#SergioBonelli / Dylan Dog #375 – Nel Mistero di Sclavi, Stano e Niro

Fabrizio Mancini

Nel mistero segna il ritorno della coppia del primo Dylan Dog, ovvero Tiziano Sclavi e Angelo Stano, con l’aggiunta di Giovanna Niro ai colori.

L’uscita regolare in edicola è stata preceduta dal formato di pregio da libreria, presentato durante Lucca Comics di questo anno.
Un volume tanto atteso, da ogni lettore dell’indagatore dell’incubo, un volume che però, perlomeno questa è stata la mia sensazione, lascia insoddisfatti.

Parto da ciò che mi è piaciuto.Stano e Niro sono un’accoppiata che dire eccezionale è dire poco. Il tratto tradizionale di Stano, che però ha sperimentato qualcosa di nuovo per Dylan, unito ai colori modernissimi di Niro, creano un mix dal sapore nuovo e imprevedibile. Nessuna stonatura, tra i due stili, ma un armonia che riempie gli occhi.

L’effetto che dei colori pop su questo tratto, in una storia di Dylan Dog, mi sono parsi come una reale trasposizione a fumetti della filosofia visiva del grande Mario Bava, il maestro dell’horror, attivo dai primi anni ’60, che può essere considerato come grande influenza su Sclavi e Dylan.

I colori erano un vero e proprio marchio in alcuni dei suoi film, creando una sorta di nuovo espressionismo, e come funzionavano per lui, funzionano per Dylan Dog.

Per quanto riguarda la storia in sé, ho grosse perplessità. Brevemente Dylan si ritrova un senzatetto di nome Nemo, che lo allarma con terribili profezie di morte, mentre osserviamo un terribile assassino a lavoro. La presenza de La ballata della morte, vista la prima volta su Attraverso lo specchio, numero 10 di Dylan Dog, mette subito in chiaro le cose riguardo uno dei temi cardine di questo volume, la Morte, ribadita da un’altra citazione, quella del nome dell’assassino che combacia col nome di un altro terribile nemico, presente nel volume 83 dal titolo Doktor Terror.
Il volume però sembra un continuo rimbalzare Dylan tra strani eventi e omicidi impossibili da collegare, di cui alcuni non verrà nemmeno a conoscenza. Dylan è spesso vittima degli eventi, ma in questa storia è praticamente ininfluente. Il messaggio che Sclavi vuole dare diviene diretto nelle ultime tavole, dopo aver lasciato appunto nel mistero sia Dylan che il lettore. Proprio come la citazione alla famosa scena dell’aereo di Intrigo Internazionale di Hitchcock, con tanto di schianto dell’aereo, con la differenza che nel fumetto si scontra con una casa e non con una betoniera. Una citazione che richiama la stessa situazione in cui i due protagonisti vivevano, al centro di qualcosa di molto più grande di loro che non riescono a comprendere.

Purtroppo questo mistero non attecchisce, poiché non si crea suspance vera, per la mancanza di reali collegamenti, e quando dovrebbe arrivare la rivelazione, prevedibile fin dalle prime pagine, non c’è una effettiva dimostrazione di collegamento, proprio perché il collegamento è il non-collegato. Perché la vita è fatta di eventi slegati, e la morte è uno di questi. La vita, intesa a livello universale, sembra una vera corsa verso il nulla, verso un futuro fatto di oblio, che sembra chiederci il perché di tanti sforzi inutili. Questo albo ricalca tale significato, e proprio per questo non rende narrativamente.


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