#saldaPress / The Fuse vol. 2 Gridlock – Recensione

Fabrizio Mancini

Nuovo inspiegabile caso sul Fuse per i due poliziotti Dietrich e Ristovych.

Sulla superficie esterna del Fuse, chiamata reticolo, avvengono corse clandestine di Gridlocking, una gara verrà fermata per il ritrovamento di un cadavere.

Un giallo fantascientifico dai toni classici del whodunit, che forse non è un genere pienamente idoneo per il mezzo del fumetto, per via del fatto che servono molte informazioni alla storia, che rendono la lettura più densa e a volte faticosa. Se questo per voi non è un difetto, o se non vi crea problemi, avete trovato una gran bel fumetto.

Importante è inquadrare la situazione sociale, come insegna Asimov. Nel Fuse c’è di tutto, e Antony Johnston ci narra con sapienza e furbizia la società del Fuse, grazie sopratutto al fatto che Dietrich, detto Marlene, è nuovo e gran parte gli viene detto per darci una visione completa e quasi onnisciente.

Questa forte componente sociale è il reale punto di forza di The Fuse, che più che un giallo deduttivo, fa sembrare la storia un trattato di sociologia, denso di dettagli e variazioni.

Il Fuse è formato da innumerevoli livelli, ognuno dei quali ha una posizione sociale, oltre che fisica. Potete trovare il livello dove vivono i più agiati, oppure quello dei tossici, ma i livelli non bastano a dividere estrazioni diverse, ci si mischia e ci si nasconde, perché il Fuse è al centro di una diatriba politica di natura indipendentista, qualcuno cospira per potersi emancipare dalla Terra. I due agenti e il loro caso sono l’espediente migliore per esplorare questo piccolo mondo spaziale e far intersecare fra loro tutte queste piccole realtà e troverete veramente di tutto. Ovviamente non si tratta di uno sfondo, ma di situazioni significanti per tutta la storia, che si regge su queste motivazioni.

Le qualità tecniche del giallo ci sono tutte e sono saldamente calibrate per far funzionare tutto, senza lasciare tutta questa esposizione inutilizzata. Non molti sanno che in gialli come questi, quindi con all’esordio la scoperta di un omicidio, alcuni narratori si concentrano su un’investigazione falsata, questo perché un’indagine sana si concentra sulla vittima per risolvere il caso, come è sensato che sia, mentre alcuni governano la direzione delle indagini portando l’acqua al proprio mulino. In The Fuse questo errore non avviene, scopriamo sempre di più della vittima, che non viene mai e poi mai abbandonata, finendo per conoscerla a fondo, apprezzare alcune sue doti, odiarla per alcuni difetti. Senza mai vederla in azione, ma mostrandoci indirettamente il vero personaggio, e questo vi assicuro che non è una cosa da tutti.

I disegni di Justin Greenwood sono spigolosi e decisi, il Fuse non è posto per pusillanime, ma per gente che possa resistere, se non combatti cadi nel baratro e il Fuse ti porta via la vita.


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