#saldaPress / Aliens #8 – Aliens: Apocalisse – 1 di 2

Fabrizio Mancini

Esistono vari modi di vedere e comprendere Aliens. Se ne potrebbe trovare uno per ogni singola opera prodotta, ma diciamo che di solito abbiamo una ramificazione scientifica e una più religiosa/cultista. Mai completamente divise, spesso una rametto di una finisce in un altro, sopratutto quando abbiamo saghe più lunghe.
Aliens: Apocalisse ( Aliens Apocalypse – The Destroying Angels) ha tutta l’aria di far parte del filone religioso. Che significa dare una senso religioso ad un mostro usato per la prima volta in un film horror? Sappiamo bene che la nascita dello xenomorfo è tutt’altro che indirizzata al cinema. Chi è andato oltre i film ha prima di tutto trovato la mitologia di Giger, a cui si deve la reale devozione mistica che questa creatura provoca, esattamente come Cthulhu e Lovecraft (nostri Signori e Padroni).
Questa nuova saga, anzi mini saga poiché composta da 4 capitoli che si concluderanno in due volumi, ci immerge in una visione che sembra coincidere molto con quella gigeriana, a partire dalle grandi strutture che celano misteri altrettanto importanti.

Il motore narrativo si pone nel più classico degli stereotipi di Alien (fate presente che è datata 1999, quindi dopo l’ultimo film della continuity della saga), una missione in pericolo e qualcuno viene inviato per trovare una soluzione. Non temente però che si cada nel banale cliché, poiché l’apertura lancia un primo sassolino che ci fa già comprendere qualcosa in più, di strano, di oscuro e malevolo.

Non mancano i grandi classici di Alien, come i sintetici inquietanti o la protagonista femminile. Senza questi elementi è come avere un Natale senza dolci e luci.
Aletto Throop viene incaricata di recuperare il dottor Keitel che non risponde più, insieme alla sua squadra e le sue ricerche. La nostra protagonista dal nome alquanto particolare, non manca né di sensualità femminile, né di aspetti androgini. Per quanto siamo a metà storia, è comunque troppo presto per poterla veramente giudicare. Abbiamo il tempo di vedere il primo incontro con lo Xenomorfo e il primo assaggio di mistero. Sale subito l’interesse per svelare la grande verità nascosta che si cela dietro la sparizione del dottor Keitel. È proprio qui che sale la sensazione di culto religioso,  per come costoro sembrano approcciarsi agli Xenomorfi. Non solo, anche da tante piccolezze che lo sceneggiatore ha inserito, innescando nella mente di chi legge la presenza di questa visione.

Mark Shultz, autore di questa storia, sembra quindi sapere il fatto suo, di come gestire i tempi narrativi con le richieste del lettore medio di Aliens. Rimane all’interno delle linee guida, aggiungendo quel qualcosa che non lo renda un clone di tutti gli altri.

Ad assisterlo nei disegni e colori è Doug Wheatley, un tratto pulito ma molto dettagliato, che fa emergere le figure dallo sfondo, interpretando bene la visione di Giger.

SaldaPress prosegue quindi l’importazione del mondo a fumetti di Alien, che per ora nel complesso, sembra superiore alla maggior parte dei film.


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