#saldaPress / Dirk Gently Vol. 2: Un cucchiaio troppo corto – Recensione

Lorenzo Cardellini

Tutte le cose sono interconnesse tra loro.

Ed è proprio questa interconessione che vi porta qui oggi, a leggere una recensione che dovrebbe parlare dell’olismo e del suo investigatore più celebre, Dirk Gently. Il modo migliore di farlo sarebbe quindi quello di chiudere qui  quest’analisi ed attendere che, ognuno di voi, in maniera del tutto (apparentemente) scollegata finisca per arrivare al volume che stiamo per trattare.

Tutto ciò faciliterebbe il mio lavoro, rendendomi effettivamente il “recensore” più veloce della storia, nonché iniziatore di un vero genere, quello delle recensioni olistiche, inutili ma allo stesso tempo geniali.

Sarebbe davvero quella la scelta da fare. Tuttavia viviamo in una società estremamente conformista che scambia troppo spesso questa posizione teorica per mera cialtroneria e non possiamo certamente permetterci di farvi chiudere la pagina prima del tempo, sbuffando e ridacchiando tra commenti annoiati riguardo gli svitati recensori del nuovo millennio.

Ed è quindi per questo che opteremo un approccio più classico (tralasciando bellamente che tentare di imitare Douglas Adams potrebbe risultare leggermente controproducente). Eccoci qui a parlare del secondo volume dedicato a Dirk Gently e a tutto l’olismo che lo permea. Dobbiamo tuttavia partire da un presupposto: scrivere qualcosa derivato da un lavoro originale di una mente geniale come Adams è già estremamente complesso, se poi all’equazione si aggiunge il fatto che troppo spesso la qualità dei fumetti su licenza non regge il confronto con gli altri prodotti di settore, approcciare un’opera simile potrebbe non essere appetibile come pensato.

Ed è proprio qui che l’approccio olistico fa il suo regale ingresso, soverchiando tutto ciò, facendo imporre questo volume come prodotto dalla grande qualità.

Il lavoro svolto da Arvind Ethan Davis è eccezionale: una miniserie intrigante che riesce a rispettare pienamente lo stile del personaggio rendendolo comunque personale e pertinente nella narrazione fumettistica. Un Cucchiaio Troppo Corto è una commistione di influenze ed elementi completamente diversi fatti confluire in un unico lavoro con maestria e passione. Leggere le avventure del Detective Olistico diventa così un susseguirsi di emozioni conseguenti alle molteplici tematiche proposte e alla mutevolezza della storia.

Quello che troviamo in queste pagine è un Dirk all’ennesima potenza, apparentemente slegato dal precedente volume, che mostra tutta la propria maestria nel non risolvere i casi in cui incappa, accidentalmente,  in modo convenzionale. Tuttavia le domande sollevate riguardo la sua figura, sfuggente e spesso velata di una forte malinconia, sono molte. Proprio nel momento in cui ci si ritrova a credere di star iniziando a conoscere questa figura così eccentrica qualcosa dal passato emerge, disconnettendo Dirk dalla realtà, rimarcandone la profonda solitudine con cui tende a farsi scudo.

La storia proposta, come dicevamo è un calderone di diverse idee, tutte sviluppate in maniera ottima. Troviamo quindi il classico impianto da hard boiled condito con fantascienza ed umorismo, tutti elementi che hanno reso popolare il primo romanzo legato al personaggio (a cui questo volume si riconnette più volte). È così che dopo un veloce abbrivio veniamo immediatamente catapulti nell’azione. Dirk è diretto in Africa per cercare di aiutare contemporaneamente una famiglia inglese ed una tribù del Kenya, interconnesse da un singolare evento: la perdita di ogni abilità comunicativa.

Da qui partirà la ricerca dell’investigatore, accompagnato da due diversi “companion“, quali un’assistente universitaria e un Dottore in conservazione ambientale, uniti olisticamente per risolvere un mistero sempre più fitto. A muoversi sullo sfondo della storia fantascientifica troviamo poi un secondo comparto narrativo ben più serio che si addentra nello sfruttamento ed analizza, sottoponendolo ovviamente a critica estrema, il bracconaggio. La realtà raccontata in modo così surreale acquista un significato ancora più pregno, mostrando l’orripilante condizione contro cui il continente africano è costretto a scontrarsi, dividendosi tra bracconieri, millantatori, signori della guerra e turisti ubriachi di stereotipi.

Quella vena di malinconia, di cui parlavamo poc’anzi, affligge il volume su molteplici strati con un Dirk disilluso proprio a causa dell’atroce natura umana. Ad ampliare ancor di più tale discorso ci pensano tutta una serie di flashback mostrati all’inzio ed alla fine dei vari capitoli che ci narrano stralci di vita di un giovane Svlad Cjelli (al tempo ancora conosciuto così) e delle grottesche, tanto atroci quanto strampalate, vicende che si è ritrovato a vivere.

In questi momenti, che si fondono spesso con la narrazione nel presente , troviamo addirittura un impianto metafumettistico dove le realtà si mescolano e la scissione tra verità e finzione viene lasciata al lettore a cui Dirk pare rivolgesi direttamente più volte. Il risolversi dell’argomento centrale, quindi, non chiude effettivamente la storia, lasciando molto da approfondire riguardo una figura tanto singolare quanto eccezionale.

A rendere ancora più apprezzabile questo volume è il comparto grafico curato da Ilias Kyriazis che mostra un’eccezionale versatilità in un prodotto visivamente ottimo. Il tratto e lo stile del disegnatore greco hanno personalità e sprigionano dinamismo, oltre che una grande capacità di storytelling. La commistione con i colori accesi di Charlie Kirchoff  e la predilezione per uno scardinamento della gabbia porta risultati davvero eccezionali, tutti da ammirare.

Nulla in questo volume è da dare per scontato, con una storia capace di soddisfare più palati, unita ad una grafica che farà la felicità di ogni amante del fumetto. Inaspettatamente l’unica nota da aggiungere riguardo questo lavoro, raccolta in volume ed edita da saldaPress, è che ne vogliamo ancora e lo vogliamo il più presto possibile.

Riuscire a fare così tanto colpo con un prodotto su licenza non è da tutti. Chapeau.


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