#SergioBonelliEditore / Dylan Dog 371 e Dampyr 209 – Recensione

Mirko Tommasino

La Sergio Bonelli Editore propone, per la prima volta nella sua storia, un crossover tra i suoi personaggi: Dylan Dog e Dampyr. A differenza dei Team-up (già visti in passato sulle pagine della casa editrice milanese), un crossover è un evento che inizia su una testata e termina su un’altra, con conseguenze sulla continuity di entrambe.

Il colosso del fumetto italiano, con questa operazione ha strizzato l’occhio ad un format americano (comunissimo su testate Marvel e DC Comics), proponendo ai lettori un contenuto originale (per le pagine Bonelli) e una soluzione commerciale diversa dal solito, che prevede due copertine componibili per ogni albo. Per celebrare un evento così speciale in cui due mondi distinti collidono, anche gli autori della casa editrice si sono messi alla prova, collaborando tra loro con stili ed approcci molto differenti. Le storie di Dylan e quelle di Dampyr si muovono su binari narrativi molto diversi tra loro: cambia il tipo di protagonista, le varie tipologie di mostri e il “senso” di fondo di ogni storia, oltre alla modalità in cui essa viene raccontata. Insomma, non proprio una scelta così facile, far incontrare i due eroi.

Il crossover si apre sul numero 371 di Dylan Dog (Arriva il Dampyr), che propone due splendide copertine di Gigi Cavenago. L’inquilino di Craven Road si trova (suo malgrado) coinvolto in una storia molto più grande di lui, che vede tirato in ballo un certo John Ghost (“nuovo” antagonista di Dylan), in combutta con un Maestro della Notte, Lothbrok (vi dice qualcosa questo nome?) preso direttamente dall’universo dampyriano. La sensazione netta che si ha alla lettura è che, attraverso la personalità di Dylan, con i suoi punti di forza e le sue debolezze, Recchioni e Gualtieri abbiano contestualizzato Harlan Draka in una situazione fuori dalla sua comfort zone, costringendo quest’ultimo a non risolvere la disputa con il nemico di turno solo con le pallottole. In questo aspetto, appare chiaro che nessuno dei due protagonisti resta spettatore della vicenda: in particolare, sulle pagine di Dylan, quest’ultimo porta avanti la storia, chiedendo fiducia al Dampyr e alla sua squadra, facendo giocar loro una partita conosciuta, fuori casa, con nuove regole. Il primo tempo di questa storia, dunque, è prevalentemente introduttivo. Presenta ai lettori di Dylan Dog un personaggio (forse) a loro sconosciuto e immediatamente lo costringe ad utilizzare metodi non convenzionali. Invece di introdurre il nuovo attraverso immensi spiegoni, gli autori fanno parlare Harlan attraverso le azioni e le parole, sue e della sua squadra, senza dare nulla per scontato. I due eroi Bonelli non vanno d’accordo, hanno visioni diverse della vita (e della non vita), ma allo stesso tempo sono incuriositi l’uno dall’altro. La storia, che vanta i disegni di un ottimo Daniele Bigliardo, è inoltre sintesi di due modi di intendere l’horror: quello più gotico e romantico di Dylan e quello più d’azione di Dampyr, strettamente legato al reale.

Il punto di svolta nella trama a chiusura di capitolo costringe Dylan ad uscire dal suo contesto abituale (cosa non nuova per l’indagatore dell’incubo), accompagnato dal suo assistente Groucho, che fin da subito rende benissimo come collante tra i due personaggi principali, interagendo con la squadra del Dampyr in estrema scioltezza. Il lavoro di Boselli (padre del personaggio), rende estremamente leggibile ogni passaggio della storia, con tempi di lettura maggiormente dilatati rispetto alla prima parte. Introduce Dylan Dog nel mondo di Dampyr senza cerimonie particolari, proprio perché l’incontro vero e proprio è appena avvenuto. Se la prima parte della storia ha gettato le basi per lo sviluppo della stessa, nel numero 209 (L’indagatore dell’incubo – copertina doppia di Enea Riboldi) della testata lo sviluppo della storia procede dritto, con i disegni di Bruno Brindisi che vanno ad incastrarsi perfettamente con quelli di Bigliardo. Questa volta è Dylan a mettere in discussione sé stesso e le proprie regole, con fatica, diventando spettatore di una storia molto più grande di lui, relegando le proprie indagini ad una piccola (ma importantissima) parte dell’albo.

Senza fare spoiler, si può tranquillamente affermare che nessuno dei due personaggi è stato scritto in modo predominante, è un crossover paritario e, per questo motivo, godibile per chiunque, anche da chi non conosce una delle due testate. Una scelta vincente in casa Sergio Bonelli Editore, che schiera un team di eccellenze e produce due albi di alta fattura, che nell’insieme convincono senza esitazioni.

Far incontrare l’indagatore dell’incubo e Harlan è stata una scelta vincente? Si. Ci saranno altri crossover? Si spera di si, se questa è la qualità.


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