#Sandman / Ramadan: le mille e una notte nelle terre del sogno.

Avrei potuto aspettare di recensire il volume in cui è stato inserito, ma no, Ramadan di Gaiman e P.C. Russell merita un trattamento speciale, separato dalle altre saghe e analizzato come un volume a sè.
Per festeggiare i 50 numeri della serie regolare del signore dei sogni, Gaiman pensò a qualcosa di speciale.
Una storia autoconclusiva, come molte altre nella serie, eppure così diversa e unica, così preziosa, mi viene da dire, da lasciare a bocca aperta anche dopo mille riletture.
Mi ricorda Cacciatori di sogni, graphic di Gaiman con le divine illustrazioni di un Yoshitaka Amano quanto mai camaleontico.
Me lo ricorda per il continuo stupore che le illustrazioni trasmettono, ma soprattutto per l’unicità, rispetto al normale setting occidentale tipico di Sandman, dell’ambientazione orientale.
Certo, in Ramadan si parla di medio oriente, e in Cacciatori di Sogni del Giappone medioevale, eppure sembra che lo stile di Gaiman trovi il suo apice nell’esotismo.


Spogliate dai perfetti meccanismi di causa-effetto che permeano la continuity delle vicende del signore dei sogni, queste storie così lontane, nel tempo e nello spazio, ci permettono di ammirare l’autore mentre muove i fili delle vicende con la magica semplicità che è il suo forte.
Quando lessi Ramadan per la prima volta, non avevo mai sentito parlare di P. Craig Russell.
E’ un autore schivo, che lavora in modo scostante per le majors.
Si trova a metà: troppo fumettoso per il fumetto d’autore, troppo raffinato per il fumetto mainstream. Ma credo sia una scelta di Russell stesso il trovarsi un pò in bilico fra le due, nonostante la sua prima storia illustrata fu comunque per Doctor Strange (storia in cui il suo tratto tipico è ancora completamente assente).
Il suo apice sono le trasposizioni fumettistiche delle grandi opere liriche (uno fra tutti il meraviglioso L’anello dei nibelunghi, fedelissimo adattamento della quadrilogia di Wagner a cui anche il Thor marvel deve moltissimo), a cui si è per molto tempo dedicato.
Le sue storie le rappresenta con un tratto magico, sinuoso, giocoso e fuori dal tempo, dai rimandi un pò art nouveau un pò orientaleggianti, che trova la sua ragion d’essere nello scenografare gli ambienti piuttosto che nel character design.
Il tutto con poche (ma studiate) linee, che a piacimento dell’artista diventano cornici per descrizioni dettagliate di edifici o solo accenni di paesaggio.
In Ramadan, storia ambientata nella Bagdad de Le mille e una notte, il duo Gaiman-Russell esplode.
I due sembrano adattarsi l’uno all’altro.
Lo scrittore con virtuosismi stilistici pomposi ma efficaci, il disegnatore con ghirigori di scalinate e paesaggi labirintici che traducono la prosa zeppa di suggestioni di Gaiman, per cui il racconto non è che una scusa per affacciarsi su mille mini-storie: la storia degli architetti del palazzo del re, delle sue concubine, dei prigionieri, delle uova di fenice, una nera una bianca, e della sfera dei jinn che si trova nella stanza più remota dei sotterranei.
Il re di Bagdad non sorride mai.

Sua moglie, le sue concubine, i suoi mille giocattoli cercano di tirarlo su. Ma non funziona nulla.
Solo un dono da parte del signore dei sogni potrà, dopo un sacrificio enorme, soddisfarlo.
Perchè Bagdad, la città delle città, la perla d’oriente, è meravigliosa, ma, come ogni cosa, prima o poi invecchierà e appassirà, come il regno dell’Ozymandias di Shelley citato nel finale.
C’è solo un modo per salvare una città di fiaba dall’oblio.


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