#SergioBonelliEditore / Dylan Dog “Old Boy” 30: Oltre i confini della realtà – Recensione

Luigi De Meo
Dylan Dog Old Boy nasce dalla necessità di creare una continuità tra vecchia e nuova gestione della testata dell’Indagatore dell’Incubo. In queste storie fuori collana, disegnate dai nomi storici della testata (come Montanari&Graziani, Piccato e Martusciello) il rilancio non è mai avvenuto: Bloch è ancora ispettore di Scotland Yard (affiancato dal fido Jenkins) per esempio. Oltre i confini della realtà è un Old Boy che potremmo definire anomalo: invece di una raccolta di storie abbiamo un unica avventura divisa in tre parti, di 292 pagine, e i “Golden Twins” Montanari&Grassiani sono affiancati da altre due penne: Valeri nella seconda parte (bellissima la sua splash page a pagina 154) e LoPresti. La sceneggiatura dell’albo è invece di un altra “penna nobile” di casa Bonelli: Luigi Mignacco, che ha fatto un grande lavoro di scrittura introducendo vecchi personaggi nella storia e dando un grande risalto a Bloch. La copertina infine è di Andrea Accardi, che si affida a colori lividi (un gran bel viola) e ad un tema classico di DyD: il rapporto tra Dylan e la Morte.
Proprio Bloch e da una sua richiesta molto particolare a Dylan la vicenda prende il suo avvio: c’è da fermare un assassino, un cannibale che uccide giovani donne dopo averle torturate e stuprate. Il problema è che le giovani donne sono prostitute e l’uomo in questione è il figlio di un Pari d’Inghilterra con amicizie influenti. Un potente insomma, che sfoga i suoi istinti sicuro dell’impunità. I vincoli della legge impediscono a Bloch di arrestarlo. Assieme a Dylan irrompono nel castello del Lord e illegalmente fermano l’orrore, ma questo costa all’ispettore il suo distintivo. Costretto ad andare in pensione decide di trascorrere il suo ultimo turno per strada, come uno sbirro qualsiasi. E mentre rincorre uno scippatore rimane ucciso in servizio. Dylan perde un padre, e disperato chiede aiuto alla sua unica amica: La Morte. La Grande Consolatrice sigla un patto con Dylan, uccidendolo in un banale incidente stradale e facendogli prendere il posto dell’Ispettore nel regno dei morti.
Questa introduzione alla storia, basata su un cliché vecchio come il mondo (il poliziotto morto alla soglia della pensione) fa da incipit ad una delle storie più belle e delicate dell’indagatore dell’Incubo. La morte, in DyD, non è mai davvero il punto finale e, come nella vita reale, dopo il funerale, dopo il dolore dei pochi amici e il pianto delle tante amanti passate (e se osservate i disegni le riconoscete tutte), dopo l’orazione funebre di Bloch la vita continua.
Ma come? Un what if che rattrista e incuriosisce a un tempo perché se come detto la vita continua, sembra che dalla morte di Dylan tutto sia congelato in un attimo doloroso: Groucho di fronte alla barzelletta finale non ha più la forza di parlare, Bloch cerca di sostituire il suo “figlio adottivo” come Indagatore dell’incubo (in un assurdo tentativo di continuità) e Lord Wells e la Trekolvski cercano ognuno nel proprio campo di contattare l’amico trapassato per riportarlo a casa e capire cosa si è rotto nelle loro vite e cosa c’è di così sbagliato in questa morte. Perché c’è qualcosa di sbagliato in questo assurdo patto con la Morte. E nell’aldilà Dylan è l’unica anima che non ha la benedizione (o la maledizione) dell’eterno oblio. Un anima diversa e speciale per gli altri trapassati, diversa e pericolosa per chi gestisce gli Inferni: il Burocrate con due volti vuole che Dylan si arrenda all’oblio e gli scatena contro la gendarmeria infernale. Mentre i suoi amici nel mondo dei vivi vagano alla ricerca di un senso Dylan fa lo stesso tra gli infiniti inferni, in una progressione in cui incontra anime legate al suo passato e ai suoi più grandi rimpianti. Cominciando da un vecchio amore: Bree Daniels guida un taxi lungo una strada di campagna dove nessuno la ferma mai. La donna non ricorda niente della sua storia con Dylan, eppure lo aiuta e sente che quello sconosciuto ancora legato alla vita terrena è speciale. Non speciale per le anime e l’Inferno in generale ma per lei.
L’amicizia segue naturalmente l’amore e qui si compie il miracolo di questo Old Boy. Dylan attraversa una porta e si ritrova in una Londra degli anni ’20 senza suoni e in bianco e nero. Una città felice e serena, un piccolo paradiso insomma. Il paradiso di un amico perduto: Johnny Freak. È difficile descrivere per un “vecchio” lettore di DyD cosa scateni a livello emotivo l’abbraccio tra Dylan e Jhonny, un Jhonny ben saldo sulle sue gambe, sorridente e abbigliato come un vero damerino con tanto di bombetta e bastone da passeggio. Sì, il Paradiso dei Freak esiste. Ed è bellissimo nel suo poetico silenzio.
Saldando ancora di più il legame oltre la morte tra i due a salvare l’indagatore dell’Incubo dalla cattura è un personaggio che non rappresenta solo un rimpianto e una sconfitta per Dylan ma anche per lo stesso Bloch: Virgil, il figlio dell’Ispettore morto nel disperato tentativo di sentire l’amore di suo padre. Un cerchio di anime legate tra loro che non poteva concludersi che con Lillie Connoly. Un incontro fugace, appena accennato eppure fondamentale per la trama, come fugace ma importantissima è stata la loro storia d’amore per la psicologia e la profondità dell’indagatore dell’incubo.
Un albo bello e delicato come raramente se ne vedono negli ultimi anni per la testata Bonelli ma che proprio nel suo momento più alto e quando la storia si fa più serrata si conclude in maniera circolare e con un escamotage stilistico che lascia interdetto il lettore. Possibile che debba finire così? Prima delle ultime cinque pagine si ha la sensazione che la storia possa svilupparsi non sule effettive 292 pagine ma addirittura su 350, e invece viene troncata sul più bello, non dico deludendo il lettore ma lasciandolo con un senso di incompiuto.
Quello che rimane una volta chiuso questa “storia da ombrellone che ti rimane in testa” (Recchioni dixit) è un senso di delicatezza e dolcezza verso i personaggi e verso Dylan e Bloch, adatto sopratutto ai lettori old school ma che attirerà di sicuro più nuovi lettori del contemporaneo Dylan Dog 370 – Il Terrore.

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