#SergioBonelliEditore / Il DYLAN DOG di Tiziano Sclavi: GOLCONDA!

Filippo Garofalo

Secondo appuntamento con la rubrica dedicata all’Indagatore dell’Incubo. Ricordo che questo spazio non vuole avere la presunzione di recensire e proporre un’analisi in pieno stile De Sanctis, ma semplicemente essere una scoperta personale di Dylan Dog avvenuta, ahimè, molto tardi. Il mese di giugno ci ha regalato GOLCONDA!, la seconda storia di questa edizione, firmata Tiziano Sclavi e Luigi Piccatto, per la copertina di Gigi Cavenago. La storia debuttò sul n.41 della serie regolare di Dylan Dog.

Vi sentite osservati? Bravi.

Dopo qualche ricerca, forniamo intanto qualche nozione sul titolo. Cos’è Golconda? Il nome richiama due riferimenti.

Golconda come città in rovina dell’India centro meridionale, celebre per la sua spropositata ricchezza di diamanti. Per anni e anni divenne uno dei principali centri per il commercio diamantifero.

Golconde come dipinto del pittore belga Renè Magritte, uno dei più celebri esponenti dell’illusionismo onirico. Giocando con il surrealismo e l’elemento astratto propone delle situazioni semplicemente assurde ed inconsuete, come d’altronde lo è la storia stessa. Un perfetto connubbio tra due arti. Se nella rappresentazione su tela si nutrono dei dubbi sull’effettiva ascesa o discesa degli uomini in bombetta, l’albo ci risolve l’enigma facendoli risorgere da sotto terra, come moderni zombie.

GOLCONDA! mi ha molto incuriosito e, giunto all’ultima pagina non capivo bene se fossi confuso da quel che avessi visto o se semplicemente fossi divertito dalla vena un po’ sadica ed ironica presente nell’albo (la seconda!). Partendo dall’inizio. Una cifra di un numero telefonico sbagliata e potreste ritrovarvi a conversare con il Demonio. Il vero messaggio della storia è questo: se dovete prendere un numero, almeno fatelo bene! Dopo di chè GOLCONDA! diventa una storia ancora più surreale e bizarra. C’è del sangue, ci sono delle vittime è vero, ma lo splatter non riesce proprio ad essere preso sul serio. Diventa un susseguirsi di avvenimenti fuori dal comune, molto estremi, che vengono tranquillamente accettati dal lettore. Qualcuno potrebbe dire che con Dylan Dog questa sia solo normale amministrazione, ma essendo il sottoscritto un novellino del personaggio, direi che mi è lecito essere stupito un pelo più del dovuto.

Poi c’è Groucho. Rincara la dose, attraverso un’ingente quantità di comicità, potenzialmente fastidiosa. La sua completa e quasi irritante scioltezza di fronte a situazioni spaventose e/o moderatamente rischiose rilassa molto l’atmosfera oscura e tenebrosa che circonda la vicenda.

Ad aggiungersi vi è anche l’assurda ed ironica presenza demoniaca che regala un espediente perfetto per intraprendere un viaggio inaspettatamente lungo. Dall’Inghilterra fino in India, l’investigatore e la sua Dylan Girl arriveranno dritti dritti al centro della Terra per risorgere e compiere l’atto finale per la risoluzione della piaga ultraterrena abbattutasi su Londra.

Le storie di Sclavi contengono un simbolismo ricercato e non sempre a colpo d’occhio. Forse è questo uno degli aspetti più affascinanti delle storie lette finora. I messaggi velati, insieme ad un citazionismo selettivo e mirato, rendono l’albo un’opera ancora più misteriosa e complessa. Di questa architettura, si fanno portatori anche i disegni puliti ed inquietanti di Piccatto. Riesce, con il suo tratto, a rappresentare la perfetta commistione dell’elemento tragicomico.  Le chiavi di lettura sono molteplici e questo, almeno al sottoscritto, non può che far venire voglia di tentare di scoprirle tutte.

Detto ciò, si conclude questo secondo incontro con Dylan… sempre più intrigante.

 

Al prossimo appuntamento con JOHNNY FREAK!


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