#SergioBonelliEditore / Dylan Dog #374 : La fine dell’oscurità

Fabrizio Mancini

Dylan Dog ha un compito, mostrarci gli incubi del mondo che ci circonda. Non parlo del personaggio in sé, ma dell’obiettivo delle sue storie.
Se il precedente volume, che ha visto il primo lavoro congiunto dei Paguri sulla testata Bonelli, sosteneva toni politici, qui ci spostiamo su di una tematica più sociologica.
Mauro Uzzeo e Giorgio Santucci sono sicuramente dei colossi del fumetto nostrano, e se dal secondo mi aspettavo esattamente la meraviglia che ho trovato, il primo mi ha stupito di più. Sono abituato a leggere altri generi di storie di Uzzeo, ignoravo mio malgrado la sua grande capacità di scrivere di incubi.
Insieme sembrano fatti proprio per Dylan Dog.

Le scelte di Uzzeo mostrano grande attenzione al mondo dell’orrore cultista. La frase scelta per richiamare sua divinità, Aletheia, è la stessa per richiamare Cthulhu del tanto caro a molti H.P. Lovecraft.
Mentre la scelta visiva della mano con l’occhio risale alla Mano di Fatima, un simbolo medio-orientale adottato anche dagli ebrei.

 

 

Ho pensato subito a questo confronto, ma non lo comprendevo poiché la Mano di Fatima è un simbolo benevolo, inoltre Aletheia è formato da infinite mani e occhi, poi ho semplicemente pensato alla simbologia interna della storia. Un essere dove dita e occhi coincidono, combacia spaventosamente con una allegoria dell’utente del web, dove usi solo, per l’appunto, solo dita e occhi, e gli utenti sono miliardi.

Il Dylan di Uzzeo/Santucci si fa cercatore di una verità pesante, un fardello che lo devasta. Santucci lo scolpisce, come se per lui il foglio fosse come un bianco marmo che nasconde un cuore nero, oscuro. E per quanto il risultato sembri duro e deciso, il suo tocco è suadente come una bella donna formosa.

Suadente come l’oscurità che risiede nell’internet, che seduce i più sciocchi e facendo sprofondare il popolo in un nuovo medioevo, li lega a sé con i lunghi cavi da cui non possono più staccarsi, altrimenti sarà come essere morti. Tiene loro in vita, la nuova vita digitale, ma gli fornisce una verità per controllarli. Perché non c’è più una normale distinzione tra falso e vero quando anche i fatti sono discutibili o falsificabili, e quindi sceglieranno la verità che sentono loro, dettata a loro insaputa dall’infelicità. Ma il malcontento è come un virus, che se non viene curato diventa odio. È così che vengono scelte le verità, persone scontente che trovano forza nell’odiare chi è diverso da loro, chi non appartiene alla loro razza, ceto sociale oppure orientamento sessuale. E quando provi a fargli capire come stanno le cose ti danno del buonista, perché purtroppo capiscono solo il loro stesso linguaggio, appunto l’odio, e tutto finisce in un’apocalisse.

Nessuno in realtà sembra trovare la risposta risolutiva all’eterno scontro tra queste verità, o forse la verità è nel mezzo, e in mezzo c’è Aletheia, e se questa divinità rappresenta l’utente il messaggio significa che la verità risiede nell’utente, che se solo volesse potrebbe svelare a se stesso la verità.

Sembra quasi che ci stiano dicendo che abbiamo un grande potere per le mani, ma che come sempre lo usiamo per fare del male.

Dylan si scontra contro tutto questo, riesce a vederne molto, ma non a comprendere del tutto il suo significato, come quasi tutte le persone che usano internet, che credono fermamente nella loro verità, ma non vedono che non ne esiste più una sola. Dylan insegue la verità univoca, non riesce ad accettare tutto quello che scopre, finché non sceglie.

Ho provato a dare il mio significato a questa storia, che forse non combacerà con quello di altri, o magari addirittura con quello dei suoi autori, ma è questo il bello delle storie, sono fatti che portano più verità e ognuno ci vede la sua.


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