#saldaPress / ’68 – Recensione

Lorenzo Cardellini

La figura dello zombie ha subito diversi mutamenti all’interno della cultura popolare, grazie alle influenze più disparate. Dalla quella più antica della cultura vuduista si è poi sviluppata nella simil demoniaca e religiosamente impegnata. La cosa si è andata sempre più modificando, fino ad arrivare alla visione attuale che vede lo zombie come conseguenza di una gigantesca infezione patogena, la quale porta alla morte e alla successiva trasformazione in un essere dalla scarsa intelligenza e con instinti cannibali.

Dalla nascita del filone cinematografico e narrativo, riconducibile al 1968 con l’uscita nelle sale di Dawn of the Dead (anche se l’iniziatore del genere fu White Zombie, film del ’32 con Bela Lugosi), quello zombesco è divenuto uno tra i più sfruttati. Il vero exploit nel mondo del fumetto è avvenuto successivamente all’uscita di The Walking Dead, il quale ha mostrato il potenziale che questa “carne putrida” potesse avere. Il problema però è sempre uno: per avere sucesso, nella maggior parte dei casi, il prodotto deve essere di qualità, cosa che TWD è sempre stato. Successivamente alla sua pubblicazione si è creato il solito filone di lavori che cerca di cavalcare l’onda della popolarità di un prodotto famoso sperando di fare qualche spicciolo.

Ad una prima occhiata ’68 potrebbe sembrare benissimo uno dei prodotti sopracitati, ma ogni singolo lavoro va analizzato prima di poter dare un giudizio. Ciò che Mark Kidwell crea è molto interessante e sopratutto divertente. Ciò che fa apprezzare il lavoro ancor di più è come l’autore approcci il filone; Kidwell non vuole innovare il genere, ma non non ha nemmeno intenzione di scrivere cose che qualcun’altro ha già trattato o limitarsi a tirare fuori una storiella lineare.

Nei quattro volumi editi da Saldapress ci addrentriamo in uno dei momenti peggiori successivi alla seconda guerra mondiale, ovvero la guerra del Vietnam. Procedendo nella lettura potremo notare come Kidwell, seppur imposti il tutto sul filone zombesco, continui puntualmente a raccontare una storia di guerra e distruzione, estremizzandola in ogni suo aspetto ed è proprio questo che risulta fortemente appassionante. La storia si svolge in pochi giorni/mesi tra il febbraio e marzo del 1968, appena dopo l’offensiva del Têt. In uno dei momenti peggiori per l’esercito americano, fortemente provato dall’attacco a sopresa dei Vietcong, le cose cominciano a degenerare in maniera folle e con una velocità disarmante. In poche ore i morti tornano a camminare e con loro arriva la distruzione. Le centinaia di corpi non seppelliti e lasciati marcire risulta essere fatale ed il Vietnam riesce a diventare ancora più infernale di quanto già non fosse. Sul finire del primo volume ci verranno presentati alcuni personaggi che si riveleranno essere i protagonisti principali della storia, ma, nonostante tutto ’68 fa comprendere bene una cosa: si tratta di soldati, di una guerra e della probabile apocalisse zombie, in molti moriranno e per tanti non resterà altro un nome su delle piastrine. Ciò che maggiormente traspare è il senso di alienazione che deriva dal logoramento della guerra. Vedere i propri compagni cadere, essere portati via ed ammassati, per poi far arrivare il rimpiazzo che non sarà altro che ennesima carne da macello è qualcosa di destabilizzante e Kindell riesce a trasmettere questo sentimento al lettore proprio nel modo in cui fa piombare la morte sulle proprie creazioni.

Altra cosa che viene fortemente esaminata è l’impatto che la guerra ha sull’uomo e quale prezzo questo è costretto a pagare solo per la chiamata alle armi di qualcuno che il campo non lo vedrà mai. Ed è così che l’autore inizia ad inserire varie critiche, mostrando come spesso la guerra possa essere un ricettacolo di reietti megalomani dal grilletto facile, ma anche di persone rette che si sono semplicemente trovate ad eseguire degli ordini a cui non sono riusciti ad opporsi. In molti numeri vengono esaminati vari disturbi post traumatici causati dagli orrori della guerra e quali orribili conseguenze portano questi conflitti per ogni persona che vi si trova coinvolta.

Ci troviamo a fare i conti con soldati congedati che continuano a vedere “Charlie” anche dopo essere tornati a casa, altri che, a causa degli orrori che hanno vissuto, non riescono a provare altro che apatia e odio. Infine abbiamo chi, in quell’inferno di napalm, ha lasciato braccia, gambe, figli e mariti. Riprendersi è impossibile, possiamo solamente assistere al declino e alla degenerazione dell’uomo. Gli zombie sono il motivo scatenante delle vicende, certo, ma non sempre quello centrale. Tra l’orrore di queste bestie si erge la malvagità di alcuni uomini che vedono nel collasso del mondo solo una possibilità per prevalere sul prossimo, sfruttando la piaga stessa in maniera ancor più terrificante. Tutto ciò è affrontato egregiamente nel quarto volume Regole di Guerra: anche la guerra, per quanto assurdo possa sembrare, ha le proprie regole ed infrangerle porterà a delle conseguenze altrettanto terrificanti.

Kidwell, in tutta questa follia, riesce addirittura a creare un archetipo superomistico, con uno dei personaggi più rilevanti dell’intera storia, Jungle Jim. Dietro la maschera antigas e l’elmetto cinto di filo spinato può nascondersi qualsiasi soldato semplice, tenente o maggiore. Non è quello ad importare, importa ciò che la maschera comincia a rappresentare; se dapprima risulta essere solo una folle ricerca di un sergente trasformato in un mostro, pian piano inizia a divenire qualcosa di più. Jungle Jim diviene un inquietante angelo della morte che cerca di aiutare il prossimo, nel limite del possibile.

’68 si classifica quindi come una lettura interessante, che mostra un grande spaccato della storia contemporanea con tutti i suoi orrori (e chi dice il contrario non ha davvero compreso il senso che l’autore vuole dare all’opera) e d’altra parte anche divertente se si è appassionati del genere splatter. Unica nota dolente risultano essere i disegni, spesso di bassa qualità. Se nei primi due volumi troviamo Nat Jones, che riesce comunque a dare il giusto ritmo al fumetto, e (sopratutto nel primo) fa un buon lavoro ricordando la Image di metà anni ’90, grazie ad un tratto fortemente sporco e marcato, nei successivi due le cose peggiorano molto. Le matite passano in mano a Jeff Zornow che ad esclusione dei momenti in cui disegna zombie non risulta essere all’altezza del compito. I disegni sono abbozzati, anatomicamente scorretti, spogli e spesso tirati via in maniera decisamente frettolosa. Sia il secondo che terzo volume sono di grande impatto e con disegni diversi avrebbero potuto rendere ancor di più.

In definitiva, se quello che state cercando è una storia di zombie ’68 è la lettura giusta, vi riuscirà a soddisfare senza cadere nella ripetitività e nel già visto. Se invece state cercando qualcosa di diverso, come un racconto di guerra che implementi tematiche differenti e non scontate insieme a del sano splatter, ’68 è un acquisto dovuto.

I volumi sono disponibili qui al prezzo di 15,90€


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