissa dimora e le convenzioni umane, poi rifiutando il loro uso della forza sulle bestie).

La fuga prosegue, è estenuante e non tutti arrivano fino alla fine. La mostre del coniglietto è straziante, passando prima per una menomazione importante. La reazione degli altri due animali ai ripetuti attacchi nei loro confronti è, da sola, motivo di vergogna per l’uomo e per il suo istinto di violenza. Arrivano al capolinea, stremati. Sembrano attaccarsi tra loro, in un impeto di violenza inspiegabile. ma… attaccano indirettamente l’uomo. Il loro esoscheletro è semidistrutto, rendendo loro impossibile l’avanzare. Per questo, distruggono a morsi ciò che li rendeva macchine da guerra, restando semplicemente un cane e un gatto. Tornano ad una condizione di natura, salvati successivamente dall’uomo che, per primo, li ha visti come tali: il senzatetto.

[FINE SPOILER]

I disegni e i colori, realizzati su tavole funamboliche (per layout e ritmo di lettura) sono crudi, iniettati di sangue e brandelli di carne. Sono bestie che uccidono altre bestie per sopravvivere. La guerra non convenzionale miete vittime in ogni dove, rendendo la morte un fatto personale, che ti fa uccidere la preda guardandola faccia a faccia. L’uomo prova ad abbattere gli animali restando isolato, al sicuro. Non riesce ad ucciderli ed essi tornano ad attaccarlo, mietendo vittime umane.

WE3 mostra quanto nero possa apparire l’animo umano quando viene posto davanti alle conseguenze delle proprie azioni sconsiderate. È una denuncia sociale, una presa di posizione forte e decisa, verso un determinato tipo di politica e di propaganda. Qualsiasi sia il punto di vista del lettore, è innegabile l’impatto emotivo che il volume genera su chi ne sfoglia le pagine, sia la sua posizione di vittima o carnefice.

Disponibile nuovamente da domani, WE3 è una storia di rara bellezza, da non lasciarsi scappare per nessun motivo.


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