#saldaPress / Aliens – Fire and Stone

Fabrizio Mancini

Poco meno di un secolo dopo il volume precedente Prometheus Fire and Stone, ci ritroviamo su LV-426, noto anche come Acheron. Ancora una volta la compagnia Weyland-Yutani sta cercando di terraformare il pianeta da cui la saga di Alien ha avuto inizio. Ancora una volta fallimentare. Il volume si apre con i residenti che fuggono dagli xenomorfi e abbandonano LV-426, diretti indovinate dove? Nella stessa luna del precedente volume, ma subito qualcosa non quadra. Non mi riferisco al pianeta, ma a due elementi che arrivano subito nelle primissime tavole, il nome della nave, Onager, e il nome del capo della missione, Russel, appaiono già nel prequel. Questa cosa crea subito scompiglio nel lettore, e getta tutta la saga in qualcosa di nuovo, ma spiega il perché la serie di Fire and Stone sia calibrata su diverse fasi temporali: Prometheus, Aliens, Alien vs. Predator, Predator e di nuovo Prometheus (Omega).

Come nel precedente volume, la storia si orienta in due vie: la sopravvivenza contro gli xenomorfi e la ricerca sui segreti che la loro origine nasconde. Per quanto riguarda quest’ultima parte, la più interessante, tocca a quel nome sopracitato, Russel, che sembra soffrire della pazzia di Tom Hanks in Cast Away, con tanto di Wilson. Non vi dirò altro.

Il comparto creativo cambia, storia di Chris Robertson, disegni di Patrick Reynolds e colori di Dave Stewart. Il testo è immediato e scorrevole, le dinamiche create da Roberson all’interno dei rifugiati sono stuzzicanti. I disegni scavano le figure, grazi a neri potenti, i colori non si intromettono e restano incerti e grezzi, rendendo lo scenario ancora più sconosciuto.

Dopo un primo numero ambiguo, che poteva essere solo una bella promessa, ora si passa ad una magnetica incognita che ci trascinerà fino alla fine della serie.

In uscita oggi.


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