#saldapress / Witch Doctor, antibiotici per demoni

Vampiri, Zombie, licantropi, possessioni demoniache.
Per Brandon Seifert, autore di Witch Doctor, ciò che può rendere ancora paurosi questi mostri un filino “superati” è puntare su un altro tipo di paura.
Non tanto l’essere mangiati vivi, o inseguiti in un bosco di notte.
No, troppo scontato.
Ma la paura del contagio, quella fa ancora paura ad ogni novello ipocondriaco.
I demoni di Witch Doctor si comportano come virus, con un loro modus operandi e volontà di riproduzione, infettando non tanto i corpi, quanto gli animi.
E se il demone è un virus, è inutile chiamare Stephen Strange o John Costantine.
C’è bisogno di un dottore.
Sfacciato come Dottor House, ognisciente come Doctor Who o Rick Sancez, il dottor Vincent Morrow è una variazione molto originale nella variopinta lista di cacciatori di demoni del mondo letterario-fumettistico.
Fra sieri angelici e amuleti magici consegnati col tono da “ricordati di bere almeno due litri d’acqua al giorno” da medico di famiglia, è impossibile non provare subito simpatia per il medico stregone adorato da Robert Kirman.
Si, quel Kirman, quello di Invincible e The Walking dead, innamorato folle del lavoro di Brandon Seifert (testi) e Lukas Ketner (disegni), così tanto da decidere di inaugurare con questo la sua collana Skybound (e se questo è l’esordio, ci si aspetta grandi cose da questo catalogo).
Aiutato dall’assistente Eric Gast, tipico Watson di turno, e da Penny Dreadful, paziente-aiutante del dottore con poteri anestetici, il dottor Morrow caccia demoni ad Arkham, Oregon (Arkham era in Oregon???). E nel caso vi steste chiedendo se si tratta di quella Arkham, quella di Lovecraft, si, è proprio lei.
Di Lovecraftiano, nei toni, “Witch doctor” non ha nulla, ma le citazioni al pantheon del maestro di Providence sono moltissime. C’è anche un bizzarrissimo accostamento fra Dagon e il Mostro della Laguna nera (che della creatura del film ha praticamente solo il nome), ma che, in fin dei conti, è sensato.
Ma il punto forte della serie non sono le citazioni a Lovecraft (anche perchè è un autore che in questi anni sta venendo innegabilmente abusato, la maggior parte delle volte a sproposito, probabilmente più per attirare clienti che per vero amore per l’autore. Che poi, perchè improvvisamente a tutti piace Lovecraft?),
quanto appunto l’aspetto da medical-horror-comedy, che poi è quello preponderante.
Siamo di fronte a vere e proprie pseudopatologie (altro che pseudobiblia), in cui topos molto antichi (il classico Changeling irlandese, ad esempio), vengono riletti in chiave medica (o pseudo-tale), arrivando a invenzioni davvero particolari e intriganti. Ma certo non avremo paura di essere infettati, con un dottore tanto sopra le righe come il nostro protettore dottor Mollow.

Non siamo più in un’epoca di fate e di classici cacciatori di mostri. La loro essenza è stata spulciata fino in fondo dal mondo fumettistico, con vette altissime (Hellblazer, Hellboy, ma anche il nostro Dylan Dog) e spesso inarrivabili.
E’ ora dei cacciatori di mostri 2.0, sopra le righe, disinteressati, moderni, alla caccia di creature che non sono più leggende, quanto loro letture post-moderne.
Alle streghe siamo abituati, non ne abbiamo più paura. Ciò che vogliamo è tornare a stupirci.


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